Lunedì 9 novembre si è spento a Pisa, all’età di 73 anni, il professor Marco Santagata, grande scrittore e critico della letteratura. Se ne è andato dopo una lunga malattia oncologica, irreparabilmente pregiudicata dall’infezione di Covid-19, che non gli ha lasciato scampo. Santagata può essere definito a pieno titolo un intellettuale poliedrico: docente all’Università di Pisa e studioso di letteratura italiana, all’attività di storico e di critico affiancava anche quella di romanziere. Ma Santagata è stato prima di tutto un grandissimo amante di Dante e Petrarca, ai quali ha dedicato la maggior parte dei suoi studi.

Sono giorni dolorosi per la dantistica. Il professor Santagata, infatti, non si limitava soltanto ad un’analisi critica del corpus del sommo poeta, ma lo inglobava affettuosamente anche nella sua attività narrativa. Come donna innamorata, finalista al Premio Strega nel 2015, è un romanzo ”dantesco” che tenta di diffondere nell’opinione comune un’immagine diversa di Dante: un Dante meno altezzoso e più umano, molto più simile a ciascuno di noi. Si tratta di un ritratto intimo e biografico del poeta, che viene descritto nella semplice quotidianità della vita. Un libro che, specialmente in questo momento, nell’anno delle celebrazioni in onore dell’autore della Commedia, meriterebbe di essere (ri)letto.

Un approccio, ma soprattutto una passione simile, sono stati riservati da Santagata anche ad un altro grande poeta, l’italiano Francesco Petrarca. Anche costui viene fatto “scendere dal piedistallo” dell’intellettuale elitario, per essere dipinto semplicemente come un uomo comune: un signore anziano e fragile, soggetto, come tutti, alla corruttibilità del corpo.

Insomma, quello di Santagata non voleva essere un approccio meramente intellettuale. Il suo scopo era quello di restituire Dante, Petrarca e tutti i poeti che hanno colorato la sua esistenza, alla vita frugale del popolo comune. Una vita che accomuna tutti, persino i più grandi pensatori della storia.

Il primo aggettivo che sorge spontaneo, nel cercare di definire Marco Santagata, è senz’altro poliedrico. Marco non si è mai voluto inserire nella schiera degli studiosi che separavano nettamente la loro attività di ricerca da quella legata alla didattica. […] Ha sempre considerato l’accademia un luogo di confronto, spesso di battaglie, sempre all’insegna del rinnovamento e dell’apertura, mai della conservazione fine a sé stessa. Per questo ha aperto strade in territori inesplorati, non solo nell’ambito dell’italianistica.

(Alberto Casadei)

Grazie al suo meticoloso operato e alla vastità dei suoi scritti, Marco Santagata è senza dubbio riuscito a sconfiggere le tenebre dell’oblio: un maestro che certo non c’è più, eppure che rimarrà per sempre.

 

 

FONTI

unipi.it

repubblica.it

ilfattoquotidiano.it

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