Nyiragongo è il nome di quel vulcano africano conosciuto per essere tra i più attivi al mondo. Si trova nella Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire), a circa venti chilometri a nord della città di Goma e del Lago Kivu, a poca distanza dal confine con il Ruanda. Si colloca esattamente all’interno del parco Nazionale Virunga e fa parte della catena dei Monti Virunga, situati sul lato occidentale della Rift Valley.

Nyiragongo: le caratteristiche intrinseche 

Nyiragongo

Il cratere principale del Nyiragongo ha un’altitudine massima di 3.470 metri s.l.m e normalmente conti. Oltre ad essere tra i più attivi,  il vulcano Nyiragongo è anche considerato come uno tra i più pericolosi. Le cause principali sono legate alle sue caratteristiche intrinseche: l’insolita fluidità della sua lava, che dà luogo a colate estremamente rapide e la grande variabilità del livello del suo lago di lava. A ciò si aggiungono le emissioni massicce di gas, come biossido di zolfo e anidride carbonica nelle sue prossimità. E in più per la vicinanza di Nyiragongo alla città di Goma.

Nyiragongo: l’eruzione del 2002

Nel 2002 il vulcano Nyiragongo si trovava in uno stato particolarmente agitato. Nel giro di poco tempo il mondo intero fu spettatore di un eruzione devastante, che causò centina di morti e migliaia di sfollati. In quel misfatto il vulcano Nyiragongo produsse un fiume di lava che scese rapido lungo i fianchi del vulcano. Si diresse verso la città di Goma, al confine tra la Repubblica Democratica del Congo e il Ruanda. La conta imprecisa delle vittime racconta di 250 morti, col 20% della città distrutta e centinaia di migliaia di persone costrette a fuggire.Nyiragongo

Il ritorno alla normalità è stato lento e oggi, come spesso accade, sembra che quasi nessuno si ricordi più del Nyiragongo e del pericolo che rappresenta, almeno a giudicare dall’incremento della popolazione che vive attorno al vulcano, circa un milione e mezzo di persone, più del doppio di quanti vi abitavano nel 2002.

Il rischio è ancora massimo

Secondo Dario Tedesco, vulcanologo dell’Università Luigi Vanvitelli di Caserta, nel corso degli ultimi anni la situazione è ancora critica. Si sono create delle nuove condizioni che potrebbero portare a un disastro più grave di quello passato. Secondo la campagna di ricerca condotta nel 2002 dal team di Caserta il rischio è a oggi ancora massimo. Lo studio, avvenuto nel cratere del vulcano Nyiragongo, ha mostrato un continuo innalzamento dei livelli di lava permanente. La causa si è riscontrata nell’emissione continua di gas caldissimi.

Questo può far sì che la lava riesca a fondere le pareti del cratere e a riversarsi senza preavviso nella pianura sottostante. Stando ai rilievi e alle proiezioni sulla base dei dati attuali, il massimo rischio si raggiungerà tra circa quattro anni, ma un’eruzione potrebbe essere innescata in un qualsiasi momento da un terremoto. La valutazione di Tedesco è che questo, al momento, “è il vulcano più pericoloso al mondo“.

Il fiume di lava del vulcano Nyiragongo

Gli studi di Dario Tedesco sul vulcano Nyiragongo sono iniziati dalla metà degli anni Novanta. Un periodo particolare per il vicino Stato del Ruanda: si stava consumando una guerra civile e etnica. Gran parte della popolazione dei Tutsi fu costretta a fuggire verso i confini, e ciò causa un aumentato della popolazione di Goma. Le Nazioni Unite hanno chiesto il suo parere sui pericoli del vulcano e così, da allora, ha monitorato senza sosta gli stati d’animo del Nyiragongo, proprio negli anni che precedettero l’eruzione del 2002. E i parallelismi che vi sono oggi con quel che accadde allora sono impressionanti.

L’evento del 2002 iniziò dopo che un terremoto aprì delle fessure nel fianco meridionale del vulcano: il lago di lava, largo duecento metri, il più grande del mondo, si svuotò in poche ore, rilasciando lava molto fluida che scorreva verso valle a sessanta chilometri all’ora. La lava, raggiunta Goma, si è accumulata in strati alti anche due metri, creando infine un delta largo 800 metri che sfociava nel vicino lago Kivu. Quando le fessure si sono ostruite e richiuse, la lava ha di nuovo iniziato a ribollire e a riempire il lago del cratere, esattamente come prima del terremoto. L’afflusso di lava nel lago ha poi subito un’accelerazione nel 2016, quando un nuovo sfiato ha permesso la risalita di altro gas e lava.

Una situazione “ancora instabile”

Lo scorso febbraio, durante la più recente ispezione di Dario Tedesco e dei suoi colleghi  si è scoperto che il livello del lago di lava si sta alzando più velocemente che mai, col nuovo sfiato che immette circa quattro metri cubi di lava al secondo, sufficienti per riempire una piscina olimpionica ogni dieci minuti. E secondo quanto afferma Katcho Karume, direttore generale del del Goma Volcano Observatory (GVO): “più il volume aumenta, più aumentano le possibilità di un’eruzione su Goma“.

Lo studio sull’attività recente del Nyiragongo, coordinato dal geofisico Pierre-Yves Burgi dell’Università di Ginevra, rivela che la pressione esercitata dalla lava sulle pareti interne del cratere è attualmente di circa venti atmosfere: è cioè arrivata ben oltre la resistenza meccanica dei fianchi rocciosi del vulcano. Secondo Burgi “la situazione è dunque instabile. Il pericolo che un tremore apra una nuova fessura è molto alto“. A ciò si aggiunge una situazione critica dal punto di vista politico e della sicurezza. Per ora è praticamente impossibile raggiungere il Nyiragongo via terra per ulteriori studi sullo stato del vulcano.