Nessuno verrà denunciato se scenderà in piazza urlando che la famiglia tradizionale è formata da un uomo e una donna. Se questa è la preoccupazione principale si può stare tranquilli.

Mai come in questo momento l’Italia è vicina al passaggio definitivo di una legge contro l’omo/lesbo/transfobia, quella a firma del deputato Zan. L’intento è mantenere pressoché identico l’impianto della legge, la maggioranza infatti ha trovato da tempo l’accordo e i numeri alla Camera dovrebbero offrire ampie garanzie (Italia Viva, PD, M5S e LeU). Il provvedimento parla di “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi legati al sesso, al genere, all’orientamento sessuale, all’identità di genere e alla disabilità”. L’ultima categoria è stata aggiunta in corso d’opera, la disabilità infatti non era stata inserita all’interno della proposta originaria.

Il vuoto legislativo in Italia dura dal 1996, anno in cui Nichi Vendola fece il primo tentativo per introdurre una legge contro l’omofobia. In Italia una legge del genere serve, qui i dati raccolti da Arcigay in un censimento dell’ultimo anno. Il dato fa riferimento agli episodi Lgbtq-fobia avvenuti in Italia nel corso dell’ultimo anno: centotrentotto, con una percentuale maggiore nel nord Italia. Trattandosi solo dei casi segnalati, è lecito pensare che in realtà il numero possa essere molto più alto: una legge sul tema è necessaria.

La proposta

La proposta di legge prevede la modifica agli articoli 604 – bis e 604 – ter del codice penale per quanto riguarda violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere, a cui si aggiungono anche motivi riconducibili alla disabilità (articolo 1).

Si istituirebbe inoltre una giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, misure per la prevenzione e sostegno alle vittime (articoli 5, 6 e 7). La giornata in questione sarebbe il 17 maggio, questo perché in quella stessa data nel 1990 l’OMS ha rimosso l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali.

Il terzo articolo andrebbe a modificare la legge Mancino attualmente in vigore (dal 1993), al momento incentrata sulla discriminazione razziale, etnica e religiosa. Si aggiungerebbero dunque i motivi fondati sull’orientamento sessuale e la disabilità, con reclusioni dai 6 mesi ai 4 anni per chi commette o incita violenza.

In relazione all’articolo 1 sono stati inserite aggiunte che forniscono definizioni chiare ed inattaccabili di sesso, genere, orientamento sessuale e identità di genere.

Si specifica che il sesso può essere biologico o anagrafico. Con il termine genere si intende “qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso”. Orientamento sessuale indica “attrazione sessuale o affettiva nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso o di entrambi i sessi”. Identità di genere infine delinea “identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione”.

La legge sarà tra le più moderne d’Europa. L’Italia era al 35esimo posto in Europa per accettazione sociale lgbt. Si tratta di un ampio strumento contro le discriminazioni e le violenze” – così ne parla il deputato Alessandro Zan (PD), tra i principali promotori della riforma. “A chi dice che questa legge è liberticida, è stato ribadito quel che è già chiaro nella giurisprudenza. “Si è liberi di esprimere il proprio pensiero, ma non si è mai liberi di odiare” – fa eco Monica Cirinnà, promotrice della legge per le Unioni Civili.

L’opposizione urla alla deriva liberticida

L’opposizione non manca e il loro vero cavallo di battaglia sul tema è legato alla libertà d’opinione, diritto che secondo alcuni esponenti di Fratelli d’Italia e Lega includerebbe quello alla discriminazione. È intorno a questo punto che si è svolta una parte del dibattito parlamentare in aula pochi giorni fa, dimostrando la pochezza degli elementi contrari a questa legge.

L’attuale articolo 3 della legge infatti mette al riparo da ogni possibile deriva liberticida: “ai sensi della presente legge, restano salve la libera espressione di convincimenti od opinione nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla liberà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”. Come spesso succede, a molti sfugge il limite tra espressione di opinioni e discriminazione pura e semplice.

Non manca il parere contrario di numerose associazioni a tutela della famiglia tradizionale: oltre a mettere a rischio la libertà educativa dei genitori fanno notare (attraverso una serie di comunicati) come “lo scopo di favorire l’ideologia gender, che nega la dimensione sessuata dell’essere umano e considera la naturale differenza fra uomo e donna una mera costruzione sociale”.

A sostegno del fronte cattolico una parte del centro destra. L’esponente della Lega Alessandro Pagano già nei mesi scorsi si era reso protagonista di (discutibili) idee. A suo parere infatti le lobby Lgbt in Italia “vogliono imporre un pensiero unico che metta al bando la famiglia tradizionale e gli eterosessuali”. Durante la discussione parlamentare si è cimentato nell’improvvisazione di una lista di casi in cui si rischierebbe l’incriminazione per omofobia. “All’asilo ti opponi perché a tuo figlio non vengano propinate le favole arcobaleno e le drag queen? Omofobia, quindi indagato, forse anche condannato”. L’elenco purtroppo proseguirebbe. Di parere opposto Bartolozzi, esponente di Forza Italia, che sottolinea la spaccatura interna al centro destra: “E’ una legge giusta, nulla a che vedere con la limitazione della libertà di pensiero”.