Il 24 Febbraio 2017, alla giovanissima età di 29 anni, Ren Hang si è suicidato. Il primo ad aver dato la notizia è stato l’editore Pierre Bessard, dimostrandosi incredulo davanti a tale avvenimento. Dopo più tre anni dalla sua scomparsa, la Fondazione Sozzani di Milano ospiterà, fino al 29 Novembre, una mostra dedicata totalmente all’artista.

Chi era Ren Hang?

L’arte non era né un sogno né un programma nella vita di Ren. Dopo aver passato alcuni anni a studiare marketing però, l’artista capì che quella non era la sua strada. I primi scatti furono totalmente occasionali e avvennero nel 2008, quando Ren decise di immortalare il suo compagno di stanza nudo. Si trovava a suo agio, e così decise di andare avanti con altri suoi amici come modelli.

È proprio questo, infatti, il tratto distintivo del fotografo: corpi colti nella loro intimità più profonda, nella loro nudità. Ren era felice quando scattava, si sentiva vivo e appagato. Questo stesso sentimento, però, col tempo venne meno. Ren Hang si tolse la vita e tutti i giornali parlarono di depressione.

La vita non sarà mai quella che vorresti. Proprio come quando vuoi fumare ma non hai sigarette. Quando hai le sigarette non hai l’accendino. Quando hai l’accendino non hai il fuoco. Quando hai il fuoco non vuoi fumare.

La nudità delle sue fotografie

Quel suo talento sfacciato e innovativo, l’artista se lo portava addosso con grande leggerezza, dichiarando a più riprese di fare semplicemente ciò che gli veniva naturale. Nel corso degli anni i suoi corpi nudi hanno fatto parecchio scandalo. Tuttavia, sebbene da un lato siano ritratti ossessivamente e senza traccia di pudore, dall’altro si vedono bene l’ironia e la gentilezza, così da trasformare l’osceno in un gioco più elegante, in una piccola meraviglia.

Alla Fondazione Sozzani, infatti, lo spettatore si trova catapultato in un mix di sensazioni: imbarazzo, fascino, disgusto. E se queste sono le premesse in un Paese democratico come l’Italia, si pensi in Cina come deve essere stato. Lì il suo lavoro cadde spesso sotto la tagliola della censura, tra polemiche, denunce e persino arresti.

Gli scatti di Hang, sospesi tra classicismo formale ed erotismo esplicito, sono strani magneti luminosi. All’interno delle fotografie prendono posto più soggetti: rettili, oggetti, ali, orizzonti, incastri, sovrapposizioni, uomini, donne, piante e volatili. La nudità diventa così una dimensione necessaria.

Sento la reale esistenza delle persone attraverso i loro corpi nudi.

Come avvenivano i diversi scatti?

Per Ren era totalmente naturale ritrarre i suoi modelli, i suoi amici e, ultimamente, i suoi fan. Erano tutti completamente nudi, preferibilmente all’aperto, sugli alberi o sui vertiginosi tetti di Pechino. Le scenografie erano diverse. Alle volte impilati come mattoni, con le teste dentro sacchi di plastica o con fiori e fili del telefono che spuntano dagli orifizi del corpo. Insomma, in qualsiasi modo gli venisse in mente.

Davanti a tali scatti, è lecito chiedersi se ci fosse un qualche interesse da parte del fotografo. Ren, tuttavia, ha negato di avere un interesse di tipo sessuale, come si può notare dalla netta freddezza con cui fotografava persino gli elementi più estremi: l’urina o gli oggetti inseriti nei corpi. In un’intervista del 2013 concessa alla rivista VICE, Ren ha risposto:

Non sono solo i piselli a interessarmi; mi piace ritrarre ogni organo in modo fresco, vivido ed emozionale.

Nella stessa intervista, Hang ha anche dichiarato che il genere non gli interessa quando lavora, ma solo quando fa sesso, ponendosi molto all’avanguardia in termini di parità di genere.

Ed oggi?

Nonostante la scomparsa prematura, Hang è riuscito a farsi conoscere in tutto il mondo. I giovani fan visitano tuttora con passione il suo sito e i suoi account FacebookInstagram e Flickr.

Le sue fotografie, tutte realizzate su pellicola, sono state protagoniste di oltre venti esposizioni personali e settanta collettive in soli sei anni di carriera. Tutte in diverse città come Tokyo, Atene, Parigi, New York, Copenaghen, Francoforte, Vienna e persino Pechino.

Per chi capitasse in Corso Como a Milano e non sapesse che fare, la Fondazione Sozzani è un’ottima opzione per conoscere meglio questo grande artista.

La mostra è aperta tutti i giorni, dalle 11.00 alle 20.00.

Ingresso € 6,00
Ridotto 3 € (6-26 anni)


FONTI:

artribune.com