Giovani e agricoltura, un connubio che, ormai da anni, sembra sempre più inossidabile. Dopo decenni, specialmente negli anni Ottanta e Novanta, di abbandono delle campagne e delle montagne del Belpaese, i dati della Coldiretti inerenti al 2019 sono decisamente incoraggianti e testimoniano un profondo cambio di trend. Lentamente si assiste ad un costante ritorno alla terra, ai campi e ai prodotti agricoli, tanto da poter parlare di una rinascita green nazionale.

Tra tutte le aziende agricole italiane, infatti, sono ben 56.000 quelle guidate da imprenditori under 35, numeri che permettono all’Italia di detenere il primato comunitario nel settore. Si tratta di un incoraggiante aumento del 12% negli ultimi cinque anni, e i dati, pandemia permettendo, sono destinati a salire stabilmente. Il maggior numero di imprese agricole a guida giovane si trovano al Sud, specialmente in Sicilia, Campania e Puglia, con circa 3.000 imprese ciascuna. Anche grazie alla riscoperta dell’agricoltura da parte delle nuove generazioni, inoltre, l’Italia può vantare un ulteriore grande traguardo rispetto agli altri paesi europei: con circa 300 prodotti certificati DOP\IGP\STG e 415 vini DOC\DOCG, la produzione agricola alimentare italiana rappresenta una delle maggiori eccellenze mondiali nel settore.

La scoperta degli imprenditori agricoli under 35

Le aziende “a guida giovane” sono, generalmente, modelli positivi e innovativi di business, vere e proprie scommesse vinte. I dati, difatti, ci dicono che queste sono in media più grandi del 54% rispetto alle altre imprese, hanno un fatturato più alto del 75% e occupano il 50% dei dipendenti in più. Una vera e propria fonte di guadagno sia per l’imprenditore che per il territorio e le comunità che lo abitano. Molti di questi risultati non sono figli della semplice riscoperta delle tradizioni e delle conoscenze del passato, bensì di un utilizzo responsabile di questa cultura contadina unita con le più recenti innovazioni alimentari, tecnologiche e imprenditoriali.

Circa il 50% degli imprenditori agricoli under 35 sono laureati e molti sono neo-imprenditori che quindi, non avendo ereditato l’attività, hanno deciso di entrare in questo business senza alcuna conoscenza pregressa. Tutto questo ha favorito uno sviluppo dell’innovazione in questo campo, tanto che 7 imprese su 10 si occupano di attività non strettamente tradizionali: dalla riscoperta di particolari prodotti agricoli da tempo abbandonati o poco sfruttati, all’eco-turismo, le fattorie didattiche e il biologico.

I risultati sono decisamente incoraggianti, tanto che quasi l’80% degli imprenditori si dice soddisfatto della propria scelta lavorativa, non un dato riscontrabile in ogni ambito. Le scuole superiori di agraria, così come le lauree inerenti, hanno visto in questi anni un aumento importante degli iscritti e anche le famiglie si dicono perlopiù contente di un futuro agricolo per i propri figli. Un ulteriore dato fondamentale riguarda la quota di imprenditrici attive in questo campo, che sfiora il 30% dei lavoratori totali. Siamo indubbiamente sulla strada giusta.

Il problema dell’eccessivo disboscamento

Questo sviluppo delle attività agroalimentari in tutto il territorio italiano porta alla luce una problematica che sembrava ormai scomparsa: come trovare terreni disponibili per lo sfruttamento agricolo senza ridurre eccessivamente le risorse boschive? La superficie forestale italiana, che sino agli anni Novanta sembrava destinata a ridursi talmente da dissolversi inesorabilmente, è cresciuta più che in ogni altro stato d’Europa, tanto da rappresentare oggi il 36% della superficie totale italiana. Complice, infatti, l’abbandono delle campagne per le città, molti terreni alpini e appenninici, un tempo coltivati o utilizzati per l’allevamento, sono rimasti abbandonati al servizio della natura che li ha inglobati rapidamente. Una sfida per gli organi competenti è dunque, oggi, quella di favorire il recupero di tali terre senza però causare un disboscamento eccessivo che possa andare a influire negativamente su flora e fauna.

Se da una parte la crescita dei boschi e delle aree incolte può rappresentare un beneficio per la qualità dell’aria e della vita degli animali selvatici, dall’altra favorisce smottamenti, frane e ulteriori disagi per le attività umane. È auspicabile, quindi, una riscoperta del territorio che, in ottemperanza con i valori ecologici e ambientali dell’imprenditoria green moderna, possa favorire una coesistenza tanto delle attività imprenditoriali agricole quanto di boschi e fauna.

Come canta Niccolò Fabi, occorre una filosofia agricola che possa guidare le scelte di governanti e giovani imprenditori, per portare alla luce una ricchezza culturale, agroalimentare e economica che forse era stata data per spacciata, così come un rapporto più sano tra uomo e ambiente.