Il turismo sessuale: un’opzione secondo molti ancora aperta

L’estate è un periodo dell’anno che mette in crisi molti. Si deve scegliere quando, come e dove andare in vacanza e vivere qualche giorno di relax, o semplicemente una fuga dalla routine, dalla quotidianità. L’estate, con i suoi tre mesi di caldo torrido, ci permette di sbizzarrirci e scegliere tra svariate mete dove andare. C’è chi sceglie mete culturali, chi balneari, e chi si rifugia in montagna. Ma c’è anche chi l’estate la trascorre nel piacere e nel vizio, come coloro che prediligono le cosiddette mete del sesso.

Il turismo sessuale è un fenomeno esistente da tempo (nato all’incirca negli anni Ottanta); e internet (sono numerosi i siti che consigliano le mete migliori, in base a tutti i tipi di gusti) è divenuto uno dei più importanti mezzi attraverso il quale poter osservare e conoscere le mete più ambite.

Ma che cosa è il turismo sessuale?

Secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo viene definito come:

viaggi organizzati dagli operatori del settore turistico, o da esterni che usano le proprie strutture e reti, con l’intento primario di far intraprendere ai turisti una relazione sessuale a sfondo commerciale con i residenti del luogo di destinazione.

Un turismo le cui conseguenze sociali e culturali sono disastrose. Questo perché consiste nello sfruttamento, in termini di prostituzione, minorile e non, i cui protagonisti sono sia uomini che donne. Secondo la ricerca di Ecpat e dell’Università di Parma, il fenomeno non è circoscritto ai soli paesi poveri o in via di sviluppo, ma arriva fino in Europa. La lista dei paesi è la seguente:

  • Bangladesh
  • Brasile
  • Colombia
  • Nepal
  • Thailandia: Bangkok, Pattaya e Phuket
  • Ucraina
  • Kenya
  • Europa: Amsterdam
  • Africa

turismo sessuale

Per quanto riguarda le donne, non è difficile trovare quali siano le mete predilette: Turchia, Spagna, Capo Verde e Marocco. Sono anche le donne a cercare questo tipo di svago; tra i primi studi al riguardo, come quello del 1998 di Klaus de Albuquerque intitolato “In cerca del Big Bamboo”, le turiste sessuali si dividerebbero in quattro macro-categorie, in base alle esperienze già vissute o a come affrontano le proprie avventure sessuali. Prestazioni che, secondo quanto affermato dall’antropologo, vengono ripagate per mezzo di regali.

La categorizzazione:

  • Le debuttanti, tutte coloro che si calano per la prima volta in una simile situazione in cerca di una nuova emozione.
  • Le situazionali, coloro che non partono alla ricerca di un partner, ma si dimostrano disponibili a rapporti occasionali.
  • Le veterane, coloro che partono in cerca di un’esperienza sessuale che non preveda successivi legami.
  • Le reduci sono infine tutte coloro che sono definibili “clienti” abituali.

Simili scelte, secondo quanto affermato dalla Dottoressa Adele Fabrizi, sono legate alla necessità di voler affermare una propria superiorità verso la figura maschile in termini economici, o all’insicurezza che avanza insieme al passare degli anni e alla necessità di riaffermare il proprio potere sessuale.

Come già accennato, è un fenomeno che non esclude nessuna categoria di umano, neanche i minori. Con la conferenza tenutasi il 16 gennaio 2018 “Stop Sexual Tourism”, Ecpat Italia ha ribadito le strategie da adottare per contrastare un simile fenomeno. Secondo i dati raccolti, che bisogna leggere sempre in termini di stime, i pedofili si aggirano attorno al 5%, di cui il 35% è abituale e il 65% occasionale. La ricerca condotta da Ecpat in due anni (2015 e 2016) vede gli italiani al primo posto, con 80 mila persone, di cui il 90% uomini, di età compresa tra i 20 e i 40 anni. E mentre gli uomini sono in cerca di giovani, tra i 12 e i 14 anni, le donne prediligono gli adolescenti (in particolar modo in Kenya e Caraibi). Il turismo sessuale è un fenomeno scioccante, ancora fin troppo praticato, che per L’Ecpat deve essere debellato al più presto.


 

FONTI

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