I costumi, al cinema come a teatro, sono un tratto fondamentale nell’allestimento del set: oltre ad essere parte della ricostruzione storica in certi generi, contribuiscono a definire il temperamento del personaggio, il suo status sociale, il suo atteggiamento nei confronti degli altri.

Come tutti gli elementi del linguaggio del cinema contemporaneo, il valore dei costumi in termini di qualità e valore simbolico è emerso col tempo. Sebbene il ruolo dei costumi fosse molto importante nel cinema muto in quanto elemento visivo attrattivo, i budget dei primi film erano limitati e la professionalizzazione non era ancora compiuta.

Nei primissimi anni del cinema non si può parlare di costumi veri e propri perché il cinema aveva valore prettamente documentario e di rappresentazione del reale, non c’era ancora interesse per la costruzione di una narrazione e la conseguente messa in scena di artifici scenici. Così nelle vedute Lumière proiettate il 28 dicembre 1895 gli operai indossano gli abiti da lavoro (L’uscita dalle officine Lumière) e i viaggiatori sono ripresi nel loro abbigliamento quotidiano (L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat).

A valorizzare per primo i costumi giocando con la fantasia fu George Meliès, illusionista legato al teatro popolare che portò al cinema personaggi fiabeschi, maghi, diavoli che ben si prestavano a sperimentazioni.

Il costume comincia quindi ad assumere valore espressivo, pur con le limitazioni insite nella rappresentazione in bianco e nero. Sui set gli attori portavano, così, i propri vestiti scegliendoli sulla base dei ruoli assegnati loro, prima che si allestissero dei grandi guardaroba che fungessero da rudimentale reparto costumi.

Il valore degli aspetti visivi, costumi compresi, varia ovviamente in base alla categoria a cui appartiene il film. Un genere in cui i costumi sono sempre stati curati in modo maniacale, fino a diventare dei capolavori di sartoria, sono i kolossal storici. In tale ambito, in particolare, il cinema muto italiano ha investito ingenti risorse, diventando un punto di riferimento prestigioso per il cinema europeo e soprattutto americano, che in quegli anni si stava consolidando dal punto di vista produttivo e stilistico.

Punto di forza e missione della produzione italiana fu sin da subito la precisione storica, indispensabile elemento per i film ambientati nelle diverse epoche del glorioso passato italiano: risorgimentale, rinascimentale e soprattutto romano.

Insieme alle grandi masse di comparse e alle scenografie sontuose, i costumi sono stati un elemento visivo spettacolare, come si nota nei due film più rappresentativi del cinema nostrano degli anni Dieci: Quo vadis (1913), ambientato durante l’impero di Nerone, e Cabiria (1914), ambientato durante le guerre puniche.

Al di là delle differenze di genere e di valore simbolico, i costumi hanno acquisito progressivamente rilevanza e prestigio, fino ad arrivare ad essere elemento centrale di consolidamento dello star system negli anni Trenta, in cui divismo e alta moda si sono fusi in uno stretto legame che si è mantenuto fino ai giorni nostri.

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