DOSSIER| PREVENZIONE AL PRIMO POSTO: ECCO COSA FARE

Al giorno d’oggi, il tema della prevenzione e, in primo luogo dell’educazione, sessuale è una delle questioni più importanti sulla quale numerosi paesi e capi di governo dibattono.
Basti ricordare la grande disparità che vige ancora tra i paesi sviluppati e in via di sviluppo; un gap che, nonostante alcuni progressi nel campo della medicina e delle vaccinazioni ottenuti grazie a finanziamenti da parte di stati e singoli enti, continua a crescere e a dividere profondamente la nostra terra. Ancora troppe donne muoiono durante il parto a causa della mancanza di un’adeguata assistenza medica e sanitaria, non garantita nemmeno durante i mesi della gravidanza, privando così tutte queste donne (molte ancora bambine) dei controlli fondamentali al fine di condurre e offrire una vita sicura a se stesse e alla futura generazione. A incupire questa visione vi è l’alto tasso di malattie sessualmente trasmissibili (come AIDS e il virus dell’ HIV), le quali ogni anno causano migliaia di morti. Le principali potenze economiche mondiali hanno infatti individuato una possibile soluzione a tutti i problemi e difficoltà che gravano sul nostro territorio, sottolineando come uno sviluppo sostenibile consentirebbe di placare questi mali che minano le basi della società. Uno tra questi? La riduzione delle malattie, strettamente legata a una maggior istruzione e, dunque, a un’essenziale consapevolezza nel campo dell’educazione e prevenzione sessuale. Argomenti intensamente connessi tra di loro, consentendoci di giungere ad un’attenta e approfondita analisi.

Proprio per questo motivo, recentemente tutti i ginecologi si sono uniti per mobilitarsi verso uno dei più grandi e principali ostacoli che le generazioni presenti (e future) incontreranno se non si apporteranno dei cambiamenti repentini. “Sia inserita nell’elenco dei farmaci indispensabili sempre disponibili nelle farmacie”, è questo l’appello rivolto ai ministri della salute Lorenzin e al primario del Day Hospital oncologico di Pavia Melazzini, attraverso una raccolta di oltre 50mila firme. Lo scopo di questa “unione” è di rendere la “pillola del giorno dopo” (in particolare la “ellaOne”, in quanto più efficace, e resa dal 2016 per le donne maggiorenni acquistabile senza prescrizione medica) un farmaco indispensabile e gratuito, distribuibile non solo in farmacia, ma anche nei vari poliambulatori pubblici e consultori certificati. Un problema da risolvere sollevato già nel 2016 dalla stessa ministra Lorenzin, nel ricordare l’elevato numero di donne che in Italia ricorrono alla così detta “pillola dei cinque giorni dopo”. L’importanza del rendere questi farmaci accessibili a chiunque è data dal loro utilizzo in qualsiasi condizione fisica ed età, inducendo inoltre a un risparmio pari a milioni di euro, i quali attualmente vengono spesi dal sistema sanitario per la distribuzione di questi medicinali. Nell’ottica di un risparmio, e di una regolamentazione ufficiale tale da rendere l’assunzione gratuita, il Sistema sanitario nazionale sarebbe in grado di attuare una moltitudine di investimenti nella prevenzione dell’aborto volontario e dei suoi costi fisici, psichici e sociali. Queste, però, sono solo le prime motivazioni esposte ai responsabili della sanità e salute pubblica. L’OMS(Organizzazione Mondiale della Sanità), infatti, non ha tardato a ricordare all’opinione pubblica l’importanza della prevenzione per tutti i paesi in via si sviluppo, dove, la contraccezione di emergenza dovrebbe essere immediatamente disponibile a causa dell’ancora elevato numero di rapporti sessuali non protetti e delle gravose violenze sessuali. Ma l’impegno dell’OMS non si è limitato a sottolineare le emergenze ancora troppo diffuse nella società odierna; al contrario, ha redatto una lista dei più efficaci metodi contraccettivi di emergenza di cui poter fare uso, al fine di consentire un rimedio sicuro ed efficace in caso di rischio di una gravidanza indesiderata:

  • EC contenenti UPA
  • EC contenenti LNG
  • pillole contraccettive orali
  • dispositivi intrauterini con rivestimento in rame

I risultati riscossi da questi provvedimenti sono stati dei più positivi: una riduzione degli aborti clandestini, attualmente al di sotto degli 85mila. Un livello sceso anche tra le donne straniere in Italia, nonostante la percentuale rimanga sempre di 2-3 volte superiore rispetto le italiane; una riduzione che si è potuta riscontrare anche tre le minorenni (nel 2016 pari al 3,1 per mille, con un incremento maggiore nell’Italia centrale). Se da un lato, però, si è assistito ad un calo degli aborti; dall’altro si è potuto osservare un aumento degli obiettori di coscienza, aumentati dello 0,4% rispetto al 2015 (attualmente al 70, 9 % tra i ginecologi, e al 50% tra gli anestesisti), nonostante il ministro della salute Lorezin sottolinei come i dati che contano sono quelli legati all’IVG (interruzione volontaria della gravidanza), con un calo maggiore al centro-Italia (-4,8%). 

Se si pensa che questa necessità colpisca solo i paesi colpiti da povertà estrema ci si sbaglia. Ad allarmare ancora di più è la quasi totale mancanza di attenzione, informazione e prevenzione presso i giovani. Le motivazioni? Gli elevati costi di profilattici e pillola. Il risultato? Ancora una volta, gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili in aumento (nel 2016 si è assistito ad un contagio da HIV pari all’85,6%). Tra i paesi sviluppati ad essere colpita da questa agghiacciante e preoccupante immagine è la nostra cara Italia. A differenza di Belgio, Francia e Germania, in Italia la spesa legata alla contraccezione grava ancora sui cittadini, determinando così un calo nell’uso dei profilattici (si calcola che 4 giovani su 10 abbiano rapporti non protetti). Tra i principali fattori a preoccupare gli operatori socio-sanitari è il proliferare della Clamidya, un’infezione in grado di provocare l’infertilità nelle ragazze. Aver promosso la gratuità o il pagamento di un ticket ridotto per le famiglie con difficoltà economiche (come in Puglia ed Emilia Romagna) non è sufficiente per risollevare l’Italia da questa condizione di stasi. Al contrario ginecologi di ogni ambulatorio e ospedale promuovono campagne per rimarcare l’importanza e la grande disponibilità sul mercato dei metodi contraccettivi, come anelli vaginali, spirali al rame, cerotti anticoncezionali, impianti sottocutanei con progestinici, contraccettivi orali.

Ad accendere i riflettori su un altro grande e insidioso argomento sono, ancora una volta, gli stessi ginecologi e operatori sanitari. Questa volta, però, ad essere imputato è il “fantomatico” sesso orale. Molti, soprattutto tra i più giovani, non si interessano e interrogano sui possibili rischi che possono derivare da un comportamento inadeguato. Molteplici sono i pericoli in cui si può incorrere, tra questi ricordiamo le infezioni alla bocca, alla gola, ai genitali o al retto; più precisamente Gonorrea, la già citata Clamidya, Sifilide, Herpes, il Papillomavirus e l’HIV, dovute al rapporto con il partner affetto da sepsi. Ancora più allarmante è la possibilità di sviluppare un cancro alla gola, faringe, lingua, tonsille o palato molle in seguito a un rapporto orale non protetto con un partner colpito da un’infezione. Proprio per questi motivi, i ginecologi si sono attivati per favorire una completa partecipazione di tutta la società al fine di rendere i contraccettivi gratuiti, in quanto l’uso corretto del preservativo è il primo mezzo con il quale garantire una riduzione e prevenzione dalle malattie oralmente trasmissibili.

Nella speranza che queste richieste vengano accolte nell’immediato, risulta necessario attuare programmi di informazione ed educazione dentro e fuori la scuola, volti a dare una maggior consapevolezza e sicurezza ai giovani, troppo spesso ignari dei rischi che si possono riscontrare oltre la gravidanza.

 

 

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