Shakespeare e la follia in ogni sua manifestazione

Ancora oggi Shakespeare è tra gli autori più conosciuti e amati. Merito ovviamente prima di tutto dell’originalità delle sue opere. I suoi schemi narrativi sono tuttora usati anche in opere non letterarie, parti di dialoghi sono diventati quasi modi di dire; il suo più grande merito pare però quello di aver rappresentato l’animo umano nella sua interezza. Non ha infatti tralasciato nessuna emozione o aspetto della mente umana: ha indagato a fondo la vita nella sua assurdità; così  spesso nelle sue opere compare la follia.

Relazionando la pazzia al bardo inglese ovviamente il primo pensiero va ad Amleto (1609). Nel dramma infatti vengono rappresentati due tipi di follia. La prima è incarnata dallo stesso protagonista, si tratta però di una finzione: Amleto ha deciso di fingersi pazzo per smascherare suo zio, che ha ucciso suo padre e usurpato il suo trono.

Ofelia incarna invece una pazzia reale, tanto da essere irreversibile. La giovane impazzisce sia per la delusione d’amore che per la morte del padre. La sua delicatezza è tale da renderla fragile, quindi vittima degli eventi. Il suo lento e straziante impazzire raggiunge l’apice nel confronto con Laerte: il fratello la esorta a ragionare, ma la sua mente è ormai scivolata nell’oblio della follia. Così il suo corpo scivola nell’acqua quando si suicida annegandosi.

Laerte: “Se tu avessi quel senno ch’era tuo, e potessi incitarmi alla vendetta, non potresti commuovermi di più !”

Ofelia:  Voi dovete cantare: “In giù, in giù”, come se lo chiamaste da sottoterra. Oh come gira bene                        l’arcolaio ! E’ stato il maggiordomo, il traditore, a rubare la figlia del padrone.”                                            (W. Shakespeare, Amleto, Scena V).

Il suicidio di Ofelia

Tornando invece al protagonista la finzione della sua follia non è del tutto certa. Lo è sicuramente all’inizio, quando idea il piano dopo l’apparizione dello spirito del padre. Tuttavia mentre il piano procede finzione e realtà paiono confondersi. L’ostinazione nel cercare vendetta pare portare Amleto a commettere atti senza considerare le conseguenze: denigra la povera Ofelia ritrattando le promesse d’amore fattele a suo tempo e l’ostinazione pare quasi essere diventata un’ossessione. Un’ossessione che non solo gli inganna la mente, ma anche gli occhi: Amleto uccide Polonio, nascosto dietro una tenda, credendolo suo zio. La follia pare più palese quando sembra non mostrare alcun rimorso.

Altra coppia shakespeariana  toccata dalla follia è quella protagonista del Macbeth (1606). Inizialmente è Macbeth ad apparire debole, quasi manipolato dalla moglie. Quando lui le racconta della profezia delle tre streghe è infatti lei ad istigarlo: saputo che re Duncan soggiornerà presso il loro castello escogita un piano per ucciderlo. Piano che Macbeth, nonostante le reticenze iniziali, porterà a termine. Proseguirà poi con una serie di delitti per eliminare altri nobili che ostacolano la sua ascesa al potere, commettendo crimini sempre più efferati. Con la crudeltà di Macbeth inizia a manifestarsi anche la follia: i coniugi iniziano ad essere perseguitati dalle allucinazioni delle loro vittime. Una cosa che pare più normale per quanto riguarda Macbeth, il quale è stato combattuto non solo in sé, tra reticenze e bramosia, ma anche tra la sua coscienza e l’amore per la moglie: pare normale sia fino a quel punto schiacciato dal senso di colpa.

La follia di Lady Macbeth

Più sorprendente è invece il comparire di allucinazioni a Lady Macbeth. Inizialmente è infatti lei quella più forte, ma di una forza solo apparente, che cade quando i sensi di colpa la schiacciano. Raggiungendo l’apice nella famosa scena in cui la donna tenta di lavare dalle sue mani le macchie di un sangue, non reale, ma reso tale dalla sua coscienza.

Lady Macbeth: “Via, macchia dannata! Via, dico!” … “Qui c’è ancora l’odore del sangue. Tutti i profumi dell’Arabia non addolciranno questa piccola mano.”  (W. Shakespeare, Macbeth, Atto V, scena I).

Follia che ha il suo compimento nel suicidio commesso dalla donna, da cui conseguirà la totale pazzia di Macbeth stesso.

Un tipo particolare di follia si ha poi in Otello (1604). Qui la rivediamo infatti legata essenzialmente all’amore. O meglio  non tanto all’amore puro e positivo, ma alla gelosia che diventa ossessione. Otello è infatti soggiogato da Iago, il quale spinto a sua volta da gelosia e invidia, fa credere al moro che la moglie lo tradisca. Otello sarà quindi sempre più roso da questa insana gelosia che, sfocerà in vera e propria follia, portandolo infine ad uccidere l’innocente Desdemona.

Otello e Desdemona

Shakespeare ancora una volta riesce a rappresentare un aspetto importante della vita: la follia. Riesce a darne un’analisi completa, senza tralasciare né le conseguenze né le cause. Non poteva essere altrimenti per un artista che è riuscito a rappresentare così bene la vita, perché la follia ne è parte integrante. Come lo stesso bardo fece dire a Mercuzio: “La pazzia, signore, se ne va a passeggio per il mondo come il sole, e non v’è luogo in cui non risplenda.” (Romeo e Giulietta)


FONTI
William Shakespeare, Hamlet. Wordsworth Editions Ltd. (1992).
William Shakespeare, Macbeth.  Wordsworth Editions Ltd. (1992).

William Shakespeare (Testo a fronte a cura di Carlo Pagetti), Otello. Einaudi ET Teatro. (2013)


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