Comrade si racconta: musica, storia e filosofia

Quando musica, storia e filosofia si incontrano e vanno a confluire nello stesso insieme il risultato non può che incuriosire l’ascoltatore. Se inoltre aggiungiamo originalità accompagnata da un lungo lavoro di crescita personale, a livello musicale e di studi, il tutto diventa ancora più interessante. Da queste basi si è sviluppato Comrade, progetto solista maturato nel 2016, con cui abbiamo avuto il piacere di scambiare qualche domanda in merito a questo primo anno di attività live e che per l’occasione ha voluto dedicarci una esclusiva sorpresa.

Chi è Comrade?

Comrade è Matteo Santini, classe 1993, produttore e performer proveniente da Omegna, nel Verbano Cusio Ossola, dottore in Storia con specializzazione filosofica: sottolineo questo punto perché la gestazione del progetto è durata molto tempo e va di pari passo con la mia crescita culturale negli anni universitari.

In sé Comrade è un progetto Progressive Techno orientato al live set: l’intento è quello di trarre da musica e filosofia i linguaggi e le strutture logiche necessarie per poter esprimere al meglio il mio estro.

Spiego; la mia è una formazione musicale eclettica. La passione per la musica nasce fin da piccolo quando mio padre mi faceva ascoltare Pink Floyd, Sting e Guccini; da lì prende il via il mio viaggio nella musica che mi porta un po’ dappertutto: musica classica, soprattutto barocco; Jazz; (tanto) metal, Symphony X e Children of Bodom su tutti. Ma la mia attenzione è certamente concentrata sull’ascolto di tutto quel filone rock denominato progressive; posso tranquillamente affermare l’ascolto di Pictures at an Exhibition degli Emerson Lake & Palmer mi ha cambiato la vita: è in quel momento che in effetti nasce l’interesse per la sintesi del suono e per i sintetizzatori.

L’approdo naturale è stato per me la musica elettronica: in essa ho trovato la sintesi ideale tra la passione per il virtuosismo, l’amore per la melodia e la voglia di ballare. Mi ha catturato soprattutto la scena techno tedesca: Marek Hemmann, Tube & Berger, più di tutti gli artisti della DIYnamic Music come Martin Stimming e Johannes Brecht.

 

Da dove è nata la passione per la filosofia e la storia e come queste hanno influenzato la tua musica?

Il tutto è partito da Omegna, una piccola cittadina dell’Alto Piemonte dove nel dopoguerra sono nate tra le più importanti industrie italiane (Bialetti, Alessi, Lagostina) e forte è stata l’influenza della dottrina comunista tra i numerosi operai. La famiglia di mia madre, operaia, è sempre stata convinta assertrice dell’ideologia comunista e questa si è trasmessa a me: durante gli studi universitari ho potuto approfondire molto tutta la corrente filosofica marxista, non solo i principali esponenti, quali Lenin o Gramsci, ma anche le sfumature, per così dire, meno conosciute ma non meno profonde, quali il pensiero di Karel Kosic o Ian Patochka.

È proprio la dialettica del materialismo storico che mi ha portato a costruire il mio live set. Durante la maturazione del progetto c’era una continua tensione tra l’aspetto compositivo e l’improvvisazione che mi ha portato a riflettere su come poter “suonare” la mia musica, se in modo statico o in modo completamente dinamico: da un lato sarei potuto essere un semplice DJ (selezione, metti a tempo, schiacci play) oppure suonare completamente live (il che avrebbe comportato una strumentazione ciclopica). Questi due poli, riprodurre e suonare, sono stati considerati come i due momenti della dialettica marxista: una tesi già scritta, cioè le canzoni prodotte in studio piuttosto che quelle di altri producers studiate, tagliate, scomposte e mixate live grazie ad Ableton, e un’antitesi improvvisata, grazie all’ausilio di synth, drum machine e effettistica varia, con la quale posso aggiungere quel tocco in più ispirato dal momento.

La sintesi, cioè l’obiettivo, è creare un live set che parli sempre il linguaggio universale della musica, ma di volta in volta con espressioni e sfumature diverse.

 

Raccontaci un po’ delle tue esperienze live e di cos’hai fatto questa estate.

Cosa ho fatto quest’estate? A parte una sessione d’esame impietosa?

Guarda, io partecipo attivamente al Collettivo MIGMA, che è una realtà piccola ma molto solida che sta tentando di creare una vera e propria scena culturale nel VCO con mostre, eventi, workshop e concerti. Grazie a loro ho potuto suonare in diversi festival della zona, come VoobStock a Verbania o il Festival delle Bionde in Ossola dove ho proposto il mio live set, ma anche sperimentare con altri artisti soluzioni e performance nuove: al festival Poliritmica ho collaborato con Matteo Bolognini, in arte MBM, per la creazione di un set di percussioni elettroniche con l’utilizzo esclusivo di drum machine, mentre all’evento MIGMA on the Stones, collaborazione tra MIGMA e Tones on the Stones, ho ideato, assieme all’amico Edoardo Sansonne degli Underwoods, Lapis Manet, un set nel quale il pubblico avrebbe percosso delle pietre microfonate il cui suono veniva modificato da me grazie a catene di effetti e spazializzazione.

Il 13 luglio invece sono andato in Svizzera a suonare per lo Shankra Festival, un festival goa situato a Lostallo dove ho suonato su un fantastico palco fatto di bambù intrecciato: per l’occasione ho proposto un set che si aggirava intorno ai 125 BPM che è piaciuto molto al pubblico (almeno quelli con cui ho parlato) perché è stato una “boccata d’aria” rispetto ai set psy-trance e goa che partono da 145 BPM!

Recentemente ho partecipato al primo festival omegnese dedicato alla musica elettronica, U.F.O Sound Festival, organizzato da MIGMA Collective e Mastronauta, un’altra associazione culturale della zona molto molto attiva; in quell’occasione, oltre a portare il mio set, ho partecipato alla neonata Computer Orchestra, un progetto nato dalla geniale mente di Alberto Ricca, cioè il mitico Bienoise: si tratta di una conduction, ovvero una vera e propria orchestra “di liuteria elettronica” nella quale fiati, archi e percussioni sono sostituiti da computer e strumenti elettronici come sampler e sintetizzatori; come ogni orchestra non può mancare il direttore d’orchestra, cioè Alberto, che al posto dei convenzionali gesti da Beppe Vessicchio indica cosa fare con strani movimenti di braccia che significano altrettanto strane modulazioni, come “stringi l’inviluppo” o “chiudi la frequenza di taglio”.

 

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Il mio primo e unico scopo, attraverso questo progetto, è produrre e suonare continuamente musica migliore: per questo di giorno in giorno cerco di affinare le mie capacità tecniche in modo da potermi esprimere nel migliore dei modi. Continuerò a portare in giro per festival ed eventi il mio live set, anche se vorrei integrare strumenti più potenti, come il favoloso OP-1 della Teenage Engineering o un sampler in sostituzione del computer. Per quanto riguarda il lato della produzione ho bell’e pronto un EP intitolato Elogio: è autoprodotto ed è ispirato alla Rivoluzione d’Ottobre nel suo centenario.

 

Solo per Lo Sbuffo Comrade ha preparato un mix che esemplificherà il live set che solitamente propone. Un mix che “racconta un po’ il mio viaggio nella techno, citando le influenze che mi hanno trascinato negli anni di sviluppo del progetto: Kalkbrenner, Super Flu, Four Tet, Johannes Brecht, Stimming e poi una mia composizione, Chiave di Volta, in chiusura”. Godetevi questa esclusiva e supportate il progetto.

 

Link al mix: https://soundcloud.com/comradeteos/comradexlosbuffo/

 

 

Credits

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