Insulti sui social? Tornano al mittente sotto forma di torta

I social network sembrano essere diventati una giungla mediatica senza regole. Sulla carta, di comportamenti da rispettare – e soprattutto evitare – ce ne sono eccome, ma sono tutti subordinati alla legge del più forte, o meglio di chi digita più velocemente e con maggiore veemenza. La lingua, si sa, apre le porte a infinite possibilità di combinazioni, lasciando spazio alla comunicazione dei sensi più disparati. Lo stesso dovrebbe valere per la tastiera dei nostri pc. In quanto strumento per trasformare idee astratte in parole concrete che appariranno sull’alta definizione dei nostri monitor, dovrebbe essere teoricamente autrice di messaggi sia positivi che negativi. Il trend cui il web sta assistendo è il triste prevalere degli ultimi sui primi.

Sulla scia della libertà di pensiero e della voglia di condivisione che caratterizza fino al midollo il cybernauta medio, i commenti sui social network sono sempre più spesso macchiati da un alone di menefreghismo ben poco velato. È sufficiente una frase fuori posto per scaldare gli animi e accendere la miccia. I commenti sotto a un post danno quindi il via alla prima di uno spettacolo, o meglio a un combattimento simile a quelli nelle arene dell’antica Roma, se solo non fosse virtuale. Ciò che è certo, è che una frase ben assestata su un social network può essere tanto dolorosa quanto un colpo di spada.

Ecco assistere a litigi a colpi di click, forti mancanze di rispetto e giudizi non richiesti che rendono i commenti più interessanti del post stesso. E dire che nella vita di tutti i giorni, quella reale, non ci scaldiamo come facciamo sui social. Fin dalla tenera età ci viene insegnato a contare fino a dieci, e quindi a pensare, prima di esprimerci e a non ferire l’altro. Come è possibile che le norme di convivenza sociale della vita di tutti i giorni si annullino sul web? Responsabile è sicuramente il senso di protezione assicurato dallo schermo, barriera fisica che ci separa dalla persona con cui stiamo comunicando. Paradossale è che in assenza di questo ostacolo è il nostro cervello a fare da filtro, mentre in presenza dello schermo i pensieri vengono spesso catapultati sul web senza essere in alcun modo setacciati.

Ad annichilirsi è anche il rispetto per il prossimo. Non avendo l’interlocutore fisicamente di fronte a noi, è come se ci sentissimo autorizzati a condividere con lui ogni nostro pensiero senza rielaborarlo, proprio come sgorga dalla nostra mente. Il fatto è che i nostri pensieri possono riguardare direttamente la persona che si trova dall’altra parte dello schermo. Su questa parola vorrei porre l’accento: persona. L’amnesia circa il fatto che chi legge le nostre parole digitate tramite una tastiera sia una persona e non una fredda macchina è una delle malattie più pericolose del nostro tempo.

Troppo facile avanzare una pesante critica o, peggio ancora, un insulto stando comodamente seduti dietro a uno schermo. I leoni da tastiera dovrebbero rendersi conto che chiunque sia su Internet esiste anche nella realtà e che le parole sul web feriscono esattamente come quelle proferite di persona. È questo l’obiettivo con cui Kat Thak ha inventato le troll cake. La pasticcera americana lavora tra zucchero e pan di spagna, ma anche con la tastiera: quando si imbatte in un commento poco gentile lo riporta su una torta che consegna all’autore del commento, rendendo pan per focaccia. Per ordinare una troll cake dal suo sito è sufficiente segnalare un commento rude e le doti investigative di Kat faranno il resto. I profili social di chi ha scritto il commento vengono analizzati fino a risalire al loro indirizzo di casa o del luogo di lavoro.

A lei non resta che consegnare la torta, mentre a noi immaginare la faccia di chi la riceve.

 

Fonti:

https://www.facebook.com/freedamedia/

http://www.trollcakes.com/

Crediti immagini:

Immagine 1, Immagine 2, Immagine 3, Immagine 4

 

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