La solitaria compagnia del nuoto

Che tu sia un veterano dell’acqua clorata o un neofita che si è appena tuffato in questo mondo, ti sarà sicuramente capitato di prendere una spanciata. L’impatto con la superficie dell’acqua può essere sì spiacevole, ma quello con la convinzione diffusa per cui il nuoto sarebbe uno sport solitario può esserlo altrettanto.

Sarà per la cuffia aderente dai colori spesso sgargianti, gli occhialini ben schiacciati sulla fronte che regalano uno sguardo tutt’altro che intelligente, le ciabatte cigolanti e l’odore pungente di cloro, ma i nuotatori balzano subito all’occhio come sportivi atipici. Se all’incontro con un esemplare di questa specie vi viene istintivo pronunciare le parole “vengo in pace”, forse è perché non vi siete mai gettati abbastanza a fondo nel loro bagnato mondo. Per molti versi il nuoto non è che la copia annacquata di qualsiasi altro sport, ad esempio in termini di sportività e tifoseria, ma nei suoi confronti viene mossa una critica tutta personale: il nuoto è uno sport per orsi.

Partendo dal presupposto che la vasca da 25 metri in cui nuoto non sarebbe attrezzata neanche per il più piccolo cucciolo di orso polare, di grizzly non se ne sono mai visti né tantomeno qualcuno ha assistito al racconto di qualche sopravvissuto che si è trovato la tavoletta sgranocchiata. Eppure è questa nell’immaginario collettivo la reputazione del nuotatore, schivo, solitario e desideroso di passare ore intere senza essere disturbato da ciò che resta sopra la superficie dell’acqua.

La corazza di apatia si costruisce in realtà perché chi nuota non è affatto solo, o almeno non nel senso stretto del termine. Estremamente interessante è osservare le persone che dagli spalti o da dietro al vetro osservano chi è intento a nuotare. Questi personaggi guardano sfrecciare i nuotatori, piccoli puntini che si rimpiccioliscono mano a mano che si allontanano bracciata dopo bracciata, come una casa vista dal finestrino dell’aereo. Ad essere evidente è lo sforzo fisico, ma quello che rimane celato è il mondo che si nasconde sotto a ogni singola cuffia.

A tenere compagnia a chi nuota ci sono innanzitutto i pensieri che affollano la mente. Paradossale è che nel momento in cui noi ci immergiamo, loro invece riaffiorano. Basti pensare al senso di leggerezza che si prova una volta usciti o a quattro chiacchiere scambiate sotto la doccia per capire che la piscina è uno straordinario luogo di evasione dallo stress dove la mente si rilassa. Se solo i pensieri di ogni singolo nuotatore potessero infrangere la barriera della cuffia e macchiare con una goccia d’inchiostro l’acqua della piscina, la vasca si trasformerebbe in un oceano colorato. Non dobbiamo quindi dimenticare sua maestà l’acqua, l’etere che circonda i nostri movimenti e avvolge il nostro corpo in un abbraccio. Come delle mani fredde, anche l’abbraccio dell’acqua inizialmente fa sì che la nostra schiena sia percorsa da un brivido. Ben presto si trasforma però in un rifugio caldo e piacevole, tanto da avvertire un enorme sbalzo di temperatura uscendone, come se l’acqua fosse diventata la nostra casa, anche solo per il tempo che abbiamo trascorso nuotando.

Non si è poi da soli perché la competizione con se stessi e con gli altri è sempre presente. Una persona che nuota più veloce di noi ci sprona ad accelerare, ma anche noi stessi possiamo incoraggiare il superamento dei nostri stessi limiti e il nuoto non perde mai l’occasione di ricordarci che un obiettivo può essere raggiunto solo se siamo in primis noi stessi a volerlo. E che dire dei rapporti che si instaurano grazie a questo sport? Unici. La relazione nata grazie a una passione in comune è spesso di estrema complicità e cresce anche con i semplici sguardi scambiati sott’acqua tra una vasca e l’altra o trovandosi ad usare la tavoletta nello stesso momento.

Chi nuota non viene mai lasciato solo dalla tecnica. Un segreto: mentre si nuota, si pensa al movimento che si sta compiendo. Non crediate che quello che visto da fuori dall’acqua sembra apparentemente banale lo sia davvero. Per fortuna c’è anche l’ossigeno, qualcosa che a tratti sembra mancarci e di cui sentiamo forte bisogno, tanto da apprezzare a pieno ogni singola boccata d’aria come fosse l’ultima. Nel momento in cui espiriamo sott’acqua, invece, ci liberiamo anche dalle tensioni accumulate, dalle preoccupazioni della giornata, trovando pace e distensione.

Ed eccolo, il nuotatore, che si toglie gli occhialini e si dirige verso la scaletta. L’allenamento è finito, ma solo per oggi. Al pari di un luogo amato in cui si torna volentieri, l’acqua crea dipendenza e il suo richiamo è forte.

«Non ti senti solo ad andare avanti e indietro da un muro senza scambiare mezza parola con qualcuno?», potrebbe ingenuamente chiedere chi non ha mai nuotato. Qualora la risposta non fosse ancora abbastanza chiara, il tempo passato in acqua seguendo la linea blu nasconde un universo tutto da scoprire. Come nella vita sopra la superficie dell’acqua, anche in quella al di sotto solo rimane solamente una parola di dubbia definizione.

 

Una folla non è compagnia, ma solo una galleria di quadri – Bacone

La vera solitudine è in un luogo che vive per sé e che per voi non ha traccia né voce, e dove dunque l’estraneo siete voi – Pirandello

Non è mai solo chi è in compagnia di nobili pensieri – Schopenauer

 

Fonti: Esperienza personale

Crediti immagini:

Immagine 1, Immagine 2

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