Nella seconda metà del Duecento cresce in Occidente l’interesse per la rappresentazione dei temi legati ai quattro novissimi, cioè agli eventi ultimi della vita dell’umanità e del mondo, come la morte, il Giudizio universale, l’Inferno e il Paradiso.

In seguito alla pesante crisi portata dall’epidemia della peste nera, dalla metà del Trecento, si sviluppano aspetti tetri e macabri incentrati sul tema della morte.

La religione mette in campo il tema del Giudizio Universale, nel quale si compie in forma grandiosa e solenne la giustizia divina. All’interno del catino absidale della chiesa di San Giovanni a Mustair, nel cantone svizzero dei grigioni, si può ammirare un’opera strettamente coesa al tema, che differisce dalle rappresentazioni precedenti e forse più note di artisti italiani. Con il secondo Duecento la rappresentazione del Giudizio Universale si arricchisce con la presenza del Cristo giudice della “Seconda venuta” assimilato a quello crocifisso e resuscitato tramite la presentazione della croce, come nella sezione dei dipinti di Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova. Certamente la bravura degli artisti ha inciso, ed incide ancora oggi, sul riuscire ad affascinare in una rappresentazione legata ad un tema così triste e sofferente.

Un esempio importantissimo per la storia dell’arte medievale è ” Il Trionfo della Morte“, che trova in suo più impegnativo sviluppo in Andrea Orcagna in Santa Croce a Firenze e in Buffalmacco nel Camposanto pisano. Lo schema di queste grandi opere si ritrova nel Trionfo palermitano, dove lo scheletro della morte-peste, ignorando i poveri che la invocano vanamente, si avventa contro un gruppo di dame e di cavalieri. Quest’opera ha uno stile molto particolare, che nelle sue connotazioni nordiche, ha fatto presupporre ad alcuni studiosi che la mano dell’artista e realizzatore possa provenire da Napoli, una città dove erano presenti opere catalane, francesi e fiamminghe.

 

Agli inizi del Quattrocento si segna lo sviluppo di nuovi tipi di rappresentazione basati su una concezione ancora più tetra della morte, quali la Danza Macabra, che contiene un messaggio indirizzato non solo ai grandi uomini del mondo medievale, ma anche agli uomini di ogni classe sociale, in quanto accomunati dal medesimo destino.

Nella nostra contemporaneità questa strane rappresentazioni della Morte, in sembianze di uno scheletro vivente, non ci sono molto lontane, infatti se prendessimo come punto di riferimento le carte dei tarocchi, con esattezza la numero tredici, possiamo accorgerci di come un soggetto prediletto nella rappresentazione dell’arte medievale sia stato scorporato dal legame con la peste nere ed inserito in un ambito maggiormente astratto, tant’è che la sua lettura è stata trasformata ed indica una trasformazione oppure un termine.

Fonti:

I luoghi dell’arte volume 2. Dall’età longobarda al Gotico di Giulio Bora, Gianfranco Fiaccadori, Antonello Negri e Alessandro Nova.

Leggere i tarocchi di Rebecca Walcott.

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