AMORE E STORIA: L’INTRECCIO ROMANTICO A GRADARA

“Per più fiate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disiato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu ’l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avanti».”

Si conclude con questi versi il V canto de La Divina Commedia: canto intriso di pathos, di nomi e di storie, vere e non. Storie, che tuttavia, hanno in comune una sola cosa: i protagonisti sono amanti, che a causa dell’amore e della degenerazione di questo, hanno trovato la morte. Paolo Malatesta e Francesca da Polenta sono gli indiscussi personaggi principali, due giovani che si sono amati di nascosto, e che sono stati uccisi con una solo spada, come a significare l’unione di questo amore.

Sfondo della tragedia, la Rocca di Gradara. Questa sorge in questo piccolo comune nelle Marche, in provincia di Pesaro e Urbino. È difesa da due cinte murarie, di cui la più esterna possiede un’estensione di circa 800 metri e conferisce maggior imponenza alla struttura.

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La storia della rocca viaggia parallela con quella della famiglia Malatesta: dopo che la famiglia De Griffo cade in disgrazia, viene affidata al condottiero dei Guelfi di Romagna, Malatesta Verucchio, capostipite della dinastia Malatesta, i cui membri saranno un giorno destinati a diventare i Signori di Rimini, Cesena e Pesaro.
La famiglia Malatesta si impegna nell’edificazione delle due cinte di mura, che vengono erette tra il XIII e il XIV secolo, dopo una decisione singolare: quella di vendere Gradara a Francesco Sforza. Tuttavia l’affare non andò in porto dal momento che Sigismondo Malatesta si rifiutò di consegnare il borgo e anche di restituire i soldi già consegnati da Sforza. Questo inconveniente diede, quindi, inizio ad un assedio combinato: Francesco Sforza e Federico da Montefeltro circondarono la Rocca con cannoni, bombarde e schioppi. Dopo 40 giorni e un’inclinazione ad un esito negativo per la famiglia di Gradara, le sorti vennero ribaltate, anche grazie all’aiuto degli imminenti rinforzi di Malatesta; questo fece sì che il Signore di Milano fosse costretto al ritiro e alla resa, lasciando il borgo ai suoi Signori.

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Il dominio del casato su Gradara finì nel 1463, quando Sigismondo Pandolfo Malatesta venne scomunicato da Papa Pio II, e si scontrò con un altro potente dell’epoca, il Duca Federico da Montefeltro, il quale pose sotto assedio Gradara per conto della Chiesa. La fortezza, che aveva resistito a numerosi assedi in passato, in quella circostanza dovette arrendersi e, sebbene non espugnata, venne consegnata in vicariato dal Papa agli Sforza di Pesaro, fedeli alleati della Chiesa.

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Da quel momento il destino di Gradara è quello di passare di mano in mano, e per diverse volte, ai signori di alcune tra le più importanti casate della penisola: i Della Rovere, i Borgia, i Medici hanno passeggiato per i saloni del castello, confermando il ruolo da protagonista della fortezza malatestiana nel complicato e tumultuoso scacchiere politico dei territori pontifici situati nelle attuali Marche e Romagna.
Dal 1641 Gradara passò sotto il diretto controllo dello Stato della Chiesa tramite i legati pontifici, iniziando la sua lunga agonia che portò lentamente al suo sfacelo.
Solo nel 1920 la famiglia Zanvettori acquistò la Rocca di Gradara; il castello e la cinta muraria erano ridotti allo stato di rudere. Umberto Zanvettori finanziò il restauro del castello e della cinta muraria del borgo, affidando i lavori a Giuseppe Sacconi, il celebre architetto del Vittoriano, il quale riportò il sito all’originario splendore.
Oggi ad occuparsi del Castello, è la Pro Loco, che mantiene il Castello attivo e vivo, con eventi, musical, sagre. Inoltre il castello si può visitare ed è, dunque, possibile ripercorrere i passi di Paolo e Francesca e perdersi nel loro amore.

Images: copertina

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