YA! – quando il mito non può deluderti.

Roberto Recchioni, fumettista italiano che tra i suoi molteplici e diversificati lavori può vantarsi della sceneggiatura di diversi numeri di Dylan Dog, nel 2015 decide di cimentarsi con un romanzo: “YA. La battaglia di Campocarne”. La trama è abbastanza semplice: un quattordicenne, Stecco, di un villaggio qualsiasi, figlio di un contadino, decide di seguire il Granduomo, un soldato di ventura di cui ammira le imprese e che è il suo eroe personale. Tuttavia, per entrare a far parte della Compagnia dei giovani avventurieri guidata dal valoroso mercenario, è necessario superare delle prove. La strada sarà cosparsa di pericoli, la maggior parte causati dallo stesso Stecco, ma il ragazzo vi troverà anche l’amore e l’avventura che tanto desiderava.

Sembrerebbe un romanzo di formazione come tanti altri. Un fantasy per Young Adult (il cui anagramma è appunto Y.A.). Tuttavia, ha delle caratteristiche che lo rendono unico nel suo genere: innanzitutto l’ironia disincantata con cui l’autore sembra prendersi gioco del fantasy epico. Ciò si rivela già nei nomi dei personaggi: Stecco, Marta la Brutta, Nonna Mannaia sono solo alcuni esempi. Lo si nota anche dal tipo di vicenda descritta: gli oggetti magici e i mostri hanno molta meno rilevanza che in un fantasy tradizionale. Recchioni evidenzia quali potessero essere le difficoltà di un ragazzo vagabondo nel Medioevo. E’ significativo che uno dei modi che Stecco usa per sopravvivere è la narrazione: dopo aver salvato un villaggio dagli Invasati (creature infette), va in giro a raccontare quella storia e la gente paga per ascoltarlo. Tuttavia si lascia trasportare, ed inizia ad attribuirsi imprese che non ha mai compiuto, al punto che questa sua arroganza lo porta a perdere tutto quel che aveva guadagnato. In realtà, nel romanzo, viene attribuita un’importanza straordinaria all’arte del racconto: è grazie ai menestrelli che il nome del Granduomo e le sue imprese vengono ricordate e diventano famose. Ciò che viene raccontato rende immortali e il protagonista della storia diventa un eroe, entrando a far parte del mito che ha un valore quasi sacrale.

“Quindi … sono tutte bugie?” “No. Sono storie. E più sei bravo a raccontarle, più la gente ci crederà. E più persone ci crederanno, più diventeranno vere. Ricordati questo ragazzo: tra la verità e il mito, dai la precedenza al mito.” “Perché?” “Perché il mito non può deluderti.”

L’altro grande tema di YA è l’inno all’avventura. D’altronde, è la ricerca di quest’ultima che mette in moto tutta la storia. Nonostante le numerose difficoltà incontrate da Stecco, il giovane non si arrende, continua a perseguire il suo obiettivo con determinazione e testardaggine. E’ disposto a tutto pur di realizzare il suo sogno. Il cappello di paglia che gli viene donato dal padre come predizione del suo futuro da mendicante, diventa un simbolo: nei momenti di sconforto Stecco ripensa a quel dono di cattivo gusto e si sforza di non dargliela vinta. Certo, senza l’aiuto dei suoi amici probabilmente Stecco non ce l’avrebbe fatta, ma ha incontrato anche loro lungo la strada: è un caldo invito a proseguire verso i propri desideri, anche se non si sa a cosa si vada incontro. Il futuro può essere migliore del passato, ma bisogna osare per scoprirlo!

“Gli altri ragazzi del villaggio, poi, lo trattavano con un nuovo rispetto. […] Stecco aveva quasi la tentazione di restare. Ovviamente, era una sciocchezza e lui lo sapeva. Se non si fosse allontanato […] le persone lo avrebbero trattato anche peggio di prima. No, non c’era dubbio ormai. Aveva scelto l’avventura. E l’avventura sarebbe stata!”

Per quanto riguarda la struttura, l’autore si diverte con l’intreccio, facendo rimbalzare la narrazione dal presente al passato e viceversa, stuzzicando il lettore con analessi e prolessi. Il linguaggio è basso, quasi colloquiale in certi punti, semplice, ma incisivo. Ciò che colpisce di più di un libro del genere è la genuinità. E’ una storia divertente, buffa e addirittura grottesca in alcuni passaggi. Le riflessioni che ne emergono possono essere profonde, ma alla fine dell’ultima pagina ci si sente pervasi da quel senso di fiduciosa speranza tipico dell’adolescenza. Chi legge chiude questo fantasy con il sorriso.

 

Fonti:

Roberto Recchioni, “YA- la battaglia di Campocarne”, Mondadori Libri S.p.A., 2015, Milano.

 

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