L’ennesimo colpo per i film d’animazione agli Oscar: è un contest di popolarità

Non è un mistero che agli Oscar una delle categorie più maltrattate sia sempre stata quella dei film d’animazione. Dallo stupore di fronte alla dichiarazioni di alcuni membri dell’Academy sul loro criterio di votazione, ai film snobbati perché non altrettanto famosi rispetto ad altri, con l’ultimo cambiamento del regolamento non siamo di fronte che all’ennesimo colpo ai film d’animazione agli Oscar.

Da pochi giorni sono state rese pubbliche le nuove norme che regolano le candidature e le votazioni dei film per l’Academy, e ciò che balza subito all’occhio è la scelta di avvicinare la categoria per i Miglior film d’animazione a quella del Miglior Film. Quest’ultima infatti, tra tutte le categorie, è l’unica in cui possono votare tutti i membri dell’Academy, senza esclusione, mentre per le altre il sistema divide per competenze (qui un approfondimento sul metodo).

Con tale sistema si assicurava (e comunque non sempre) che film meno popolari nel mercato statunitense, di produzione europea o asiatica ad esempio, potessero comunque essere considerati per il premio. Così all’edizione di quest’anno un film come La tartaruga rossa ha avuto il suo momento di splendore, acquisendo una parziale popolarità che altrimenti non avrebbe avuto. Uno dei meriti principali delle candidature all’Oscar è il portare a conoscenza della maggior parte del pubblico film che altrimenti rimarrebbero ignorati, o non distribuiti, diventando dunque fondamentali per la distribuzione dei film.

Il nuovo metodo molto probabilmente non farà altro che confermare un trend già in atto all’interno della categoria dei “cartoni”, ovvero quello della popolarità. Fino ad ora la tendenza era abbastanza contenuta: con una commissione ristretta a soli 150 membri -gli unici che riuscivano ad attendere almeno due terzi delle proiezioni dei film eleggibili- per quanto potesse partecipare il fattore popolarità, si assicurava comunque che ci fossero persone competenti. Il problema di un numero così basso però, secondo l’Hollywood Reporter, è che spesso era formato da professionisti del settore in pensione, gli unici che avevano tempo per partecipare alle proiezioni, che quindi favorivano i film che utilizzavano metodi più tradizionali, escludendo invece film come The Lego Movie.

Se l’allargamento a tutti i 50000 membri dell’Academy cerca di ovviare al problema, questo ne crea un altro: il trend prima in parte presente diventerà quasi una certezza, dato che oltretutto non ci sarà un metodo vero e proprio per controllare che chi voglia partecipare alla commissione abbia effettivamente visto i film, che ora potranno essere vista via streaming o tramite dvd inviato dall’Academy, in stile BAFTA. Così molto probabilmente si assicureranno posti e possibilità maggiori alle grandi case di produzione, Disney in primis, mentre i lavori più indipendenti, o comunque meno popolare negli USA, molto probabilmente verranno snobbati.

C’è da chiedersi in fine se davvero questa scelta sia stata dettata da un principio di maggiore democracità, e avvicinamento al gusto del pubblico, o magari da una richiesta delle majors, irritate dal non aver ottenuto alcuna nomination pur avendo speso milioni su film d’animazione come Baby Boss o il già citato Lego Movie, mentre film indipendenti e low budget hanno “rubato” loro la popolarità.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Lo Sbuffo cerca redattori!

Unisciti a noi come associato e comincia il tuo percorso di formazione giornalistica: quattro articoli al mese in una realtà giovane e propositiva, dove sarai affiancato da correttori di bozze e da tanti collaboratori volenterosi di crescere e migliorarsi!

Inviaci il tuo articolo di prova inedito a

info@losbuffo.it

e se vuoi... Aiutaci a spargere la voce!
Grazie