Il Maestro e Margherita – un’opera geniale nella sua complessità

Il Maestro e Margherita, ultimo romanzo scritto da Bulgakov e pubblicato postumo dalla moglie, è considerato uno dei più grandi capolavori della Russia sovietica e probabilmente uno dei più grandi capolavori russi di tutti i tempi.

Raccontare la trama di questo romanzo è un’impresa ardua, non solo per i numerosi (e lunghi) nomi russi che compaiono dal nulla nei momenti più inaspettati, ma proprio per la complessità della vicenda stessa. La storia è ambientata nella Russia sovietica degli anni trenta, ma con continui salti narrativi che ci portano in un’epoca a noi molto più lontana, ovvero durante il processo a Gesù cristo da parte di Ponzio Pilato nel 33 d.c.

A confondere ancora di più le carte in tavola ci pensa un enigmatico personaggio che dice di chiamarsi Woland e che afferma di aver parlato con Ponzio Pilato stesso e di aver fatto colazione con Kant, ma che nel 1930 circa si trova a Mosca tranquillamente seduto su una panchina a discorrere con i letterati Berlioz e Bezdomnjy.

Ovviamente il primo pensiero dei due scrittori e del lettore è di avere a che fare con un pazzo, supposizione che Bulgakov stesso sembra incoraggiare. Egli infatti descrive Woland in questo modo:

« Sembrava avere poco più di quarant’anni: bocca stranamente storta, ben rasato, bruno, l’occhio destro nero, il sinistro chissà perché verde, sopracciglia nere, una più alta dell’altra; tutto sommato, uno straniero. »

L’aggettivo “straniero” viene ripetuto più volte nel corso delle prime pagine, ed è importante tenere a mente che questa parola ha un significato più forte in russo che nella nostra lingua: porta con sé infatti anche il significato di “estraneo”, quindi di “diverso” (in questo caso quindi “diverso” da ordinari cittadini moscoviti).

Woland tuttavia non era affatto pazzo, e Berlioz lo scoprirà a sue spese: morirà poco dopo esattamente nel modo in cui il misterioso straniero gli aveva predetto. Infatti, come Bezdomnjy avrà modo di scoprire successivamente, quella mattina i due poeti non stavano tenendo una tranquilla conversazione con un tizio un po’ svitato, ma con Satana stesso.

Dopo questi brevi cenni alla trama sorge spontanea la domanda: “ma il Maestro e Margherita chi erano?”. Anche il lettore ci metterà un po’ di tempo a capirlo, perché i veri protagonisti del romanzo compaiono un po’ tardi, all’incirca a metà dell’opera (soprattutto Margherita, che prima appare solo una volta e indirettamente).

Il Maestro è uno scrittore che aveva composto un’opera teatrale che racconta la vera storia del processo a Ponzio Pilato, ma ormai ridotto alla pazzia dai feroci commenti della critica nei suoi confronti e ricoverato in un manicomio. Margherita è la sua fedelissima amante, l’unica che aveva creduto nell’opera del Maestro fin da subito e che incarna uno dei tanti paradossi del romanzo: la fedeltà dell’amore vero nell’infedeltà dell’amore coniugale. Sia il Maestro che Margherita erano infatti già sposati.

Come possiamo già intuire da questi brevi cenni alla trama, i nuclei narrativi sono tre: la storia di Gesù e Ponzio Pilato, la comparsa di Woland e del suo seguito a Mosca e la storia dei due amanti. Con essi Bulgakov riesce a fare l’impossibile. Dalla seconda metà del romanzo in poi non solo le tre vicende si intersecano e si completano l’una con l’altra, ma i tre piani narrativi e temporali in cui sono collocate vengono a coincidere in un modo del tutto paradossale, concludendosi contemporaneamente.

Il Maestro ritrova la salute mentale e la sua amata Margherita, e può finalmente ricongiungersi con lei in una pace eterna nel mondo dell’immortalità. Nel momento dell’ingresso nell’oltretomba i due amanti incontrano Ponzio Pilato (il protagonista del suo romanzo), che in quella stessa notte verrà liberato da due millenni di sensi di colpa che derivano dall’aver condannato ingiustamente Gesù. Ovviamente a tenere le redini del gioco e a rendere possibili questi happy ending è Woland stesso, che nella sua veste satanica sembra paradossalmente più abile a compiere il bene che il male.

I cenni ad altre opere e riferenti autobiografici non sono pochi: già dal titolo intuiamo che la maggiore fonte di ispirazione di Bulgakov fu il Faust di Goethe (una delle redazioni precedenti del romanzo porta addirittura il titolo di “Faust e Margherita”) e una citazione di quest’opera posta all’incipit del romanzo ci toglie ogni dubbio. Sorprendenti sono anche i punti in comune tra il Maestro e Bulgakov stesso: il primo aveva bruciato per intero la sua opera principale, quella che poi gli consegnerà la fama eterna. La stessa cosa aveva fatto l’autore con la prima redazione del “Maestro e Margherita”, di gran lunga la sua produzione letteraria più importante.

Il Maestro e Margherita è in conclusione un’opera estremamente sfaccettata, che ha bisogno di più riletture per essere compresa fino in fondo e che non smette mai di sorprendere il lettore. Al suo interno si possono trovare critiche alla società e alla letteratura del tempo, una visione assolutamente singolare della religione cristiana, una grande storia d’amore, tante vicende buffe che rendono la lettura molto scorrevole e molto altro ancora.

 

Fonti: Marietta Chudakova – Michail Bulgakov

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