Antonio Raimondi, un milanese che vale un Perù

Esploratore, naturalista, geografo e archeologo, prima di lui poco o nulla si sapeva sulla remota Repubblica del Perù. Fino al 26 febbraio al MUDEC (Museo delle Culture) di Milano, si tiene la mostra dal titolo “Le avventure di un esploratore: Antonio Raimondi e la scoperta del Perù”, dedicata a questo nostro straordinario concittadino.

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Immagine: Disegni botanici in mostra al MUDEC. Foto dell’Autore.

Raimondi nasce all’ombra della Madonnina il 19 settembre 1821. Si appassiona alle scienze naturali, senza tralasciare la politica. Vive con entusiasmo gli eventi del 1848-49, dalle Cinque Giornate di Milano alla Repubblica Romana, e viaggia attraverso l’Europa per visitare i più importanti orti botanici e giardini zoologici. È tuttavia presso il Giardino Botanico di Brera che, assistendo allo sradicamento di un cactus proveniente dal Perù, si interessa a questa lontana e sconosciuta terra. La delusione per il fallimento dei moti rivoluzionari lo convince a lasciare la sua Patria, alla volta di Lima.

Antonio si imbarca a Genova a bordo de “La Industria”, che al termine di una traversata durata sette mesi, attracca al porto di Callao, nei pressi di Lima, il 28 luglio 1850. Nella capitale peruviana gli viene offerto un posto come insegnante di scienze naturali presso la Facoltà di Medicina. A quei tempi il Perù è una giovane repubblica, indipendente solo dal 1821, e al di fuori della capitale e dei più importanti centri urbani è ancora inesplorato.

I viaggi di Raimondi verso l’interno del Paese cominciano nel 1851, e proseguono per diciannove anni. Le sue esplorazioni attraversano le tre grandi regioni del Perù, la costa, la sierra e la selva. Il naturalista percorre circa 45.000 km e raccoglie più di 50.000 campioni di piante, animali, minerali e reperti archeologici. Produce un ritratto di uno dei paesi con la maggior biodiversità al mondo. Scrive Raimondi sui suoi viaggi: “Mi sembrava di non avere occhi abbastanza per vedere tutto”.

Wikimedia Commons/Un esemplare di Puya raimondii, specie botanica descritta dal celebre naturalista Antonio Raimondi

Durante i suoi viaggi riempie la bellezza di 195 taccuini di campo. Grande importanza nella sua opera è data alla raffigurazione delle piante, animali e oggetti osservati, sostenendo che “vale di più un disegno di poche linee, ma esatto, che una lunga descrizione”. Tra i suoi disegni si ritrovano anche numerose raffigurazioni di resti archeologici, che sono tra i primi studi sulle tracce lasciate dalle civiltà Pre-colombiane.

Al suo rientro a Lima inizia la monumentale opera di riordino e catalogazione del materiale raccolto. Tutte le sue osservazioni vengono raccolte nella sua opera omnia, El Perù, che Raimondi non ebbe il tempo di completare a causa della sua morte, sopraggiunta a San Pedro de Lloc, sulla costa pacifica, nel 1890.

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Immagine: Una copia dell’opera “El Perù“, in mostra al MUDEC. Foto dell’autore.

Grazie alle sue capacità di cartografo, Raimondi porta a termine la prima mappatura completa della Repubblica del Perù. Dedica quattro anni alla realizzazione della Carta Nazionale del Perù, la cui pubblicazione a cura di una casa editrice di Parigi cominciò nel 1887 e fu ultimata nel 1897.

La figura di questo milanese è oggi poco conosciuta in Italia, mentre gode di grande popolarità nel suo amato Perù, dove addirittura un’intera provincia porta il suo nome. I peruviani ricordano spesso la sua frase più celebre, solenne come un vero e proprio testamento: ”el Perú es un mendigo sentado en un banco de oro”, il Perù è un mendicante seduto su una cassa d’oro.

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