Maggie Rogers: una promessa già mantenuta

Lei è Maggie. Qui la faccia da brava ragazza non si nota per niente anche se i presupposti ci sarebbero tutti: 22 anni, occhi spaesati e una casa nelle campagne del Maryland. Questa è Maggie Rogers e il Guardian l’ha inclusa nel suo elenco dei 20 artisti emergenti da tenere d’occhio nel 2017.

Maggie ha studiato musica al Clive Davis Institute di New York fino al 31 maggio dello scorso anno. Il giorno dopo è stato pubblicato su YouTube il video di un workshop tenutosi durante il suo corso di laurea. L’evento, organizzato per i 50 anni dell’università, consiste in un faccia a faccia tra studenti ed un ospite d’onore: Pharrell Williams.

Il cantautore di Virginia Beach si confronta con alcuni di loro e ascolta i loro pezzi per poi commentarli con pareri e consigli. L’ultima a sedersi davanti a Williams è proprio Maggie Rogers, che con fare sognante racconta da dove arrivi la sua musica e di come sia nata “Alaska”, il pezzo che stanno per ascoltare e che la stessa ha confessato, in un’intervista con Pitchfork, di aver scritto in 15 minuti. Maggie sembra timida ma allo stesso tempo è determinata a far comprendere al suo interlocutore il senso del suo lavoro; glielo spiega con i gesti, lo ipnotizza con parole dette a mezza bocca. Poi parte “Alaska” e Pharrell inizia a muovere gli occhi da un piede all’altro, spaesato e colpito. Maggie dal canto suo se la gode, aggrotta la fronte, ondeggia con la testa, canta senza voce i versi della sua scommessa più grande.

Lo trovate qui.

La forza di questo video sta tutta negli occhi di chi di musica ha scritto capitoli indelebili e sa che cosa ha davanti. Ha davanti un talento della composizione che sa creare armonie semplici ma efficaci. Ma c’è qualcosa di più. La capisce, capisce a pieno un messaggio che sente per la prima volta perché la voce che glielo trasmette sa farsi capire. Per quanto possa essere complicata una storia, per quanto sia nuova, sconvolgente o criptica, il bravo musicista sa costruire un’impalcatura da cui arrivare all’altezza necessaria per vederla per quello che è. Poi ci sono quelli sono capaci di dare anche una morale a quella storia; quelli che non ci avevano neanche provato ma l’hanno fatto; e quelli, come Maggie, che magari non avevano idea di essere così bravi a farlo perché la musica l’hanno sempre fatta prima di tutto per loro stessi. E sono proprio questi ultimi, quando capiscono come arrivare a tanti senza perdere quello che vogliono dire, ad essere unici.

La sua storia Maggie Rogers la deve ancora scrivere, ma un solida base da cui cominciare l’ha già costruita, e promette di essere abbastanza larga da contenere tantissimi curiosi pronti a veder passare le prossime storie che ha da raccontare.


 

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