Notiziario dell’una

 

Era il 27 dicembre. Notiziario dell’una: “Grave incidente in una strada di campagna. Tre ventenni morti e una ragazza ferita. Il giovane alla guida era ubriaco”.

“Ciao Carlotta. Sono riuscita a trovare il tuo numero, dopo molto tempo che lo stavo cercando. Ho voglia di vederti… è passata una vita dall’ultima volta. Una vita davvero. Spero che tu possa trovare un po’ di tempo per me. Ancora. Un bacio grandissimo, attendo la tua riposta con ansia, Fabiana”.

Alle 9.00 del mattino il tintinnio del cellulare aveva disturbato il mio sogno. Si tratta di un sogno ricorrente e insistente: sono seduta al centro di una strada silenziosa e poco trafficata; davanti a me ci sono due televisori, uno sopra l’altro; in uno dei due vedo me stessa partecipare a una festa; è un tripudio di colori, e la sensazione di felicità invade, come fosse vera, nitidamente, il mio cervello; un momento perfetto e fragile; l’altra tv rimane inspiegabilmente spenta, mi sembra di intravedere di riflesso un’auto che sfreccia verso di me, ma non ricordo mai bene.

Il suono di quell’sms, inspiegabilmente così rumoroso, mi aveva fatto aprire gli occhi improvvisamente e non avevo potuto ripensare al mio sogno e a ciò che stava accadendo. Mi era rimasta solo la sensazione fastidiosa di essermi appena dimenticata cose fondamentali, come quando parti per le vacanze e fino all’aeroporto sai di esserti scordato un qualcosa di importantissimo. E anche quando ti accorgi che non è così, quel fastidio rimane e non passa. Non so bene nemmeno io perché di soprassalto mi alzai, presi il telefono dal comodino e lessi quell’sms inatteso. Fabiana? Fabiana! Davvero quella fumosa presenza del mio passato mi aveva appena mandato, alle 9.00 di mattina di un giorno qualsiasi di settembre quel messaggio? E allora quella stessa sensazione del sogno appena perduto ritornò: cosa avevo dimenticato di fondamentale delle mia vita passata? Qualcosa che aveva portato Fabiana a farsi sentire ancora e a chiedermi di vederci?
Cosa ho dimenticato?

Non le risposi per tre giorni. E non le avrei risposto mai, se tre pomeriggi dopo non avessi trovato la foto. Era rimasta nascosta per dieci anni, o forse più, e ora dopo quell’sms compariva nei miei cassetti senza preavviso. Cinque sorrisi mi sferzavano le pupille e mi facevano male allo stomaco. Erano belli e felici e rigogliosi; promettevano futuri altrettanto coinvolgenti. Due ragazze si abbracciavano in primo piano: io e Fabiana. Guancia contro guancia, indissolubilmente legate, indiscutibilmente amiche. Dietro tre ragazzi, tre smorfie che non nascondevano la bellezza di quei volti. Tutti e cinque insieme, tutti e cinque amici, tutti e cinque appena prima di perderci. Sono rimasta almeno un quarto d’ora a guardarla, cercandoci dentro qualcosa, un indizio, un passaggio che sentivo di essermi persa, un messaggio che quei cinque ragazzi ancora potevano inviarmi, un consiglio forse, su come comportarmi. Quella sera risposi a Fabiana: “Ciao. Forse possiamo incontrarci. Puoi sabato alle 14.30 al bar Corallo… il solito?”. La risposta affermativa arrivò due minuti dopo.

Adesso sono qui, al bar Corallo, al solito bar. Ho riletto il messaggio di Fabiana almeno dieci volte. Lei mi stava cercando da tanto; è passata una vita intera; vuole vedermi. Perché? Cosa serve ormai?

Era il 27 dicembre. Notiziario dell’una: “Grave incidente in una strada di campagna. Tre ventenni morti e una ragazza ferita. Il giovane alla guida era ubriaco”.

Una bella donna bionda, con voce priva di qualsiasi sfumatura, aveva annunciato con inquietante tranquillità la morte dei miei migliori amici. Con che aria distaccata si parla della morte, avevo pensato, prima di vedere sullo schermo del televisore, una dopo l’altra le immagini dei volti dei miei ormai inesistenti amici.

«Ciao Carlotta!» Di fronte a me c’è una donna stupenda. I suoi capelli sono lunghissimi, color cioccolato fondente. Una volta li portava corti, molto corti, alla maschio. Ma il suo sguardo è sempre lo stesso: un misto di meraviglia e tristezza profonda. Prima dell’incidente quella tristezza era più leggera come solo accennata, un’inconsapevole premonizione. «Ciao» le rispondo, riflettendomi all’interno delle sue malinconiche iridi azzurre. Stiamo in silenzio mentre lei si siede al tavolino con me. Un denso imbarazzo annebbia come fumo l’atmosfera circostante. Vederla mi fa venire voglia di urlare e di piangere, come non faccio da quel 27 dicembre all’una di pomeriggio. «Allora, come va?» Fabiana ci prova, a dare un senso al nostro incontro. «Va tutto bene» rispondo con tono serio e poco credibile. Ancora gliela voglio far pagare, quella sua presenza sulla macchina dell’incidente. Fabiana è ora seduta e cerca disperatamente qualcosa da dire prima di esplodere: «Carlotta, non ci vediamo da più di dieci anni e tu mi accogli così… io avrei voluto abbracciarti, tu non poi capire quanta voglia avevo di vederti!» Sta piangendo, e mi guarda dritta in viso. Mi sembra di sentire le sue lacrime sulle mie guance e al limite dei miei occhi.

«Perché non mi hai cercato prima allora?»
«Non lo so, tu eri arrabbiata, stavi così male, non sapevo proprio come rimettermi in contatto con te!»
«In dieci anni non hai trovato un modo?»
«Non sapevo, non sapevo davvero come comportarmi.»

La tv nell’angolo trasmette delle notizie: nuova riforma, malasanità, incidente mortale in autostrada.

Era il 27 dicembre. Notiziario dell’una: “Grave incidente in una strada di campagna. Tre ventenni morti e una ragazza ferita. Il giovane alla guida era ubriaco”.

«Perché eri su quella macchina? Cosa è successo? Perché non mi hai chiamato subito? Io ho scoperto tutto soltanto quando per caso ho acceso la televisione! Ho visto quelle immagini: la macchina distrutta, i corpi bianchi a terra, le macchie di sangue, le foto dei loro volti, i loro ultimi sorrisi… perché io non c’ero a quella festa? Perché la notte in cui tutto è finito io non ero con voi e sono rimasta irrimediabilmente viva, senza di loro, senza di noi, senza i nostri progetti, i nostri sogni, la nostra vita insieme?! Eravamo la cosa più bella che io abbia mai vissuto… in quell’incidente così inutile dovevamo morire tutti, e invece tu sei ancora viva, e io sono ancora qui, e non ero con voi nel disastro di quella notte».

Fabiana mi guarda sconvolta, la malinconia dei suoi occhi è ora diventata incredulità e io non capisco perché. Davvero pensava che tutto fosse tornato normale?

«Carlotta, cosa… cosa stai dicendo, mi spaventi! Anche io sono ancora distrutta. Questo lutto non lo supererò mai più, erano i nostri migliori amici, le persone che avrei voluto avere accanto per tutta la vita, insieme a te. Lo so che quell’incidente è stato una tragedia, che abbiamo sbagliato tutto, per colpa dell’alcool, io… potessi tornare indietro cambierei ogni cosa!»

«Ma perché, perché io non ero con voi a quella cazzo di ultima festa? Su quella macchina?»

«Carlotta tu c’eri».

Era il 27 dicembre. Notiziario dell’una: “Grave incidente in una strada di campagna. Tre ventenni morti e una ragazza ferita. Il giovane alla guida era ubriaco… la quinta ragazza è rimasta illesa”.

di Federica Tosadori

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