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La libreria Shakespeare and Company ospita gratis con vista su Notre Dame

Di Sara Ottolenghi

Ottenere un alloggio gratuito, per almeno una settimana, a Parigi e con vista su Notre Dame sembra qualcosa di impossibile. Eppure c’è un luogo che offre questa possibilità, a tre semplici condizioni.

  1. Una di queste appare scontata: qualche ora di lavoro per la proprietaria. Non si tratta però di un qualsiasi lavoretto da ragazzi alla pari. Si tratta di lavorare in una libreria che vende volumi in lingua inglese: La “Shakespeare and Company”.
  2. La seconda condizione è la più particolare: leggere almeno un libro al giorno. Un grande scrittore, si dice, deve essere anche un grande lettore. Ed è agli aspiranti scrittori ed artisti in particolare che questa offerta di alloggio è destinata, in onore della storia dietro ai nomi del negozio e della attuale proprietaria.
  3. La terza condizione appare piuttosto spontanea per un amante di lettura e scrittura: scrivere una pagina di autobiografia, da lasciare in memoria negli archivi della libreria, magari in attesa che il suo autore si affermi nel mondo dell’editoria.

Un aspirante “Tumbleweed” (“rotolacampo”, così vengono chiamati gli inquilini  della libreria), non deve far altro che presentarsi, conscio di queste tre condizioni, direttamente al negozio, al numero 37 di Rue de la Bûcherie. Il sito della libreria fornisce anche un indirizzo e-mail al quale candidarsi, ma parlando con chi ci lavora si scopre che, visto il rischio di flusso elevato e perdita di significato che si avrebbe in caso contrario, non si accettano prenotazioni. Una volta esplicitate le sue intenzioni, l’interessato ha un colloquio con l’attuale proprietaria, Sylvia Whitman.

Ella è la figlia di George Whitman (1913-2011), un americano che nel 1951, dopo aver speso i fondi ottenuti dopo il servizio militare interamente in libri, decise di metterli a disposizione e in vendita in un luogo che, dapprima, chiamò “Le mistral”.

“Ho creato questa libreria come un uomo scriverebbe un romanzo, costruendo ogni stanza come un capitolo, e mi piace che le persone aprano la porta come aprono un libro, un libro che guida ad un magico mondo nelle loro immaginazioni”.

Il cambio di nome avvenne nel 1964, alla morte di Sylvia Beach, personaggio di riferimento per il mondo della piccola editoria in lingua inglese di Parigi e per numerosi scrittori di passaggio nella capitale francese dal 1919 al 1941.  Anch’ella americana, fu la prima a pubblicare e mettere in vendita il primo libro di Hemingway e l’Ulisse di Joyce, malvisto in patria. La sua libreria, situata a un paio di isolati di distanza, si chiamava anch’essa “Shakespeare and Company” e, come quella attuale, apriva le porte a numerosi amanti della letteratura. Fu costretta alla chiusura nel 1941, all’arrivo dei nazisti. Oggi in quel luogo rimane solo una targa, ma lo spirito rivive in quella attuale.

Anche per chi non si sentisse di candidarsi come “Tumbleweed”, la Shakespeare and Company resta un luogo il cui fascino non si esaurisce nel suo ruolo di rivendita di libri. Le pareti interamente ricoperte di volumi, per raggiungere alcuni dei quali sono messe a disposizione scale a pioli di legno che perfettamente si sposano nel colore con gli scaffali, si distribuiscono su due piani. Ai piedi delle scale che conducono al piano superiore spicca un invito: “Poetry upstairs”. Nell’area della poesia colpisce una intera parete ricoperta di messaggi lasciati su fogli volanti e persino biglietti della metro. In una stanza, una sala lettura ad accesso libero come una biblioteca, un pianoforte a parete invita chi vuole a suonarlo (non dopo le 8 di sera però, nel rispetto del silenzio del vicinato). In alto, su una parete si legge un motto del primo proprietario “Be not inhospitable to strangers lest they be angels in disguise.” (Yeast)

Poco più in basso, una piccola cassetta delle lettere invita gli ospiti a lasciare un pensiero su carta, che verrà poi inserito in un qualsiasi libro in vendita, per finire nelle mani di un ignaro compratore. Una nuova poetica versione dei messaggi nella bottiglia.

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