“A una mente tranquilla l’universo intero si arrende”, diceva il mistico cinese Chuang Tzu. Se un approccio razionale e acuto alle battaglie ha costituito la base delle gesta di condottieri quali Cesare, Alessandro e Napoleone, lo stesso non possiamo dire di Aroldo II d’Inghilterra. Secondo alcuni autorevoli studiosi come Sean McKnight dell’accademia militare di Sandhurst , l’eccesso di foga con cui Aroldo e i suoi uomini affrontarono l’avvicinamento e la battaglia di Hastings il 14 ottobre 1066 – esattamente 950 anni fa – fu determinante per l’esito della battaglia.

1. La lotteria dei pretendenti: Aroldo, Hardrada, Guglielmo

L’Inghilterra del X secolo presentava una situazione politica estremamente turbolenta. Dopo le ripetute scorribande danesi, culminate in due periodi di scorribande dei Danesi sull’Inghilterra (1013-1014 e 1016-1042), il trono anglo-sassone sembrava aver trovato un regno stabile sotto Edoardo III Confessore. Edoardo morì però il 5 gennaio 1066 senza un figlio né un erede designato al trono.

Il trono fu usurpato da Aroldo II Godwinson, fratello della vedova di Edoardo III, Gyda. Egli si trovò subito a fronteggiare le pretese del re norvegese, parente alla lontana della casata inglese, Harald Hardrada, in combutta con il fratello di Aroldo stesso, Tostig Godwinson. Dopo un iniziale successo a Fulford, nello Yorkshire, le forze di Hardrada furono annientate e Hardrada stesso ucciso a Stamford Bridge nella giornata del 25 settembre.

Ma nell’ora apparentemente più felice per Aroldo, il 27 settembre le navi normanne del duca di Normandia Guglielmo I (nel dipinto sotto)  levarono le ancore dai loro porti e sbarcarono l’esercito invasore tra i villaggi di Pevensey e Hastings, nell’East Sussex. Apparentemente estraneo ad ogni rivendicazione al trono basata su vincoli di sangue, Guglielmo vantava una promessa di successione fatta lui oralmente – ma mai verbalizzata – da Edoardo.

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Gugliemo I di Normandia in un ritratto idealizzato del 1620

2. Una vigorosa rincorsa

Dopo aver battuto l’esercito di Hardrada però, Aroldo II fu costretto a licenziare gran parte del suo esercito, costituito per buona parte da contadini (fyrd) che dovevano tornare ai campi per mietere i raccolti. Al tempo stesso però Aroldo aveva assoluta necessità di raccogliere truppe in grado di affrontare l’esercito di Guglielmo, forte di 15 000 uomini circa, di cui 2000 cavalieri.

Nonostante ciò, Aroldo lanciò le sue truppe a marce forzate verso Londra, dove arrivò il 13 ottobre, coprendo più di trecento chilometri in meno di due settimane, vale a dire dall’annuncio dello sbarco normanno. Nel rientrare a Londra Aroldo II raccolse altri 7 000 guerrieri appena liberatisi dalle incombenze del raccolto, lasciando però indietro molte delle sue truppe più fidate, senza calcolare le perdite patite dai formidabile housecarl, sua guardia del corpo decisiva ma al tempo stesso decimata a Stamford Bridge e la stanchezza dei reduci da due massacranti marce da oltre 300 km l’una, inframezzate da una dura battaglia contro i norvegesi. Ciononostante, Aroldo non esitò ad attaccare battaglia: il 14 ottobre gli eserciti erano pronti ad affrontarsi.

3. La battaglia di Hastings

Le truppe sassoni, sistemate sulla collina dominante la strada per Londra, tennero testa ai ripetuti assalti frontali della fanteria e della cavalleria normanna con la tattica difensiva dello shield wall, il “muro di scudi”, una formazione impenetrabile a qualsiasi carica frontale.

A questo punto della battaglia la foga giocò un tiro mancino all’esercito anglosassone. Tra le file dell’esercito normanno si era diffusa la diceria che Guglielmo fosse morto in uno degli infruttuosi tentativi di assalto all’esercito di Aroldo. Alla notizia, le truppe bretoni dell’ala destra normanna si diedero subito alla fuga, subito seguite dall’ala sinistra anglo-sassone.  Le truppe di Aroldo, frettolosamente corse all’inseguimento, si videro mancare la forza dello shield wall, furono accerchiate e annientate dalla cavalleria normanna, guidata da Guglielmo in persona.

4. Una foga che diventa fuga

La deleteria foga mostrata nel combattimento dai sassoni permise a Guglielmo di attuare una finta ritirata al fine di smuovere l’esercito sassone dalle sue posizioni difensive. Il tranello funzionò. Parte dell’ala destra anglo-sassone fu accerchiata e distrutta dalla cavalleria normanna. Guglielmo, con la situazione ormai in pugno, ordinò agli arcieri di portarsi in prima fila e tirare in profondità, sterminando le poche residue milizie contadine del fyrd, prive di scudi e corazze per difendersi dalla pioggia di dardi. Secondo l’arazzo di Bayeux (sopra) che racconta la battaglia, Aroldo stesso trovò la morte in questa circostanza, colpito ad un occhio da una freccia. Ormai dalla lunga giornata di combattimento, le residue forze di Aroldo fuggirono in rotta verso Londra.

Da una parte, la grande determinazione di Aroldo, dall’altra la freddezza calcolatrice di Guglielmo, forte anche di un esercito più numeroso. Insomma, parafrasando Chung-Tzou: “A una mente tranquilla l’Inghilterra intera si arrende”.

Credits: Immagine di copertina; Immagine 1; Immagine  2

Fonti:

Militaria, Le grandi Battaglie, DVD 8, Hastings, Pubblicato da “Il Giornale”, 2006.

http://www.bbc.co.uk/bitesize/ks3/history/middle_ages/1066_norman_conquest/revision/5/

http://www.bbc.co.uk/history/british/normans/1066_01.shtml

http://www.bbc.com/news/uk-england- 36486790