Sigarette elettroniche: le conseguenze di un picco in discesa

Spuntarono sparsi per le vie delle città a partire da circa un anno fa, con slogan accattivanti e inviti a prove gratuite. Se ne sono visti aprire quattro o cinque per quartiere, come se si riproponessero di sostituire i diffusi tabaccai. Dopo il boom iniziale, tuttavia, i negozi di sigarette elettroniche, dalle vetrine appariscenti ma monotematiche, stanno ora subendo un notevole crollo nelle vendite.

Fra i rivenditori, qualcuno nega la crisi se interpellato: No, non abbiamo rilevato grosse variazioni nel numero delle vendite, da quando abbiamo aperto a marzo. Continuano a rivolgersi a noi molti fumatori.

Non si può però evitare di notare che in vetrina un cartello annuncia sconti fino al 50 % sulla merce esposta.

Molti paiono rassegnati a chiudere presto. Spinti dall’entusiasmo iniziale, si rendono solo ora conto di aver male investito su quella che sembra a posteriori essersi affermata solo come una moda passeggera.

Brevettata già nel 1965, la sigaretta elettronica iniziò a diffondersi inizialmente solo attraverso vendite online a partire dal 2009, come alternativa al tabacco per chi si proponeva di smettere.

Oggi le voci sono contrastanti: qualcuno afferma siano comunque nocive, poichè quelle a nicotina non risolvono la dipendenza agendo solo, in parte, sul lato psicologico del vizio, perchè fumate forse meno frequentemente. Alcuni fra i rivenditori in crisi si aggrappano a pareri illustri, come quello di Umberto Veronesi riportata in un articolo esposto in una vetrina, per invitare clienti sempre più diffidenti.

L’iniziale successo, tuttavia, non sembrò essere dovuto solo alla voglia di molti tabagisti di togliersi il vizio, quanto alle numerose pubblicità che mostrano la possibilità di fumarle ovunque, di sorvolare i divieti imposti per tutelare dai danni del fumo passivo.

Uno studio americano ha monitorato gli effetti degli spot di questo tipo di prodotto su un campione di 519 fumatori. La visione delle pubblicità non provocava soltanto il desiderio di acquistare le sigarette elettroniche, ma anche una generica voglia di fumare (45% dei soggetti).

Anche in Italia ci è capitato di vedere questo tipo di campagne, per qualche mese. Era il periodo in cui si sembrava che lo Stato  fosse intenzionato a iniziare a farne monopolio, visto l’aumento delle vendite e la diminuzione delle entrate da tabacco.

Tuttavia nel frattempo ricerche su possibili rischi per la salute (non compaiono dati certi, ma si ipotizza che anche respirare vapori intensamente aromatizzati possa alla lunga causare danni ai polmoni) e i timori che giovani potessero avvicinarsi così al fumo, iniziavano ad allarmare e comparivano le prime limitazioni. L’età minima per l’acquisto è stata così stabilita prima per i sedici anni e in seguito per i diciotto. (Anche se, secondo ciò che affermano i proprietari di negozi, il loro target era maggiormente compreso fra i trenta e i cinquanta anni). Pian piano si è arrivati ad equipararle alle sigarette tradizionali nei divieti e, a partire da gennaio 2014, verranno anche tassate allo stesso modo.

“Ma la colpa della crisi del settore non è da attribuire all’aumento previsto dei prezzi. Non si smette di comprare un prodotto prima che aumenti, solo perché si sa che aumenterà. Si smette di comprare perché  non si è più interessati. Fra chi non è più tornato, pochi avranno smesso. La maggioranza sarà tornata a comprare pacchetti”, dichiara il titolare di un negozio quasi sempre vuoto.

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