Femen – la tutela delle donne a qualsiasi costo

Di Sara Shams

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Il movimento femminista Femen, fondato con il nome di “movimento di Kiev” nasce come protesta contro l’immagine dell’Ucraina, riconosciuta all’estero come meta di turismo sessuale. 
L’obiettivo del movimento è “smuovere le donne in Ucraina, rendendole socialmente attive”. Questa è la motivazione ufficiale che il movimento diffonde circa la propria nascita, perché (svestirsi) “è l’unico modo per essere ascoltate”.
 Quasi un ossimoro verrebbe da pensare, difendere i diritti delle donne spogliandosi. 
“Femministe, non esibizioniste”, “non siamo criminali” urlavano durante la manifestazione svolta a Roma contro il papa.

Nonostante le apparenze, le loro rivolte hanno sempre avuto un’impronta molto violenta: il ventidue agosto 2014 venne arrestata Amina Seboui, perché aveva aggredito e insultato una donna in quanto portava il velo islamico, sollevando così una rissa. Dopo due mesi di detenzione, Amina decide di rivelare alcuni dettagli scioccanti. Intervistata dal sito web Huffington Post Maghreb, la diciottenne da poco rilasciata, dopo due mesi di detenzione, ha mostrato forti dubbi sull’associazione di cui faceva parte, facendo riferimento soprattutto sui finanziatori delle Femen che, fino a quel momento, risultavano sconosciuti.
 «Non conosco – ha detto Amina Sboui – le fonti di finanziamento del movimento. Ho chiesto, ripetutamente, a Inna (si tratta di Inna Shevchenko, leader del movimento nato in Ucraina, ndr), ma non ho avuto delle risposte chiare. Non voglio più fare parte di un movimento dove c’è del denaro dubbio. E se fosse Israele a finanziarlo?»

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La ex attivista però lascia la domanda aperta, senza poi chiarire se queste sue accuse siano vere o meno. È proprio a questa domanda che una giornalista ucraina ha cercato di rispondere, infiltrandosi nel mondo del movimento, filmando tutto con una telecamera nascosta.

La ragazza è entrata a far parte dell’organizzazione, dichiarandosi convinta sostenitrice delle loro idee e partecipava personalmente alle azioni di protesta in topless, registrando il tutto.

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Insomma, l’abbandono di Amina ha aperto un vaso di Pandora: su tutti il capitolo riguardante gli stipendi dati alle “attiviste”. Si è scoperto che ogni ragazza percepisce il doppio/triplo dello stipendio medio di una normale ragazza ucraina, oltre 2.500 euro al mese.

Il viaggio della giornalista che si è recata a Parigi per partecipare ad una protesta è stato pagato interamente dal movimento: i biglietti per l’aereo, l’albergo, il taxi e i pasti, con una spesa quantificabile in 1.000 euro al giorno, seconda contare poi, sempre a “costo zero”, le spese per gli estetisti e la cosmetica.

Ma chi c’è dietro queste generose donazioni?

I finanziatori sembra siano il miliardario tedesco Helmut Geier, l’imprenditrice tedesca Beate Schober e l’uomo d’affari americano Jed Sunden.

Sembrerebbe a primo impatto che la questione dei finanziamenti ad un movimento che si batte per la parità di sessi, fine umile e nobile, sia la questione più scioccante, invece non è così: dopo l’abbandono della ex attivista Amina e l’infiltrazione della giornalista, sono stati svelati altri retroscena.

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«Avevo molta paura all’inizio, ma mi sono fatta forza. Poi, una volta che ho conosciuto le Femen, mi sono accorta che sono violentissime nelle azioni e nelle parole, ma che il loro odio esplode solo contro certe persone, contro chi crede, contro chi considerano nemici». A parlare così è Iseul Turan, 21 anni, studentessa di Legge a Parigi, che tre mesi fa si è infiltrata fra le Femen: «Intanto mi accorgevo che le Femen, poste in risalto dai media, non facevano che alimentare gli stereotipi che contestano. Volevo vederci più chiaro e quindi ho deciso di infiltrarmi per capire come agivano».

Così ha incontrato la leader del gruppo, Oksana: «Le chiesi cosa potevo fare e lei mi propose di guidare le azioni. All’interno delle Femen non c’è alcun dibattito, nessuna filosofia, solo attivismo. L’idea di aiutare le donne, di stendere programmi per migliorarne la situazione, non le sfiora nemmeno. Vogliono solo attaccare e distruggere i simboli del capitalismo e della religione, usando il loro corpo per farsi pubblicità. I loro obiettivi sono Berlusconi, Putin, il Papa».

Le accuse della giovane mosse alle attiviste sono di fatto fondate, basta vedere le proteste delle ragazze, il modo in cui vengono svolte, servendosi di una violenza gratuita e la maggior parte delle volte non necessaria, fatta solo per attirare l’attenzione dei media, attenzione che le stesse leader del movimento dicono sempre di cercare a tutti i costi.

La metodologia di protesta delle Femen e la loro retribuzione sono sicuramente due fattori non associabili a delle volontarie, ma queste attiviste, criticate sopratutto per i loro modi molto forti e violenti, avrebbero raggiunto lo stesso scopo se fossero state delle normalissime ragazze in piazza a urlare per i propri diritti con in tasca solo una manciata di euro?

 Credits:

foto: wikimedia.org e wikipedia.org

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