Delusion

di Sharp

 

Delusion è un falso amico, in linguaggio tecnico: non vuol dire delusione, bensì illusione.
Margherita di delusioni dalla vita ne aveva ricevute tante e di illusioni se ne era fatte altrettante, soprattutto durante i suoi stati euforici, proprio così erano state detti i suoi viaggi e il mondo parallelo che più volte, durante i suoi stati maniacali si era costruita, delusions li avevano soprannominati gli psichiatri inglesi.

Del resto Margherita correva molto con la fantasia, soprattutto quando si trattava di relazioni con uomini.
Aveva un sesto senso: le bastava la vista di un ragazzo per essere sicura che era la persona adatta, che con lui sarebbe funzionato tutto, che lui sarebbe stato il principe azzurro.

Spesso ci azzeccava sotto il profilo psicologico, ma o le avversità o lei stessa con il suo comportamento asfissiante rovinavano tutto.

Era stato così con il suo ragazzo storico, tre anni di storia, uno sguardo ad una birrata tra amici in un pub ed aveva deciso che sarebbe stato suo. E così era stato.

Margherita aveva un sesto senso infallibile per le persone, le sentiva nella pancia, sapeva immediatamente di chi poteva fidarsi e chi invece doveva tenere distante. Anche se non era mai in grado di proteggersi e tener distante alcunché.

Era stato così anche con Alessandro, giovane insegnante e scrittore dal fisico minuto, uno sguardo per innamorarsi dei suoi ricci scomposti, del suo entusiasmo e della sua alterigia. Ma anche con lui era andata male, lei aveva esagerato spammando la mail di lui, finché lui, esausto, aveva cessato di risponderle.

Ed era andata così anche con lui. No, con lui si era ripromessa sarebbe andata diversamente.

Al solito, uno sguardo.

Erano in cerchio ad un assemblea per uno spettacolo teatrale di beneficenza, assemblea generale, una quarantina di persone. Margherita nel coro, lui che si occupava della promozione dello spettacolo sul web.

Filippo cercava collaboratori che scrivessero dei pezzi in merito allo spettacolo teatrale, degli approfondimenti sui personaggi per rendere il tutto un po’ più vivo e rendere tutti quanti più partecipi di lì alla data dello spettacolo.

Quale entusiasmo, quale passione! Filippo emanava energia.

Non lo vedeva completamente da seduto mentre faceva il suo intervento, era di tre quarti. Ma non le sfuggì un dettaglio tenero nel momento in cui si alzò: quel filo di pancetta, rotonda, morbida, armoniosa e in sintonia con il resto del fisico statuario. Le ricordava la pancetta paterna, sulla quale per anni si era accoccolata a guardare film e la morbidezza di Lele, il suo migliore amico d’infanzia. Le era già venuto in mente di scrivere un elogio sulla pancetta. Non in quanto sexy, come molti stupidamente dicono, ma come un tocco di dolcezza che renda un uomo più affettuoso e meno macho.

Alla fine dell’assemblea Margherita si era fiondata da Filippo per proporsi: amava scrivere, era la sua passione, un pezzettino abbastanza importante della sua vita. Gli aveva scritto una mail inviandogli uno dei suoi racconti più riusciti, per fargli saggiare il suo talento, presunto o vero che fosse.

Filippo era sparito per settimane e Margherita non ci aveva più pensato ma infine le aveva risposto, proprio il giorno prima della festa di Natale dell’associazione di cui entrambi facevano parte.

Intimidita perché conosceva poche persone Margherita si era presentata nel suo abitino a fantasie verdi con la grande speranza di rivedere il ragazzo. E lo rivide!

Poche parole, qualche risata, lui era particolarmente buffo, il tipo di persona che conosce tutti, ha sempre la battuta pronta ed è sempre pronto a mettersi in ridicolo e strappare un sorriso.

Non le aveva dedicato molto tempo, c’erano tante persone da salutare e con cui parlare. Ma dal giorno seguente avevano iniziato a sentirsi per email.

Margherita aveva iniziato a scrivere sullo spettacolo ma, come suo solito aveva iniziato a parlare anche di sé. Filippo era incuriosito, forse un po’ spiazzato.

Margherita aveva iniziato a fargli delle confidenze, un po’ via e-mail un po’ tramite i suoi racconti: la sua malattia, il suo grande amore di carta con Alessandro, le sue piccole gioie quotidiane con i bimbi cui insegnava.

Margherita stava cadendo ancora nel circolo delusion, non sapeva nulla di Filippo ma si era già vista sposata e, peggio, in sala travaglio con lui accanto a sostenerla tra lacrime e sudore nell’atto d’amore più grande che la vita conosca: il parto.

Viaggiava Margherita, viaggiava.

La sua era una necessità, non essendo soddisfatta di se stessa proiettava tutte le sue speranze sul primo venuto, basandosi su quella prima impressione, di solito esatta.

E sicuramente Filippo era una persona meravigliosa.

Ma lapidaria venne l’ennesima mail: – Perdonami Margherita, per settimana prossima non riesco devo uscire con la morosa.

 

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