Nella vita di Terzani

Sono passati anni dalla morte del grande Tiziano Terzani, il reporter che incantava con i suoi servizi crudi e l’infaticabile attività svolta in ogni parte del pianeta.
Nato a Firenze il 14 settembre 1938 da padre meccanico e madre cappellaia, a scuola si distingue subito per gli ottimi voti e l’intelligenza viva. È un bambino curioso, sveglio e desideroso di apprendere, tanto che prima il maestro delle elementari e poi quello delle medie convincono i genitori a far continuare gli studi al ragazzo. Tiziano viene iscritto al ginnasio, dove si diplomerà con voti eccellenti nel 1957. Dall’animo ribelle e indipendente, rifiuterà una proposta di lavoro alla Banca Toscana, angosciato dall’idea di passare la sua vita chiuso tra quattro mura. Sfidando la sorte e andando contro l’opinione dei genitori, tenta l’ammissione alla Normale di Pisa iscrivendosi al concorso: si classifica al secondo posto. Si iscrive così alla facoltà di giurisprudenza. Sono anni felici e spensierati questi, durante i quali conosce la sua futura moglie: Angela Staude, una studentessa di origine tedesca.
Una volta laureato, a causa di problemi economici è quasi costretto ad accettare la proposta di Olivetti e si trasferisce ad Ivrea dove viene incaricato di reclutare nuovi studenti di origine straniera. È un’occasione favolosa: Tiziano inizia a viaggiare in tutto il mondo ed è nel 1966, quando si trova in Sudafrica per conto dell’Olivetti, che capisce che il giornalismo potrebbe essere la sua strada.
Ancora una volta è l’istinto a guidarlo: nel 1967 lascia il suo posto di lavoro e vince la borsa di studio presso la Columbia University di New York, dove ha la possibilità di frequentare il master di Giornalismo e di studiare la lingua cinese. Nonostante le due lauree, l’esperienza all’Olivetti e la conoscenza di francese, tedesco, inglese, portoghese e cinese, viene rifiutato dal Guardian, Die Zeit, Le Monde e dal Der Sterne, finché Augstein, editore del Der Spiegel, gli offre un’occasione: un contratto di un anno come freelance a Singapore, con l’incarico di coprire l’Estremo Oriente. È il sogno di una vita. Terzani non se lo fa ripetere due volte, accetta l’occasione e si trasferisce a Singapore.
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Dal 1972 al 1984 Terzani segue con interesse tutto ciò che riguarda la vita politica dei paesi asiatici: dall’occupazione del Vietnam del Nord alla liberazione di Saigon, dal dramma cambogiano alla povertà in Cina distrutta dal maoismo. Il suo giornalismo non risparmia nessuno: Terzani è sempre in prima linea, rischiando molto spesso la vita, ma fotografa, documenta e scrive. Scrive in maniera così dettagliata che il Partito Comunista lo fa arrestare nella primavera dell’84 e da lì a breve viene espulso dal paese. Si trasferisce allora a Bangkok, dove continua la sua attività di corrispondente per il Der Spiegel e ha la possibilità di riflettere sull’Asia travolta dalla globalizzazione che lo porterà a scrivere il suo libro più popolare e tradotto: “Un indovino mi disse”, edito nel 1995. Nell’autunno del 1997 gli viene diagnosticato un cancro in fase avanzata, iniziano le cure, ma anche in questo caso la malattia viene affrontata con la curiosità di indagare e capire tipiche del suo animo da reporter.
L’11 settembre e lo scoppio della guerra in Afghanistan lo scuotono: Terzani sente il bisogno di tornare in attività, tornare a scrivere e fare reportage, tuttavia il cancro lo impedisce. Scrive invece una serie di articoli e riflessioni che raccoglie nel volume “Lettere contro la guerra”, edito nel 2002.
Dopo aver viaggiato per i quattro angoli della terra e aver assistito ai drammi più cruenti degli anni ‘70 e ‘80, Tiziano Terzani si spegne, all’età di appena sessantasei anni, nella sua casa di Firenze e circondato dai familiari, non prima di avere dato l’ultima grande massima della sua vita: “Il miglior modo per capire la realtà è attraverso i sentimenti, l’intuizione, non attraverso l’intelletto. L’intelletto è limitato”. Questo era Tiziano Terzani.

a cura di Federica Premi

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