Ci si risveglia solo a volte con il ricordo di un sogno fatto durante la notte: difficile immaginarsi di averne fatto uno almeno ogni quaranta minuti circa di sonno.

Eppure, se è vero che si sogna durante la fase REM, Rapid Eye Movement, come sembra essere dimostrato dal fatto che soggetti risvegliati durante quella fase in oltre il 79% dei casi evocano con più facilità le suggestioni notturne rispetto ad altri, sono molte le manifestazioni del nostro inconscio che ci perdiamo dopo ogni dormita.

Si dice per mandare a letto presto i bambini che il vero sonno è quello che si fa prima di mezzanotte: dietro questa affermazione c’è un fondo di verità, poiché le ore passate a dormire non sono tutte ugualmente riposanti per corpo e mente.

Esistono almeno cinque fasi diverse, distinguibili per variazioni in temperatura corporea, tono muscolare, frequenza cardiaca e attività cerebrale, che si alternano in misura differente in cicli della durata costante di venti minuti. Le prime quattro in ordine di apparizione dal momento dell’addormentamento (S1, S2, S3, S4) sono dette sonno non REM, l’ultima sonno REM.

Da S1 a S4 il sonno si fa sempre più profondo: la diminuita sensibilità agli stimoli esterni e l’attività ridotta del sistema nervoso sono testimoniate anche da onde sincrone all’EEG, che sembrano identificare una attività soltanto basale della corteccia cerebrale. Anche la TAC evidenzia un’attivazione minima e, soprattutto, sconnessa delle diverse aree dell’encefalo. Segue la fase dei Rapid Eye Movements, più simile dal punto di vista fisiologico alla veglia: le onde dell’EEG tornano asincrone, come se si fosse reso necessario integrare informazioni. Persino l’area occipitale, sede della vista, sembra attivarsi nonostante gli occhi chiusi. Il risultato sono immagini mentali, suggestioni che hanno affascinato religiosi, filosofi e psicologi: dalle profezie che secondo la Bibbia hanno salvato la vita del figlio di Giacobbe, Giuseppe, e il regno del Faraone, agli aneddoti interessanti da narrare la mattina agli amici.

Sognare può essere una buona esperienza, dunque, ma come gran parte delle esperienze è stancante: il vero riposo avviene nelle fasi S3 e S4 in particolare. Esse tendono però a diminuire di durata con l’avvicinarsi della luce solare: andare a dormire tardi significa dunque sognare di più, ma rilassarsi meno.

A regolare il nostro ritmo di sonno-veglia sono infatti diversi fattori, fra cui l’alternarsi di luce e buio e l’accumulo di sostanze a livello del sistema nervoso centrale che, si ipotizza, debbano essere smaltite ogni notte.

Una delle sedi di questa regolazione sembra essere l’ipotalamo: lesioni in questa regione, riscontrate sin dall’epidemia di influenza spagnola del 1918, danno luogo a insonnia o narcolessia (si pensi ad esempio alla cosiddetta malattia del sonno).

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