Weber, il Marx borghese. Un assaggio


Capita di sovente, tra i pensatori di economia e i filosofi in genere, di riesumare Marx, ogni qual volta il sistema economico capitalistico si trova dinanzi ad una crisi. Quasi come un martire, un fantasma, sempre vi è qualche pensatore che nel momento opportuno, mentre i mercati crollano, tenta ereticamente di piazzarlo come un Cristo che disse la verità sul fallimento del sistema capitalistico.

Accanto alla figura storica e filosofica di Marx, si presenta il suo antagonista in termini di materialismo storico. Colui che venne denominato il “Marx della borghesia”: Max Weber.

Con il suo saggio “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo”, Weber, ha introdotto una chiave di lettura che nessuno studioso economico non può non considerare: la relazione tra religione ed economia.

Proprio partendo dal suo saggio, dai suoi assunti e dai suoi numerosi spunti, cercheremo brevemente di attualizzare la tesi.

L’affronto che pone Weber è nella natura del capitalismo e la sua forte relazione con la religione protestante, relazionando dunque l’economia capitalistica alla riforma luterana. Egli tende a specificare che non vuol scrivere un testo che si oppone specularmente al materialismo storico di Marx semplicemente esplicando una versione spiritualistica dell’economia e della civiltà e soprattutto non vuole interpretare la religione come causa del capitalismo.

Detto ciò, dopo le prime pagine, il testo regala una prima denominazione metaforica della differenza in questione:

“Il cattolico […] è più tranquillo; munito di un minore impulso alla prestazione e al profitto, apprezza un’esistenza quanto più sicura possibile, sebbene con minori proventi, più di una vita pericolosa, stressante, ma tale da apportare eventuali onori e ricchezze. Lo scherzoso detto popolare suona: o mangiare bene o dormire tranquillamente. Nel caso presente, al protestante piace mangiare bene, mentre il cattolico vuole dormire sonni tranquilli”.

La metafora, se pur apparentemente semplicistica, non è null’altro che la rivelazione di un saggio che puntualmente viene ridiscusso, così come gli scritti di Marx, e resta tra gli immortali testi insindacabili in termini di determinatezza storica finale.

Il motivo per cui il tutto risulta interessante parte dalla visione di un quadro generale, quello del debito pubblico europeo e delle crisi finanziarie, che trovano molte corrispondenze in quella che era la tesi iniziale del sociologo tedesco.

Impossibile non rendersi conto che nell’attuale quadro europeo, i paesi più sofferenti sono proprio quelli di religione cattolica. Anche se spesso si parla di sud Europa, quando si nominano i cosiddetti PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna), v’è un paese che meridionale non è, tipo l’Irlanda.

Di certo la Grecia non è a maggioranza cattolica. E se si va un po’ più a fondo nel testo di Weber, è egli stesso a sottolineare come nelle zone della Baviera, zona cattolica della Germania, si sia mostrato un forte sviluppo capitalistico. Inoltre, l’analisi sociologica esamina i diversi tipi di protestantesimo e le loro differenze nell’approccio economico.

Resta un legame forte tra il concetto di lavoro del protestante, il quale, assunto il concetto di ascesi intramondana si relaziona allo spirito capitalistico, anche se l’autore tende a specificare che le due cose non hanno relazione diretta, bensì interposta tramite il concetto di lavoro più che di mercato.

La relazione è poi interessante se si pone lo sguardo sullo sviluppo recente del complesso sistema finanziario che è divenuto il centro dell’economia occidentale. Londra, New York, le grandi banche e i migliori fondi sono di certo fioriti in paesi a maggioranza protestante piuttosto che cattolici. Altro aspetto è poi quello dell’attuale penetrazione globale del sistema capitalistico in qualunque società sotto qualunque forma. I paesi a maggioranza cattolica, come si diceva prima, non solo mostrano debiti pubblici più alti, ma spesso sono quelli che soffrono di maggiore disoccupazione e protestano di più quando gli ammortizzatori sociali vengono toccati in male. I paesi sudamericani per esempio vivono di un forte assistenzialismo pubblica e di scarsa iniziativa imprenditoriale. Fenomeni, che se letti in ottica sociologica, trovano la religione tra le variabili più incisive.

L’analisi meriterebbe ben più di una semplice riflessione che oggi si vuol lasciare qui sperando di regalare molti spunti. Il testo di Weber è di certo necessario per comprendere l’attuale quadro economico e ancora più necessario è la fusione che si deve effettuare tra esso e il materialismo di Marx per poter avere più chiavi di lettura, più variabili da interpellare. Variabili e letture che approfondiremo qui su Lo Sbuffo, nelle prossime edizioni.

Italo Angelo Petrone

Images: copertina

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