Fuori i partiti dalle banche: posizioni radicali

di Lorenza Castellani

Le relazioni di potere presenti nel nostro bel Paese sono rappresentabili come un iceberg enorme, dalla parte emersa sproporzionalmente inferiore rispetto a quella nascosta nell’infernale oceano di corruzione. Nel groviglio di questioni che restano sommerse vi è compresa anche la tematica dell’influenza dei partiti politici sulle banche. Già il 27 febbraio dello scorso anno in una conferenza a Roma, freschi dello scandalo della Monte dei Paschi di Siena, i Radicali italiani avevano presentato una proposta di referendum per frenare la subdola logica di favoritismi che lega fondazioni bancarie, banche e partiti politici.

In via preliminare, è necessario chiarire i termini della questione, quali siano le distinzioni e quali le connessioni, pericolose, tra banche, fondazioni bancarie. La banca trova il regolamento delle proprie attività nell’art.10 del Testo Unico Bancario. Essa opera come un’impresa, raccogliendo denaro dal mercato (per lo più sotto forma di depositi) e impiegandolo poi in vari tipi di prestiti, offrendo contemporaneamente una serie di servizi alla clientela. La fondazione bancaria, invece, nata grazie alla Legge Amato (n. 218/1990), è una persona giuridica misto pubblico-privata senza fini di lucro. Il motivo della creazione di questo istituto fu quello di avere una maggiore apertura verso l’Europa e contemporaneamente di ampliare lo spettro operativo funzionale delle banche. Questo passo, fortemente voluto dall’allora governatore della Banca di Italia, Carlo Azeglio Ciampi, fu un primo tentativo di segnare un netto confine tra banche e politica, cercando perlomeno di limitarne la reciproca influenza. Gli anni successivi, tuttavia furono un susseguirsi di scandali e tentativi di aggirare questa separazione (vedi lo scandalo della Lega).

Tornando al nodo del dilemma, il punto è il seguente. Le fondazioni bancarie sono dotate di uno Statuto, che recepisce delle Direttive deliberate dal proprio Consiglio di Amministrazione (CDA). Ma le nomine dei membri del CDA sono fatte da nient’altro che gli Enti Territoriali del perimetro entro il quale opera la suddetta fondazione. Si parla perciò di sindaci, assessori, dirigenti della Provincia e del Comune. In una sola parola: politici.

Lo slogan dei Radicali Italiani, a tal proposito, parla molto chiaro: “Le Banche decidono come distribuire il credito. Le Fondazioni bancarie scelgono gli amministratori delle Banche. Enti locali e Regioni nominano chi guida le Fondazioni. I Partiti, attraverso Enti locali e Regioni, controllano le Fondazioni, quindi controllano le Banche. Fuori i Partiti dalle Banche!”.

Parlare ancora oggi di questo argomento, ad un anno dalla proposta avanzata all’allora neo premier Matteo Renzi, mette in evidenza come determinati temi non vengano affrontati di buon occhio né dalla politica né da chi dovrebbe fare informazione.

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