Il regionalismo nella poesia

di Anita Mestriner

Come si può parlare di regionalismo, ovvero del movimento politico favorevole alle autonomie regionali, nell’ambito poetico?

Cosa c’entra il decentramento regionale con la poesia, con le parole, con il verso libero?

Tutto e niente.

Ma forse, un inizio di orgoglio regionale in scrittori appartenenti alla corrente del verismo, come Matilde Serao, che nel suo romanzo “Il Ventre di Napoli”, ci guida nei vicoli stretti e bui della città partenopea.
Come si fa, poi, a parlare di Verismo, senza citare il suo padre fondatore, Giovanni Verga? Egli descrivendo le realtà più povere, degradate, e solitarie ridiede dignità a chi era stato dimenticato.

Infatti è proprio la Sicilia la regione favorita da Verga, non solo poiché è la sua regione natia, ma soprattutto perché è la più ricca di sentimenti e umanità.

Ma una delle opere più rappresentative del Verismo è “Giacinta” di Luigi Capuana. La protagonista è una giovane nobildonna che in età infantile è stata vittima di violenze sessuali da parte di un servo, e che ora è vittima di una forte nevrosi.

La ragazza non è più in grado di vivere una storia d’amore, infatti si rifiuta di sposare Andrea, l’uomo che ama, ma decide di accoglierlo come amante, dopo il matrimonio con un anziano conte.

L’originalità di Capuana sta nell’intento di analizzare l’animo più intimo di Giacinta, “per dimostrare come le aberrazioni del suo carattere provengano da uno stretto intreccio di fattori familiari, sociali, ambientali, psicologici.”

Non è infatti strano che sia Giacinta, che i personaggi usciti dalla penna di Verga siano dei perdenti, degli esseri destinati a non avere mai la vittoria sulla loro esistenza.

Per questo “l’intento dichiarato di Verga è quello di rappresentare nel ciclo dei Vinti la sorte di alcuni esemplari di sconfitti dalla vita.

Ma non per questo privi di dignità.


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