Un’opera d’arte non gode mai di piena autonomia rispetto al suo creatore. Poiché è frutto della sua anima e la sua interpretazione, raramente univoca, muta a seconda del soggetto che la contempla. Una cosa però è certa: l’inquietudine che spesso suscita è un effetto legato a enigmi e misteri. Molto spesso restano irrisolti e riguardano la vita, la morte, l’amore e il tempo.

La ragazza con l’orecchino di perla
La ragazza con l’orecchino di perla, Johannes Vermeer

Un esempio è La ragazza col turbante, conosciuta anche come La ragazza con l’orecchino di perla, conservata nel museo Mauritshuis a l’Aia. Si tratta di una delle più famose opere di Vermeer, da sempre protagonista di interrogativi che non hanno mai trovato risposta. Almeno fino a due anni fa, quando un team di ricerca del Mauritshuis, guidato dalla restauratrice Vandivere, tramite il progetto The Girl in the Spotlight, ha rivelato alcuni misteri.

La prima scoperta riguarda lo sfondo, che a occhio nudo è percepito come una stesura uniforme di colore nero. Tuttavia, delle tecniche di imaging hanno rivelato che, nell’angolo in alto a destra, fosse stato dipinto un tessuto piegato di colore verde appartenente a una tenda utilizzata dall’artista come sfondo. A causa dei cambiamenti chimici nella vernice verde, però, questo elemento è andato scomparendo con il passare degli anni.

I dettagli nascosti dal tempo

Un altro dettaglio cancellato dal tempo, rintracciato tramite la scansione a fluorescenza a raggi x, riguarda delle piccole ciglia che l’artista aveva dipinto con vernice marrone su sfondo scuro. Ma non è finita. Rivelazione altrettanto sorprendente riguarda il turbante, che Vermeer ha realizzato con dei lapislazzuli provenienti dall’Afghanistan. All’epoca questi erano più preziosi dell’oro ed erano stati riscaldati ad alta temperatura per ottenere un colore più intenso.

bellezza femminile
Ritratto di Jeanne Hebuterne- Amedeo Modigliani

Infine, la celebre perla, che contribuisce a dare il nome al dipinto, non è altro che un’illusione. Questa è stata ricreata da Vermeer attraverso un gioco di luce, tipico della pittura fiamminga, e della vernice bianca. Grazie ad un ingrandimento di 140 volte, infatti, è possibile notare come non siano presenti né contorni, né ganci per l’orecchio. In questo modo si crea una perla che esiste e non esiste allo stesso tempo.

Il ritratto di Jeanne Hebuterne

La principale incognita che ruota attorno al Ritratto di Jeanne Hebuterne di Modigliani è invece di altro tipo. Perché questo ritratto è uno dei pochi dell’artista che presenta le pupille dipinte? La risposta è presto data dallo stesso artista, che dichiarò alla sua amata Jeanne di dipingere i suoi occhi solo quando avesse conosciuto la sua anima.

Jeanne diventò così in poco tempo l’ideale di bellezza femminile di Modigliani, una figura senza luogo e senza tempo, con occhi ovali e malinconici e dal volto allungato. Anche la Hebuterne era una pittrice di discreto talento, ma tutti ritennero la sua relazione con Modigliani scandalosa, per la troppa differenza di età e per le abitudini dissolute di lui, così che le sue opere non vennero mai rese pubbliche.

La Venere di Botticelli
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Dettaglio mantello– Venere-Botticelli

Tuttavia i misteri nell’arte non finiscono mai, come dimostra la celeberrima Venere di Botticelli, conservata nella Galleria degli Uffizi a Firenze. Qui spunta un dettaglio anatomico scoperto dallo studioso della medicina nell’arte Davide Lazzeri. Si tratta del polmone destro, celato dietro al mantello sorretto da Flora, la Dea della Primavera. Questo è perfettamente in linea con quanto già indicato in uno studio precedente, che aveva individuato due polmoni nella Primavera, tra la vegetazione presente dietro la figura centrale di Venere.

L’organo, secondo Lazzeri, potrebbe ricordare la morte per tubercolosi della giovane musa del Botticelli, Simona Vespucci, che ispirò il volto della stessa Venere. Oppure la sua partecipazione del pittore alle vivisezioni pubbliche fatte appositamente per gli artisti. Tali attività erano obbligatorie in epoca rinascimentale e utili per poter mostrare una maggiore veridicità dei corpi all’interno delle opere.

Il ritratto di Adele Bloch Bauer
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Ritratto di Adele Bloch-Bauer- Gustav Klimt

Adele Bloch Bauer, invece, è la protagonista di uno dei quadri più conosciuti di Klimt: Il ritratto di Adele Bloch Bauer. Il dipinto è stato realizzato nel 1907 ed è conservato alla Neue Galerie di New York. Difficilmente una ragazza dalla bellezza eterea e dall’intelligenza brillante di Adele sarebbe potuta sfuggire alla sensibilità estetica di un cultore del bello come Klimt. Gli artisti suoi contemporanei lo  chiamavano infatti scherzosamente “Intenditore di donne”, poiché non disdegnava di fare delle proprie modelle le proprie amanti.

La storia vuole, però, che fu il marito della Bloc-Bauer, l’importante industriale dello zucchero Ferdinand Bloc-Bauer, a commissionare il quadro. La richiesta avvenne proprio dopo che l’uomo venne a conoscenza della relazione amorosa tra sua moglie e l’artista. Ferdinand, infatti, si convinse che dopo centinaia di schizzi, il pittore si sarebbe stancato presto della sua amante/musa e così fu. La realizzazione del quadro raffreddò completamente i sentimenti tra la modella e l’artista.

Come dimostrano questi dipinti, l’eterea bellezza femminile, con le sue mutevoli declinazioni, ha rivestito il ruolo di custode di segreti. La piena verità non è mai venuta alla luce, contribuendo alla creazione di un’aura di magnetismo e curiosità tale da riuscire ad attrarre sempre nuovi spettatori.