Katherine Johnson si è spenta all’età di 101 anni lo scorso 24 febbraio: era una delle “Hidden Figures” (da cui deriva il titolo del film in lingua originale) al centro della pellicola Il Diritto di Contare del 2016, in cui la sua storia viene narrata accanto a quella di Dorothy Vaughan e Mary Jackson. Katherine Johnson ha passato oltre trent’anni della propria vita a lavorare alla Nasa con un ruolo determinante per la spedizione americana dell’uomo nello spazio e sulla Luna.

Il film Il Diritto di Contare riassume bene questa parte della sua vita e degli anni trascorsi alla Nasa, in cui le vennero affidati numerosi compiti importanti. Furono anche anni in cui dovette affrontare in prima persona le numerose discriminazioni dovute al suo essere donna afroamericana in un ambiente dominato perlopiù da uomini bianchi, come viene ben sottolineato all’interno del film. 

Una bambina di talento e madre premurosa

Nonostante la pellicola offra una trama molto più romanzata della realtà in alcuni punti, la vita di Katherine Johnson viene narrata in maniera abbastanza fedele. Già dalle prime immagini del film, si può facilmente capire come Katherine fosse una bambina fuori dal comune: i genitori infatti decisero di trasferirsi per permetterle di studiare, capendo fin da subito come la propria figlia possedesse una mente brillante

Il film, pur essendo incentrato sul lavoro alla Nasa di Katherine e delle altre due figure protagoniste in mezzo a tutte le difficoltà nel caso, non perde l’occasione per mettere in scena non solo le doti professionali di matematica e informatica di Katherine, ma anche il suo essere madre dolce e affettuosa.

Forza e determinazione

Oltre a tutto questo, il personaggio di Katherine Johnson dimostra, ancora più delle altre se possibile, una grandissima forza d’animo, anche se in alcuni casi amplificata dal contesto cinematografico. Oltre a dimostrarsi molto determinata nell’eseguire il proprio lavoro, tanto da passare ore tra calcoli e numeri, tutta la sua forza si esprime nel momento in cui la società che la circonda sembra chiederle sempre nuove conferme sulle sue capacità in quanto donna immersa in un universo maschile. Questo è ciò che accade anche nei confronti del Colonnello Johnson, che diventerà poi suo marito. La mentalità dell’epoca lo porta a pensare che l’ambiente della Nasa non sia del tutto adatto ad una donna, ma viene prontamente fermato da Katherine in prima persona, che in modo determinato è pronta a dimostrare il contrario. 

Non solo matematica

Dunque, la storia narrata nel film Il Diritto di Contare non si limita a tracciare gli eventi principali di una grande donna come Katherine Johnson, ma cerca di descriverne anche i lati più nascosti e personali. Anche lei stessa però affermò che all’interno degli uffici della Nasa non percepiva molto la segregazione, nonostante l’ambiente di quell’epoca non lasciasse spazio a molti dubbi. Come si vede nel film, anche le testimonianze della realtà riportano che ci fossero uffici separati per bianchi e neri, così come bagni e altri locali. Nonostante ciò però, Katherine mantenne sempre l’attenzione sulla propria mansione, a volte anche violando piccole regole senza nemmeno farlo di proposito. In altre occasioni chiese semplicemente il permesso per partecipare a riunioni o occuparsi di determinati compiti, ricevendo in cambio sguardi interrogativi, ma ottenendo ciò che voleva.

Dunque, una pellicola come Il Diritto di Contare porta con sé alcuni grandi insegnamenti: non è soltanto un esempio di grande determinazione e di lotta al razzismo ed ad ogni tipo di discriminazione, ma mostra anche come nella vita ognuno di noi possa diventare ciò che desidera grazie a lavoro e costanza. Da ora in poi, questo film diverrà anche un’occasione per ricordare la vita di Katherine Johnson e delle sue colleghe scomparse prima di lei, affinché il loro “diritto di contare” venga espresso fino in fondo negli anni futuri.

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