Figure che corrono, ballano, saltano, si abbracciano. Gli omini di Keith Haring sono ovunque. Quest’autunno anche in una nuova collezione di Benetton, realizzata dal direttore artistico dell’azienda Charles de Castelbajac in collaborazione con la Keith Haring Foundation. Tutto in occasione dei 30 anni dalla sua scomparsa, ricorso il 16 febbraio 2020. Così nascono le magliette, le felpe e i giubbotti che parlano di libertà e di rivoluzione, ma anche di amicizia, musica e danza.

La commercializzazione delle opere d’arte

La contaminazione tra arte e moda non smette mai di stupirci. Dalle tazze di Klimt alle borse della Monna Lisa, fino alle mascherine con la notte stellata di Van Gogh. Nemmeno l’arte sui vestiti è una novità. Eppure, quando esce una nuova collezione ispirata ai grandi dell’arte, le reazioni opposte sono inevitabili. Se da un lato c’è chi non vede l’ora di sfoggiare il nuovo outfit in omaggio al proprio beniamino di turno, dall’altro non manca mai chi storce il naso.

Lo sfruttamento commerciale delle opere d’arte, come se si trattasse di merce comune, provoca lo sdegno di non pochi consumatori. Nel caso di Keith Haring, però, la presenza dei suoi omini su capi d’abbigliamento e accessori di vario genere è coerente con il suo pensiero.

Una dichiarazione di intenti

Forse non tutti conoscono la storia dello street artist più noto al mondo prima che arrivasse anche Banksy. Amico di Andy Warhol e di Madonna, Keith Haring organizza la sua prima mostra personale all’età di soli 19 anni. Quando si trasferisce a New York, alla fine degli anni ’70 una città povera, economica e squallida, si unisce al mondo dei graffitisti ed esegue disegni a sfondo sociale e politico negli spazi pubblicitari vuoti della metropolitana di Manhattan. Nel 1986 apre a Soho il primo pop shop, dove vende magliette, poster e altri oggetti da lui realizzati:

Il mio negozio è un’estensione di quello che facevo nelle stazioni della metro, rompendo le barriere tra arte alta e arte bassa. Volevo continuare lo stesso tipo di comunicazione dei disegni della metropolitana. Volevo attirare la stessa vasta gamma di persone e che fosse un luogo dove, sì, non solo i collezionisti potessero venire, ma anche i ragazzi del Bronx. Il punto principale era che non volevamo produrre cose che avrebbero svalutato l’arte. In altre parole, questa era ancora una dichiarazione d’arte. L’utilizzo di progetti commerciali mi ha permesso di raggiungere milioni di persone che non avrei mai raggiunto rimanendo un artista sconosciuto. Dopotutto, pensavo che lo scopo del fare arte fosse comunicare e contribuire alla cultura.

Promuovendo le idee che negli anni ’50 e ’60 erano alla base della pop art americana, Keith Haring si è fatto ambasciatore di un modo di concepire l’arte che ha avuto un grande seguito. Al di là delle feroci critiche da parte di chi vede nella commercializzazione uno sfruttamento improprio dell’arte, sono molti gli artisti che ancora oggi collaborano con brand di successo per far conoscere la propria arte. Per colpire anche a quella fetta di pubblico che, per un motivo o per l’altro, rimane fuori dai circoli della cultura.

L’attualità politica delle opere di Keith Haring

Nonostante le opere di Keith Haring siano un simbolo degli anni ’80 e dello spirito festaiolo delle generazioni dell’epoca, continuano ad essere attuali. Anche i giovani d’oggi si identificano facilmente nei messaggi di libertà, anticonformismo e amicizia che veicolano i suoi omini, che non a caso si sono guadagnati un posto d’onore tra le GIF di Instagram.

La semplicità quasi infantile e fumettistica dell’immagine non deve però trarci in inganno. Tutt’altro che superficiale, l’arte di Keith Haring si carica di un attivismo politico teso a risvegliare e ad agitare le masse. All’interno di un universo fantastico e ironico, l’artista sembra voler metterci in guardia contro la deriva di una società asservita alla tecnologia e al profitto economico. Voce dell’uguaglianza, in alcune delle sue opere prende una posizione diretta contro le discriminazioni razziali, come l’Apartheid in Sudafrica.

In ricordo dell’impegno artistico e sociale di un artista immortale

Dopo aver scoperto nel 1988 di essere sieropositivo, Haring crea una fondazione per raccogliere denaro a favore di tutte le associazioni che assistono le persone malate di AIDS. Poiché la malattia era più diffusa tra gli omosessuali e i tossicodipendenti, il suo impegno, insieme a quello di molti altri attivisti, è stato fondamentale per eliminare lo stigma nei confronti delle persone sieropositive.

Così Benetton vuole celebrare un maestro che con la sua arte comprensibile a tutti si è battuto per una società più giusta, libera e umana. Con capi d’abbigliamento ageless che rendono omaggio al mondo underground della street art e a un artista capace di comunicare su scala universale.