La canzone di Silent Bob Zitta ha creato un vero e proprio putiferio. C’è chi la definisce maschilista e chi dice che è solamente uno sfogo e, in quanto tale, le sue parole – tutt’altro che gentili e rispettose – vanno giustificate. Oggi cerchiamo di fare chiarezza.

Il movimento femminista è tacciato di buonismo fuorivante e spesso ne viene dimenticato l’intento: sensibilizzare su questo argomento. C’è ancora tantissimo lavoro da fare, specialmente perché molti comportamenti sono intrinsechi nella nostra educazione  e non sarà facile sradicarli dalla nostra – maschile, ma anche femminile – mente . Ancora troppe persone pensano che sia normale subire catcalling mentre si cammina tranquillamente per le strade di una città, giusto per dirne una. Spesso chi accusa le femministe di “esagerare”, ha proprio come obiettivo giustificare i propri comportamenti sessisti.

Zitta!

Comunque, al di là del “nazi-femminismo”, abbiamo già parlato del linguaggio profondamente maschilista che molti rapper si ostinano ad utilizzare e oggi vorremmo aprire una piccola digressione su un rapper: Silent Bob, il quale ha scritto una canzone decisamente degna di una riflessione.

Iniziamo a snocciolarla in tutte le sue problematiche.

Si inizia in pompa magna con:

Comunque, baldracca puttana infame indegna
Carabiniera a cavallo
Vedi di sparire e di non farti vedere neanche in foto.

Insomma Bob, siamo già partiti belli carichi di insulti. A parte gli scherzi, asseriamo che questi epiteti siano dati alla rabbia e passiamoci sopra. Andiamo avanti:

È tutta un’illusione
Queste donne non son magiche (troie)
Se fingono un orgasmo
Sanno anche finger di piangere
Non fare la sadica se poi hai la figa fragile
Non crederti importante, stronza, sborrare è facile.

Questa ragazza deve averlo ferito molto, insomma. Il nesso tra fingere gli orgasmi e fingere di piangere non è molto chiaro, non si capisce bene come le due cose possano essere correlate. Agli altri dolci epiteti, si aggiunge anche il più classico, giusto per non farsi mancare proprio niente. Ma arriviamo alla parte davvero sbagliata.

Fai la stronza in pubblico perché sai che non ti darò uno schiaffo.

Ah, perché se invece dovesse fare la stronza in privato glielo daresti? Come si fa a giustificare con la rabbia una frase del genere? Parole simili in musica non dovrebbero proprio esserci, perché inevitabilmente questi concetti passano come giusti o, quantomeno, vengono normalizzati. E sicuramente, non c’è niente di più sbagliato che normalizzare la violenza. Il momento di ira non lo rende meno grave e uno schiaffo è violenza, sempre. Non c’è ragione che tenga. Arrivati fino qua Bob ha già chiamato una donna troia, infame, puttana, indegna, baldracca e stronza. Date queste caratteristiche quindi, secondo Bob, è giusto che si prenda uno schiaffo per “insegnarle una lezione”. Inoltre, questi versi fanno intendere che la ragazza non farebbe mai la stronza quando sono da soli, perché in quel caso lei avrebbe paura e starebbe, appunto, zitta di fronte ad eventuali problemi.

Quando mi faccio una sega penso ancora a te
Perché una puttana così non si dimentica.

Romanticone, allora non te la sei dimenticata! In questo caso invece, il termine puttana è quasi usato con un’accezione positiva. Forse, l’offesa, in questo caso, non ha colpito nel segno.

Riprendendo i versi precedenti Bob dice:

Lei fa la stronza però Silent conta fino a sei
Con il senno di poi quel pugno mo’ te lo darei.

Addirittura, ripensandoci, l’autore si rende conto che la sua ex fidanzata uno schiaffo se lo sarebbe proprio meritato, per come si è comportata. Dunque, il concetto che passa è che in pubblico non si usa la violenza per evitare ritorsioni. Questi gesti sono qualcosa di privato da tenere nelle mura domestiche.

Il problema sostanziale di questa canzone però, al di là della giustificazione della violenza, è proprio alla base. Il concetto che passa forte e chiaro è l’oggettificazione della donna, che viene vista per l’ennesima volta come un mero oggetto sessuale. Silent Bob infatti ricorda la loro relazione solamente in base ai rapporti sessuali che hanno avuto i due, e ovviamente i bei nomignoli che utilizza per identificare la ragazza sono sempre in relazione all’ambito sessuale. Anzi, le suggerisce addirittura di continuare a fare sesso con lui, basta che non ci sia alcun tipo di rapporto emotivo.

Forse è meglio che noi due scopiamo e basta
Perché se provi ad abbracciarmi mi viene la nausea.

Siamo alle solite: la donna è un oggetto sessuale, serve solo a soddisfare i bisogni maschili e la violenza viene giustificata da momenti di buio. Concetto che viene ribadito nei versi successivi:

Scusa se ho perso il controllo, non farmi causa
Prendiamoci a schiaffi senza prenderci una pausa.

E, ancora, Bob afferma a un certo punto:

Un gentiluomo in fondo non lo son mai stato

Ce ne eravamo accorti, tranquillo.

Autostrada del sole 

Per le persone che pensano che queste parole derivino da un mero sfogo di rabbia dopo una delusione, sarebbe il caso di analizzare le altre canzoni di Silent Bob, tra le quali quella con più streaming su Spotify, Autostrada del sole.

Amore, tranquilla io non sono pazzo
Ieri notte ero soltanto fatto
Queste botte non servono a tanto
Non la cambio ‘sta testa di cazzo.

Oltre al fatto che sembra palese che l’artista abbia picchiato la propria fidanzata, questo si giustifica dando la colpa alla droga e al fatto che è fatto così, e quindi non potrà mai cambiare. La scusa del carattere difficile è vecchia come il mondo, e non serve ad altro che a nascondersi. L’artista non sembra proprio rendersi conto di avere un problema serio da risolvere.

Silent Bob è l’ennesimo esempio di rapper anacronisticamente maschilista. Nel panorama rap sono davvero pochi a salvarsi da questo punto di vista – citeremmo Mecna, Ernia, CoCo, Frah Quintale. I termini sprezzanti nei confronti delle donne sono da così a lungo nel linguaggio hip-hop che sarà veramente difficile far capire agli artisti che non ha senso continuare su questa strada, e che sarebbe ora di pensare che le donne sono persone senzienti (esattamente come loro, che sorpresa) e che si sono stancate di essere discriminate, di non trovare mai spazio in questo mondo che le chiama troie per qualunque cosa facciano. Le donne non possono nemmeno dire la propria opinione riguardo a qualcosa, che subito vengono apostrofate come fighe di legno o sfigate.

Margherita Vicario ed Emis Killa

Questo è ciò che è successo a Margherita Vicario, cantautrice romana. L’artista infatti si è permessa di criticare  una canzone di Emis Killa nelle sue stories di Instagram. Emis infatti nel brano incriminato diceva:

Il mood è schivare le vipere
Mettere il cazzo in queste fighe infime
Finché non muoio di aids o sifilide.

Ovviamente tutti i fan si sono scagliati contro la Vicario definendola appunto “figa infima”, e hanno pensato di sottolineare che Emis non “metterebbe mai il cazzo in una presa male come lei“, come se l’obiettivo di vita di Margherita fosse piacere al rapper. Ovviamente nessuno ha detto niente. Nessuno ha chiesto scusa, nessuno ha spiegato il motivo di quel maschilismo gratuito. Forse perché un motivo non c’è, c’è solo l’abitudine di insultare le ragazze gratuitamente. E no, non è il rap game, non è essere buonisti o politicamente corretti. Quello che fanno i rapper come Emis Killa è un gioco sicuro, che va avanti da quando il rap è nato.

La maggior parte del suo pubblico non si stupisce di queste parole, anzi si stupirebbe di più a sentire qualche parola dolce nei confronti del genere femminile. Inutile sottolineare l’ignoranza di questo artista, che ha dichiarato più volte che se una donna dice le parolacce non può essere chiamata tale. Quindi, insomma, stiamo parlando di aria fritta. Chi dice che questa è libertà di espressione non ha una coscienza, mezzo valore e un’educazione base. Sarebbe bello se i rapper iniziassero a infondere valori quali la gentilezza, l’uguaglianza, il rispetto. Sono queste le cose di cui ci si deve vantare, non quante donne ti porti a letto grazie al successo. Sarebbe anche ora di capirlo. Ci dispiace solo per la figlia di Emis Killa, che crescerà con un padre che pensa che le donne siano trofei da esibire.

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