Se vivi in un paese composto per lo più da ghiacci, il riscaldamento globale occupa i tuoi pensieri costantemente. Non basta una semplice scrollata di spalle per allontanare queste preoccupazioni costanti, perché ciò stai perdendo è il tuo mondo, il tuo lavoro, il tuo futuro. La Groenlandia è da sempre un luogo in cui gli abitanti sono abituati a lottare per sopravvivere, ma negli ultimi anni la battaglia che li vede coinvolti in prima persona non è di quelle cui sono abituati.

La Groenlandia è una terra ancora perlopiù sconosciuta e scarsamente popolata, incastonata nel profondo nord tra Canada, Islanda e Mar Glaciale Artico, politicamente appartenete al Regno di Danimarca, seppur goda di un ampio regime di autonomia dalla madrepatria. Inoltre, con circa 56.000 abitanti e una densità abitativa dello 0.028 ab/km2 è la nazione meno abitata del pianeta, e la sua economia si basa soprattutto sulla pesca, anche se sia il settore turistico sia quello minerario sono in via di sviluppo. Costante del territorio groenlandese è il ghiaccio, vero padrone di questi luoghi. Ma tanto gli scienziati quanto gli abitanti lanciano l’allarme: la Groenlandia si scioglie a un ritmo spaventoso.

Un allarme importante arriva dallo studio condotto dai ricercatori del Byrd Polar and Climate Research, pubblicato sulla rivista Nature Communications Earth and Environment, che spiega come i ghiacciai groenlandesi abbiano raggiunto una diminuzione tale che eventuali interventi mirati non preserverebbero la calotta glaciale dallo scioglimento. Secondo gli scienziati dell’Università dell’Ohio, quindi, stiamo parlando di un malato terminale. Questo perché, sempre secondo lo studio, dal nuovo millennio le nevicate invernali non riescono più a bilanciare lo scioglimento dei ghiacciai, come invece, ad esempio, avveniva ancora negli anni Ottanta. La maggiore superficie di ghiaccio che, di conseguenza, si trova a contatto con l’acqua, causa uno scioglimento molto difficile da impedire, anche se la situazione “in superficie” dovesse tornare equilibrata. Naturalmente si tratta di un problema di portata planetaria, dato che causerebbe un innalzamento del livello del mare che avrebbe impatti sulle vite e sulle economie di tutte le nazioni del mondo. Una globalizzazione che non lascia immune davvero nessuno, dal Canada alle Maldive.

I pescatori e i cacciatori inuit, dall’alto della loro esperienza in mare, sono preoccupati dalla scomparsa del ghiaccio. Gli iceberg diminuiscono di dimensioni, il ghiaccio non è più solido e nuove aree di pesca nascono. Ma per chi si sposta con slitte e altri mezzi all’interno, questo rappresenta un enorme problema. Il suolo sotto i piedi scompare, facendo posto a corsi d’acqua e laghi, tagliando antiche vie di caccia e comunicazione. In un luogo in cui la caccia fa parte tanto della cultura quanto della sopravvivenza della società, il cambiamento che è richiesto a queste persone è epocale. Ma gli abitanti di queste zone di confine, lontane dalle società fortemente antropizzate come quelle europee o delle megalopoli asiatiche, sono capaci di adattarsi e sfruttare a loro vantaggio i cambiamenti per poter sopravvivere. Maggior turismo e temperature più miti potrebbero migliorare le condizioni di vita dei groenlandesi, ma prevedere come sarà il futuro è sempre più complesso e difficilmente prevedibile.

Si perdono circa ottanta milioni di tonnellate di ghiaccio ogni giorno, un’enormità. Il cambiamento di soli pochi gradi nella temperatura media nell’Artico significa un enorme modifica dell’equilibrio naturale, sia per quanto riguarda la flora che la fauna, con cui è impossibile non confrontarsi. In questa terra il futuro non è mai stato semplice, ha sempre richiesto sforzi, sacrifici, lotta per sopravvivere. Oggi, però, le sfide non arrivano più dal confronto costante con un ambiente duro e rigido, bensì da cambiamenti climatici capaci di mettere in dubbio conoscenze frutto di intere generazioni. Tradizioni e abitudini sono le prede preferite della Storia, tanto che non esiste una singola società che non abbia dovuto, e voluto, cambiare il proprio stile di vita abbracciando innovazioni e cambiamenti. In Groenlandia, però, la storia di un popolo si sta letteralmente sciogliendo sotto i suoi piedi.

Una cultura che da sempre vive integrando natura e esseri umani in continua lotta e reciproca dipendenza tra loro, deve oggi incontrare un futuro incerto, che può forse migliorare lo status di vita, ma che certo sacrifica luoghi naturali di una bellezza che toglie il fiato e un rapporto con l’ambiente figlio di secoli di tradizioni. Quello che oggi gli abitanti dei territori più esposti ai cambiamenti climatici si vedono costretti ad affrontare, non è altro che l’anticipazione di quanto succederà, e già in parte accade, nel resto del mondo. Si tratta del canarino nella miniera del mondo, un avviso che non può e non deve restare inascoltato.