Il suo nome era Gyula Halasz, e quest’anno avrebbe spento 121 candeline. Era conosciuto da tutti, però, come Brassaï. Il suo pseudonimo deriva dalla città ungherese in cui nacque, Brașov, la quale passò alla Romania nel primo dopoguerra.

Crebbe a Parigi durante il periodo della Bella Époque, anni caratterizzati da sviluppo economico e sociale, oltre che dal fiorire di arti e innovazioni scientifiche. Il luogo perfetto, quindi, per crescere sia professionalmente che intellettualmente.

L’Occhio di Parigi

L’interesse di Brassaï nei confronti del mezzo fotografico fu immediato. Alla giovane età di venticinque anni, stabilitosi ufficialmente nella capitale francese, cominciò a ritrarne i connotati. I giardini, le ville, i monumenti, la Senna e le sue imbarcazioni, la magia della notte e della pioggia. Tanto è vero che venne presto soprannominato “l’Occhio di Parigi”.

Nel 1933 pubblicò il suo primo libro, Paris de nuit. L’artista percorse la sua città in lungo e in largo, scovandone i più prestigiosi particolari. Trascorse intere notti a osservare luoghi e persone che potessero far parte delle sue istantanee.

Per me la fotografia deve suggerire, non insistere o spiegare.

Paris De Nuit

Effettivamente ciò che emerge dai suoi scatti notturni è un’aura di mistero. Il tempo sembra costantemente fermo e senza precise intenzioni contestuali. Parigi diventa quasi irriconoscibile. A proposito di questo, nella prefazione del libro Paris de nuit, lo scrittore francese Paul Morand scrisse:

La notte non è il negativo del giorno. Il bianco delle fotografie diurne non si limita a scurirsi: semplicemente non sono le stesse immagini.

Brassaï

Se, infatti, Parigi è da sempre conosciuta come la città degli innamorati e dal carattere poetico-suggestivo, Brassaï ne arricchisce senz’altro i lineamenti. Un aspetto dark e nostalgico, che fa della città un luogo atipico, mai visto prima.

Il bianco e nero, prerogativa assoluta data anche dal periodo storico, accentua ulteriormente la volontà di creare irregolari avvolgimenti emotivi. Luci e ombre confluiscono di continuo, spesso dimenticandosi di delineare contorni e sagome. Tutto questo è l’Occhio di Parigi. Tutto questo è Gyula Halasz Brassaï.

La prima testimonianza di Street Photography

Visto il privilegio che l’artista antepone alla città francese e ai suoi scorci, verrebbe subito da pensare che si tratti di una delle prime testimonianze di street photography. Quest’ultima, infatti, depone le sue origini proprio a Parigi, a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo: il periodo in cui Brassaï si stava affermando.

Se riesci a sentire l’odore della strada mentre guardi una foto, allora è street photography.

Bruce Gilden

A far sì che il suo nome diventasse sempre più noto contribuirono gli scatti ai grandi pittori del periodo. Tra loro ricordiamo Salvador Dalì, Vassily Kandinsky, Henri Matisse e Oskar Kokoschka. Nel 1940 avvenne una svolta nella sua carriera da artista. L’esercito tedesco occupò Parigi. A quel punto, Brassaï lasciò la città per spingersi verso la Riviera Francese. Durante l’occupazione nazista, per una serie di motivi, la street photography non era consentita.

Fu compito del fotografo ungherese cercare di reinventarsi. In questi anni, migliora la tecnica del disegno e della scultura. Cessata la guerra, Brassaï torna alla sua grande passione: la fotografia. Dopo aver scritto diversi libri, tra cui Conversations avec Picasso e Henry Miller, grandeur nature, si spegne nel 1984 in Costa Azzurra, all’età di 85 anni.

Cosa ci lascia Brassaï

Di Brassaï non dimenticheremo facilmente l’aspetto spettrale e impenetrabile dei suoi scatti, oltre che la ricerca verso un surrealismo del tutto personale, non per forza legato alla concezione più tradizionale del termine.

Le sue istantanee lasciano spazio a tutto, ma al contempo privano di immaginazione. Indubbiamente, però, restituiscono agli occhi di chi le osserva un amore innato e difficile da spiegare con le sole parole. Un amore per una città come Parigi che spesso commuove e sconvolge le anime.