Le attuali sfide che la nostra società deve affrontare sono diventate complesse e richiedono sforzi sempre più coordinati. Le forze delle organizzazioni governative e non sono impegnate nella realizzazione di un mondo con meno ostacoli e più opportunità. Gli SDG sono le sfide globali che si stanno affrontando: lotta alla povertà, diseguaglianza, cambiamento climatico e giustizia.
Ma è possibile tutto ciò? E come?

Ed è così che entra in gioco il “tech for good”. Il senso di Tech for good è intuitivo, eppure non esiste un significato univoco. L’espressione vuole intendere che sia possibile utilizzare la tecnologia per fare del bene. Bene che è difficilmente racchiudibile in un particolare e preciso obiettivo. Per Nesta Italia, ad esempio, il Tech for Good indica l’utilizzo di tecnologie a beneficio delle persone e del pianeta.

Il tech for good sottolinea solo quale sia lo strumento e non la purpose. Anche se la scelta di identificare lo strumento piuttosto che l’obiettivo può lasciarci perplessi, la tecnologia merita questa rilevanza. Perché? Ce lo dice Nesta in uno dei suoi articoli a riguardo:

Siamo convinti che la tecnologia possegga un potenziale unico nel trovare nuove soluzioni a problemi esistenti o emergenti e nell’ampliare il raggio d’azione e l’impatto di queste soluzioni.

Soluzioni tecnologiche progettate al fine di produrre un impatto sociale sostenibile, che sia al contempo significativo, importante e duraturo nel tempo. La loro adozione prolungata unita alla scalabilità delle tecnologie, non solo permette una rapida adozione degli strumenti, ma l’amplificazione dei benefici ottenibili. L’innovazione tecnologica è una forza che può realmente stravolgere le strutture sociali ed economiche. Data la sua natura intrinseca, risponde ai problemi della quotidianità e si pone come motore per lo sviluppo sociale. Pertanto, le soluzioni possono assumere diverse configurazioni, quali servizi, prodotti o persino informazioni. Certamente, non tutte le tecnologie sono fatte “per il bene comune”. Si pensi alle innovazioni a scopo di lucro, o che mai assoceremmo alla nostra idea di impatto sociale. Tuttavia, la natura delle l’innovazione può innescare sequenze di eventi che vanno oltre il suo scopo originale.

Quali sono le Tech for Good?

Le tecnologie, quali intelligenza artificiale (AI) e machine learning (ML) sono tra gli strumenti prediletti. L’intelligenza artificiale viene sempre più applicata a un’ampia gamma di problemi pratici, le cui applicazioni commerciali hanno spesso un impatto sociale positivo indiretto aumentando la disponibilità di informazioni, fornendo servizi di comunicazione migliori, consentendo trasporti più efficienti o supportando un’assistenza sanitaria più personalizzata. A conferma del ruolo rilevante dell’IA nel campo del bene sociale sono stati realizzati enti di beneficenza come DataKind (istituito nel 2012), programmi accademici come il programma Data Science for Social Good (DSSG) presso l’Università di Chicago (istituito nel 2013), impegnati nello studio dell’impatto di questa tecnologia.

Troll Patrol: contro gli abusi

Amnesty International ed ElementAI, un’azienda globale di prodotti software per l’intelligenza artificiale, hanno dimostrato come l’intelligenza artificiale possa essere usata per identificare e quantificare gli abusi online contro le donne su Twitter. Tuttavia, Twitter non è stata collaborativa. Amnesty International aveva infatti ripetutamente richiesto all’azienda di rendere disponibili i dati sulla quantità e natura di abusi sulla piattaforma, ma Twitter si è invece ripetutamente rifiutata. I risultati rivelano un elevato potenziale di apprendimento nella moderazione dei contenuti, fornendo un’analisi quantitativa di una portata senza precedenti di abusi online contro le donne.

Il progetto Troll Patrol, sforzo congiunto di ricercatori sui diritti umani, esperti tecnici e volontari, intende creare il più grande set di dati crowdsourcing al mondo sugli abusi online contro le donne. Dalle ricerche è emerso che il 7,1% dei tweet inviati alle donne nello studio erano “problematici” o “abusivi”. Le “donne di colore” hanno il 34% di probabilità in più di essere menzionate nei tweet offensivi o problematici rispetto alle “donne bianche”.

Shaqodoon: più voce in Somalia

Shaqodoon Organization è una ONG fondata nel 2011 in Somalia al fine di realizzare soluzioni innovative e durature alle sfide dell’occupazione giovanile, dando priorità ai gruppi emarginati. Nell’ottica di Shagodoonn i cittadini svolgono un ruolo fondamentale nell’aiutare a realizzare gli SDG, attraverso metodi partecipativi per garantire l’erogazione dei suoi servizi. Ha così realizzato una piattaforma di risposta vocale interattiva che consente ai cittadini di lasciare un feedback sui progetti infrastrutturali che li riguardano. Dato che circa il 65% della popolazione somala non legge né scrive, le registrazioni vocali forniscono un modo inclusivo per mirare a coinvolgere tutti nella conversazione. Al fine di automatizzare l’etichettatura delle risposte Shagodoon ha utilizzato l’intelligenza artificiale.

Tuttavia, materiale non di qualità e difficoltà nell’applicazione dell’IA, hanno obbligato l’azienda a resettare le aspettative, migliorando in primis le pratiche di raccolta dati e aumentando il numero di etichette di alta qualità in un formato leggibile dalla macchina. Solo con la collaborazione di esperti del machine learning Shaqodoon è riuscito ad accelerare la progettazione. Ora è stato selezionato per essere tra i finalisti del MIT Solve Challenge.

Oxford per lo Sviluppo sostenibile

Lanciata a settembre 2019 dall’Università di Oxford in collaborazione con Facebook, Google e Microsoft, Oxford Initiative on AI × SDGs è un programma che intende valutare come l’intelligenza artificiale possa essere applicata a sostegno del raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030. L’iniziativa è mirata ad aiutare i responsabili politici nel conseguimento dello sviluppo sostenibile, identificando i problemi globali che l’AI può aiutare a risolvere. Inoltre, da un databese di progetti realizzati attraverso intelligenza artificiale sarà possibile trarre linee guida etiche per progetti futuri, per il bene sociale più in generale.

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Verso il benessere

La tecnologia non ha uno scopo, è uno strumento e da tale vede i suoi effetti guidati dalle scelte e dalle azioni umane. Sicuramente nel breve termine la tecnologia non migliorerà la nostra vita, ma il coordinamento tra le forze politiche e sociali principali potrebbero guidarle verso nuovi orizzonti.


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