Il primo disco della giovane cantautrice Ida Scarlato, classe 1995, è uscito lo scorso 18 settembre, e si intitola Sinceramente.  Il lavoro, prodotto dalla cantautrice e dal musicista Paolo Scarpino, segna il debutto discografico di Ida.

Il disco

L’album è composto da 8 tracce raffinate ed eleganti, dove possiamo trovare un mix unico di pop, musica d’autore e jazz. La cantautrice si è messa a nudo offrendo la sua visione della vita. Ha affermato: 

Credo che presentarsi al pubblico con le proprie parole sia un atto di coraggio, ed io ho impiegato un po’ di tempo nel farlo: la decisione è arrivata quando ho avvertito che fosse una necessità, il mio modo di comunicare, agli altri ma innanzitutto a me stessa.  

Il singolo di punta del disco (al quale dà il titolo) è Sinceramente (Tuami). Parla dell’alienazione che causa la società, con i canoni che detta e non lascia spazio a chi si sente estraneo da questa imposizione. Ida Scarlato qui si pone come anima che comprende il disagio degli “esclusi” e prendersene cura, comprendendoli perfettamente.

Ma chi è Ida Scarlato?

Ida Scarlato è nata a Rende (CS) e ha studiato Canto Jazz al Conservatorio di Musica di Cosenza, partecipando anche a varie masterclass di Grazia Di Michele, Giuseppe Anastasi e altri.

Dopo aver pubblicato un romanzo (Un nuovo sintomo) nel 2013, nel 2017 inizia il suo percorso musicale interpretando la canzone Sai che c’è (contenuta all’interno di Promesse). Nel 2019 ha aperto i concerti di Bungaro, di Willie Peyote e di Manuel Agnelli, e torna in veste di scrittrice con l’antologia Racconti ai tempi del Coronavirus (BookSprint Edizioni).

Le sue principali influenze musicali? Luigi Tenco, Lucio Dalla, Chet Baker e Miles Davis. Ciò non toglie, però, che sia affascinata anche da suoni più elettronici. 

In occasione dell’uscita dell’album Sinceramente, noi de «Lo Sbuffo» abbiamo avuto l’occasione di chiacchierare con Ida Scarlato. Ecco cosa ci ha raccontato!

L’intervista

Ciao Ida! Che ne dici di raccontarci qualcosa per presentarti a chi ancora non ti conosce?

È un gran piacere! Mi chiamo Ida Scarlato e sono un’aspirante cantautrice di 25 anni. Canto sui palchi sin da piccola ma solo un anno fa ho pubblicato la mia prima canzone dal titolo Tutti i miei giorni per presentarmi alla gente, raccontando, finalmente, la mia storia.

Quanto è stato difficile, dal tuo punto di vista, approcciarsi alla musica in un luogo di provincia e cercare di affermarsi all’interno di un panorama più ampio?

Provare a fare questo mestiere è, di per sé, abbastanza complicato; lo è in qualsiasi luogo, indubbiamente in alcuni più che in altri; ma sono proprio le difficoltà a rendere stimolante la ricerca del proprio posto nel mondo. Provenire dalla provincia ti mette in stretto rapporto con altri musicisti, e può far sì che la musica diventi ben presto condivisione. La nostra siepe (quella di cui parlava Leopardi) è solo più alta, ma se questa non ci fosse, noi non avremmo un orizzonte più nitido per cui lottare.

Hai iniziato la formazione al Conservatore di Cosenza, studiando canto jazz. Come riesci a coniugare gli studi jazz al pop? C’è uno strumento col quale ti senti libera di esprimerti e ti viene naturale dare vita ai brani?

Spesso in tanti si meravigliano della mia scelta di studiare jazz in Conservatorio, nonostante io nutra un amore profondo per il cantautorato italiano e per il pop; la verità è che il mio intento era quello di uscire dalla mia zona di confort e aggiungere informazioni al mio bagaglio culturale. Lo studio del jazz è parallelo alla mia identità musicale: le due strade, però, si incontrano proprio nel momento cui scrivo una canzone, quando, inevitabilmente, confluiscono tutti i generi musicali ascoltati e assimilati nel corso del tempo. Ad accompagnare la mia scrittura, solitamente, è il pianoforte, di rado anche la chitarra. Basta, poi, un semplice provino registrato in casa per decidermi a completare quella che chiamerò canzone.

Sei molto giovane, nonostante ciò hai già la tua visibilità con pochi brani usciti. Quanta importanza dai all’età e all’esperienza?

Il tempo non passa invano poiché ci consente piccole rivoluzioni all’interno di noi stessi. Solo da poco sto facendo la conoscenza del pubblico attraverso le mie canzoni e credo che non avrei potuto farlo in un’età diversa da quella che ho: è adesso che sento di aver raggiunto una maturità musicale tale da non farmi trascinare dalle mode, bensì seguo me stessa e suono la musica che mi piace. Sono certamente stuzzicata dalle future esperienze che vivrò e da tutto quello che ancora ho da imparare.

Negli scorsi anni hai avuto occasioni non da poco, come aprire per Willie Peyote e Manuel Agnelli. Cosa ti è rimasto di quelle esperienze?

Ho avuto la fortuna di vedere da vicino grandi nomi del panorama della musica italiana; da loro ho imparato l’importanza di curare ogni minimo dettaglio dello spettacolo senza tralasciare nulla, e in tutte queste esperienze sono sempre stata gentilmente accolta dal loro pubblico.

Ci sono degli artisti della scena attuale italiana con cui ti piacerebbe collaborare?

Ho due sogni proibiti: Fossati e Mina, che per me restano eternamente attuali. Amo poi particolarmente Cesare Cremonini e Samuele Bersani, ma mi rendo conto di chiedere troppo!

Da quali momenti sono scaturite le sensazioni che ti hanno portato a scrivere il disco Sinceramente? C’è un filo conduttore tra i brani?

Ogni brano deriva da una storia vera, in cui mi sono raccontata sinceramente appunto, ed è proprio la scelta di farlo senza filtri il fattore comune a tutte le canzoni. Ho voluto sigillare, per mezzo della musica, le emozioni, i luoghi, le persone, e gli attimi più significativi che hanno attraversato la mia vita finora. Tema costante è, senza dubbio, l’amore, che ho provato a cantare nelle sue forme più diverse.

La forma dell’amore parla dei vari modi in cui può essere concepito l’amore dal punto di vista femminile. Ti va di raccontarcelo? Com’è nata l’idea dietro a questo brano?

Il punto di vista che descrive La forma dell’amore è femminile e appartiene ad una meravigliosa cantautrice che ha voluto donarmi il suo testo: sto parlando di Grazia Di Michele, e questo è l’unico brano del disco scritto a quattro mani. Le sue parole e la mia musica sono combaciate lasciando sorprese entrambe, e sono davvero felice che Grazia abbia voluto condividere con me questa canzone. E’ stata in grado di cambiare più volte forme all’amore, senza dimenticare che sono gli occhi della persona che amiamo a somigliargli di più.

Il brano Sinceramente (Tuami) vuole prendersi cura di quelle persone che si sentono straniere in questa società, che distribuisce gli stessi vestiti, indistintamente, a chiunque. Ti è mai capitato di sentirti così? Quale pensi possa essere una soluzione per cambiare le cose?

La storia di questa canzone appartiene a un mio caro amico, ed è a lui che l’ho dedicata scrivendola. Poi mi sono accorta che le stesse sensazioni potevano corrispondere alle esperienze di chissà quante altre persone, e un po’ anche alla mia. Spesso, in passato, mi sono preoccupata di piacere agli altri piuttosto che piacere innanzitutto a me stessa; credo che la soluzione arrivi nel tempo: imparare a volersi bene e sapersi accettare, sia internamente che esternamente, è un processo lungo e pieno di sfide, ma vale la pena affrontarlo.

Un altro finale è una traccia molto toccante, quanto è stato difficile esprimere su carta questa storia?

Per quanto sia stato difficile, sentivo la necessità di ricevere delle risposte. Un altro finale si presenta proprio come un dialogo tra me e il ricordo di un’altra persona, ed è stato Aldo Mazzei, cantante cosentino, ad interpretare la seconda voce. Succede, purtroppo, di non riuscire a dare una spiegazione alla perdita di persone a noi care; io, per esempio, desideravo un altro finale per mio nonno, e anche questa volta, la musica ha saputo essere la soluzione.

Il titolo del disco, ma anche la copertina evocano molto bene la tua voglia di metterti a nudo offrendo la tua visione della vita nel testo: come sono nati?

Ho sempre fatto tutto sinceramente, nella vita come nella musica, e spesso le due cose non sono distinguibili per me. Trattandosi del mio primo lavoro discografico, ho impiagato ogni parte di me, sia emotiva che fisica, mi sono concessa, agli altri e a me stessa: è stato bello riscoprirmi attraverso le mie canzoni. I bravissimi Marianna Zupi e Dantemanuele De Santis hanno trasformato in immagine la mia musica; non è la prima volta che mi affido al loro talento, e anche in questa occasione mi è piaciuto guardarmi con i loro occhi. Con la loro idea grafica, sono stati tradotti romanticismo, forza, malinconia e sogno presenti all’interno dell’album.

Ci salutiamo con l’ultima domanda: cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi mesi?

Sono già in sala prove con i miei musicisti e mi preparo ai live che, seppur pochi (dato il periodo storico che stiamo vivendo), verranno. Il pezzo mancante del puzzle è l’energia che solo il pubblico sa darmi; ora, più che mai, voglio presentarmi con le canzoni che ho scritto, mettermi alla prova e continuare a tracciare il mio disegno musicale.

E, noi de «Lo Sbuffo», ci auguriamo che sia un successo.

FONTI

Materiale gentilmente fornito da Musyance

CREDITS

Copertina e immagini gentilmente fornite da Musyance