Settembre è un varco temporale tra due cicli stagionali. L’estate si chiude tra le bevute da spiaggia dei suoi avventori e i reduci dalle vacanze si rifugiano dietro gli schermi dei loro PC argentati, nell’attesa di un ritorno venturo tra le postazioni d’ufficio. E, mentre le foglie degli alberi lentamente ingialliscono, le strade cittadine diventano più grigie, accogliendo la frenesia motoria dei suoi abitanti. In cielo si nasconde la costellazione della Vergine, così da poter brillare indisturbata nelle profonde notti invernali, per poi mostrarsi in piena primavera.

All’interno delle case tintinnano gli utensili metallici, riparandosi dalle prime piogge cristalline, ma cupe, che abbracciano i cieli settembrini. Nella nostra testa riecheggiano già le note di Wake Me Up When September Endsma avvertiamo quell’aura poetica che abbraccia le tinte evocative del periodo invernale. E così compare l’argento, un metallo tramutatosi in colore che rievoca i più svariati scenari e ci fa dire: settembre è argento.

Giornata della memoria dei marinai scomparsi in mare
Pompeo Mariani, L’addio del marinaio

Il mese si apre con una commemorazione che riconosce al mare la sua componente più oscura e irruenta. Così il 9 settembre, giornata commemorativa per i marinai scomparsi in mare, l’Associazione Marinai d’Italia dimentica i lidi balneari estivi. Al loro posto irrompe quella vastità acquatica sconosciuta ai più, ma terreno abitudinario per i marinai che quotidianamente la vivono. Ne assaporano il senso di vastità e indeterminatezza, ma anche il pericolo costante che la accompagna. A tutti coloro che hanno salvato vite in mare e si sono ligiamente posti al servizio dei loro compagni spetta un riconoscimento. Una medaglia, un simbolo rivestito di quella preziosità metallica regale.

Così, tra gli sbuffi acquatici bianco cinerei del mare, che richiamano le poesie di Coleridge e i dipinti di Turner, si insinua una sfumatura argentea. È il riflesso della luna sulla superficie specchiata, è il richiamo dell’antico canto delle sirene dalle profondità acquatiche, è lo scintillio dei sassi che riposano sul fondale. Tutti accompagnatori di un iconico viaggio in mare, dove l’argento compare sia nell’atmosfera cromatica, sia nella sua veneranda accezione medica. Sembra infatti che il metallo abbia un potente focus battericida e venga usato per curare ferite e ustioni.

Dal mare alle costellazioni
Argento
Muhammed Salah, We Found Love in a Hopeless Space

Che sia propizia o infausta, c’è sempre la luna a guidare il percorso dei marinai. La sua luminosità sprigiona una componente romantica, a cui si associa lo sguardo dell’innamorato che si è dovuto allontanare da chi amava. Così diventa canonica l’immagine dell’addio del marinaio, anche se probabilmente è un addio reiterato a ogni porto. Ma se ci allontaniamo dall’aspetto più cinico, ecco che appare uno scenario idilliaco tra le stelle. Così come traspare dai dipinti dell’illustratore digitale Muhammed Salah. L’artista lega i corpi dei suoi soggetti a un’intrinseca composizione stellare, così che la loro immagine si fonda magicamente con lo sfondo stellato.

E tra le costellazioni, la seconda più vasta in cielo e la prima tra quelle zodiacali è la Vergine. Il suo riferimento mitologico è alla Dea Cerere (o Demetra), della cultura greco-latina. A lei spettava la protezione dei raccolti e la personificazione della fertilità, ma era anche pervasa dall’eterno dolore per la perdita della figlia, Persefone (o Proserpina). La ragazza era stata rapita da Ade e costretta a dimorare sei mesi all’anno nell’Oltretomba, per poi rivedere la madre a primavera, con l’inizio dei raccolti. Lo stesso destino appartiene alla Costellazione della Vergine, visibile solo nelle profonde notti invernali e in primavera. Non a caso, poi, la sua stella più luminosa prende il nome di Spica (spiga di grano).

L’argento dipinge il Segno della Vergine
Argento
Didier Lourenco, Le rêve

Ma la costellazione non rimane ancorata al cielo e si personifica in un tipo di persona, colui o colei che sono nati sotto il segno della Vergine. Tale identificazione riveste il periodo di tempo compreso dal 21 agosto al 21 settembre e attribuisce particolari caratteristiche ai nati del segno. Questi ultimi sono tendenzialmente precisi, puntigliosi, responsabili, seri e con un improntato senso al dovere. Li caratterizza una peculiare riservatezza, per cui non tendono a esprimere i loro sentimenti a parole, ma preferiscono mostrarli attraverso i gesti. Questo dimostra la loro grande capacità di amare, che però è frenata dall’insicurezza e dalla paura di un futuro instabile, che non riescono a governare.

Per questo l’immagine canonica del segno è rappresentata da una giovane donna, solitaria, dallo sguardo malinconico, che si mostra al mondo nella sua fragile timidezza. Così come appare dai ritratti di Didier Lourenço, che colloca la sua musa artistica in scenari quotidiani, con i colori e le atmosfere di Renato Guttuso. Le forti tinte accese, simili alle illustrazioni di Lorenzo Mattotti, si accompagnano sempre a un tenue argento di sfondo. Dalla parete, al dettaglio, alla tinta dell’abito femminile, l’argento evapora dietro il ritratto lontanamente cubista della protagonista.

I dipinti incastonati di colori di Lourenço riflettono dunque la poliedricità di un mese come settembre, che che contiene residui del passato e frammenti di un futuro non ancora scritto. Soprattutto, data l’instabilità sanitaria attuale, non si sa cosa potrebbe succedere da qui a qualche mese. Per questo motivo, per ora, settembre è una certezza, resiliente, ma al tempo stesso malleabile come l’argento.