Fino al momento precedente a quello in cui cominciamo a scrivere, abbiamo a nostra disposizione il mondo  quello che per ognuno di noi costituisce il mondo, una somma di informazioni, senza un prima né un poi, il mondo come memoria individuale e come potenzialità implicita; e noi vogliamo estrarre da questo mondo un discorso, un racconto, un sentimento: o forse più esattamente vogliamo compiere un’operazione che ci permetta di situarci in questo mondo. Abbiamo a disposizione tutti i linguaggi: quelli elaborati dalla letteratura, gli stili in cui si sono espressi civiltà e individui nei vari secoli e paesi, e anche i linguaggi elaborati dalle discipline più varie, finalizzati a raggiungere le più varie forme di conoscenza: e noi vogliamo estrarne il linguaggio adatto a dire ciò che vogliamo dire, il linguaggio che è ciò che vogliamo dire.

Con queste parole Italo Calvino introduce il concetto di consistency in Lezioni Americane; quest’ultima lezione, che doveva essere la prima di sei, faceva parte di un ciclo di conferenze avuto luogo all’Università di Harvard tra il 1985 e il 1986, in cui Calvino analizzava ogni valore fondamentale della comunicazione del nuovo millennio. Consistency: in italiano coerenza, consistenza, compattezza. Nella bozza di questa lezione l’autore sostiene che ogni valore della letteratura debba comprendere il suo esatto contrario, riassumendo così il ciclo di conferenze:

essere leggeri nella pesantezza e rapidi nella lentezza, imprecisi nell’esattezza, concreti nell’immaginazione, unici nella molteplicità, coerenti nell’incoerenza.

È su questo concetto che si fonda la mostra MEMOS, A proposito della moda in questo millennio, in programma dal 21 febbraio al 28 settembre 2020 al Museo Poldi Pezzoli di Milano. L’esposizione è stata resa possibile dalla collaborazione tra Camera Nazionale della Moda Italiana e lo stesso Museo e supportati dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e ICE Agenzia e del Comune di Milano.

Proprio a partire dal nome il riferimento è chiaro: Six Memos for the Next Millennium è il titolo scelto dallo stesso Calvino per raccogliere le sue sei lezioni americane. La mostra riflette sulla moda come forma di linguaggio, creazione e produzione che entra in contatto con la realtà contemporanea, facendosi plasmare e influenzandola allo stesso tempo. La moda, così come la letteratura trattata da Calvino, oggi più che mai rappresenta un modello comunicativo, che veicola valori specifici nella società attraverso il design, gli eventi e l’editoria di settore.

L’esposizione indaga anche sul passato della moda: lo stesso Museo Poldi Pezzoli, già nel 1980, aveva ospitato la mostra 1922-1943: Vent’anni di moda italiana, periodo nel quale questa disciplina iniziava ad essere studiata e analizzata in quanto fenomeno storico e sociale. Sul frontespizio del catalogo l’intestazione era accompagnata dal sottotitolo “Proposta per un museo della moda a Milano”, evidenziando la necessità di trovare uno spazio esclusivo per studiare la materia: negli anni poi ne nasceranno diversi, tra cui Palazzo Morando, dal quale derivano alcuni abiti storici esposti nell’attuale mostra.

In Memos la comparazione è quindi attuata in senso cronologico, in particolare al piano terra, dove sono esposte fotografie e un plastico della mostra del 1980; al secondo piano avviene un’analisi contenutistica, confrontando designer, colori e forme; ad esempio un abito bianco, ripreso dalla collezione Gucci Cruise 2010, sensuale e leggero, si oppone ad una creazione dell’anno precedente, nero, pesante, che nasconde il corpo; l’utero ricamato del primo abito si contrappone alla cassa toracica del secondo, ma ne rivela anche una connessione intrinseca: così anche la moda può identificarsi nel concetto di consistenza.

Memos analizza la moda nel suo significato più largamente inteso: abiti, accessori, ma anche tutto ciò che ne rivela i significati più profondi, come le cartelle stampa, i bozzetti, i campionari, gli appunti dei designer e le riviste di settore; in particolare spicca la dicitura “Vreeland Memos” su una confezione rossa: sono le memorie della fmemosamosa capo redattrice di «Vogue America», accostate alla prima edizione di Lezioni Americane.

Ogni capo esposto prende voce attraverso l’interpretazione della scrittrice Chiara Valerio e della regista Roberta Torre, spesso avvalendosi di citazioni di film, romanzi, poesie o degli stessi designer. L’esposizione segue quindi lo stesso percorso logico operato da Calvino nei confronti della comunicazione scritta; la moda viene messa a stretto contatto con la cultura contemporanea, rivelandone le connessioni e le sue mille sfaccettature, spesso in contraddizione.

 


CREDITS
Copertina
Immagini 1, 2, 3 di Nadia Mistri
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