Recentemente, il mondo dell’intrattenimento è stato protagonista di varie novità: complice la pandemia mondiale, anche il cinema ha dovuto modificare il proprio lavoro per poter affrontare questo difficile 2020. In particolare, le molte istituzioni dietro l’organizzazione dei vari festival cinematografici hanno dovuto adottare soluzioni tecniche inaspettate per poter continuare a promuovere e dare il giusto riconoscimento alle migliori pellicole dell’anno. C’è chi ha saputo andare anche oltre: gli organizzatori del Festival di Berlino hanno da poco annunciato una svolta storica per il mondo del cinema e la società. Infatti, a partire dall’edizione del 2021, non ci sarà più distinzione tra i generi per la premiazione degli attori, ma soltanto un riconoscimento per l’interpretazione meglio riuscita.

Fare la storia

Una notizia inaspettata, ma gradita: nessuna istituzione aveva mai pensato prima di eliminare la tipica distinzione tra miglior attore e miglior attrice protagonista e non, presente in praticamente tutti i festival cinematografici più celebri a livello internazionale. I direttori Mariette Rissenbeek e Carlo Chatrian hanno voluto dare la notizia direttamente giustificando la loro scelta e affermando che: 

Non separare più i premi nella professione di attore secondo il genere sessuale è un segnale verso una maggiore consapevolezza di genere nell’industria cinematografica.

“Consapevolezza”

Il discorso dei due curatori del Festival ruota tutto attorno ad una sola parola, utilizzata anche da loro in prima persona: consapevolezza. Come anticipato dalle loro parole, la scelta di eliminare le divisioni di genere vuole sottolineare come anche il mondo del cinema contemporaneo non sia estraneo alle tematiche sociali e politiche più delicate del nostro millennio. Come già molte pellicole hanno cercato di fare negli ultimi anni, anche il cinema può essere un valido mezzo per testimoniare i cambiamenti della società attuale ed essere uno strumento efficace per promuovere ideali e pensieri in linea con l’evoluzione del mondo che viviamo quotidianamente. 

La scelta del Festival di Berlino è soltanto una delle prime decisioni per ricalcare l’intenzione da parte di molte organizzazioni di non rimanere indifferenti davanti ai discorsi che la nostra società si trova ad affrontare ogni giorno e su cui a volte sembra ancora esserci molto da lavorare

Un lungo cammino

Anche se potrebbe essere considerata una scelta meramente simbolica e di scarsa importanza, il Festival di Berlino è il primo festival cinematografico internazionale a fare un passo simile, per voler dimostrare la propria sensibilità nei confronti di queste tematiche e quasi invitando implicitamente anche altre istituzioni simili a fare lo stesso, per tentare di trasmettere e diffondere questa sensibilità a tutto il mondo del cinema e al pubblico che ogni anno segue questo tipo di manifestazioni. Il cinema e l’intrattenimento non sono regni a sé stanti, ma sono direttamente coinvolti negli sviluppi della società, diventando spesso un veicolo per dimostrare supporto alle problematiche mondiali. 

Non solo tematiche di genere

Per il Festival di Berlino, il 2020 ha portato con sé una ventata di cambiamento, ricalcando la volontà del mondo cinematografico di voler dare un dipinto fedele della società odierna. Secondo le parole dei due direttori, il Festival ha intenzione di inserire altre novità per la prossima edizione. In particolar modo, oltre alla divisione di genere, è stato eliminato anche il premio intitolato a Alfred Bauer, fondatore del Festival, il cui nome è risultato legato al nazismo. Anche questa scelta ha un profondo significato sociale, diventando uno strumento per condannare ancora una volta le brutalità della dittatura e del periodo hitleriano. 

Ripartire

Un’altra scelta affermata con largo anticipo è data dalla volontà di voler assicurare la possibilità di un Festival in presenza, che secondo gli organizzatori dovrebbe tenersi a metà febbraio 2021. Anche questa decisione, che potrebbe essere in parte considerata azzardata, è il risultato di un forte desiderio di voler tornare a sentire il coinvolgimento del pubblico, primo giudice indiretto di tutte le pellicole che finiscono ogni anno sul grande schermo. Inoltre, l’immagine e la possibilità di poter rivedere il pubblico in sala sono la possibile risposta alla crisi di questi tempi, sintomo di un desiderio di riscatto e rinascita non solo per il cinema, ma per la cultura e mondiale. 

Quello del Festival di Berlino è soltanto un primo gradino, un tentativo di superare alcuni degli ostacoli sociali della contemporaneità, per offrire al panorama cinematografico e alla società la possibilità di rimettersi in carreggiata e riprendere il proprio cammino

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