Tutti noi sappiamo dell’esistenza del commercio illegale di droghe: un crimine tragico, la cui gravità è ben riconosciuta dalla legge. Quanti di noi, però, possono affermare di conoscere qualcosa riguardo al traffico illegale di pesticidi? Eppure, la compravendita illecita di prodotti fitosanitari ha importanti conseguenze sulla nostra salute, sull’ambiente in cui viviamo e sugli animali che lo abitano. Come spiegare dunque il fatto che in molti paesi, tra cui l’Italia, questo commercio venga colpito soltanto con una multa (e neanche troppo salata)?

I pesticidi sono sostanze chimiche concepite per uccidere determinati organismi dannosi per i raccolti; tuttavia, possono comportare dei rischi anche per la salute di altri animali, e, nei casi più estremi, degli agricoltori che li applicano. Pertanto, è necessaria un’autorizzazione, valida a livello europeo, che stabilisca quali principi attivi siano tollerabili e quali no. Oltre a questa, vengono condotti dei controlli anche a livello nazionale e locale, prima di approvare l’utilizzo di un prodotto. Senza questa licenza, un agrofarmaco non può essere immesso nel commercio, perché rischioso per la salute. I pesticidi illegali, invece, non subiscono ovviamente alcun controllo. Se poi il prodotto contraffatto è di scarsa qualità, l’agricoltore tenderà a usarne una maggiore quantità perché questo abbia efficacia. Il risultato, però è un pericoloso aumento delle sostanze tossiche.

Secondo le indagini condotte dall’Europol, il paese dal quale provengono il maggior numero di sostanze vietate è la Cina, il secondo l’India. Questi fitofarmaci sono frequentemente venduti via internet, perché in tal modo è più facile evitare i controlli. Per la stessa ragione, i pesticidi a volte passano da altri paesi, quali Argentina e Turchia, per poi giungere in Europa. Un’alternativa è importare solo i principi attivi, per poi fabbricare i pesticidi direttamente sul territorio europeo.

Il commercio illegale di queste sostanze è molto redditizio: i trafficanti non pagano le tasse né i costi legati ai controlli e alle autorizzazioni. Inoltre, i guadagni sono molto elevati e i rischi minimi: raramente i casi vengono portati in tribunale e ancor più di rado qualcuno viene condannato. Attualmente, in Germania, i processi in corso sono undici, di cui nessuno è ancora arrivato a sentenza. La Polonia è uno dei paesi di transito di pesticidi a causa della sua frontiera con l’Ungheria, oggetto di scarsi controlli. In questo Paese le multe tra il 2016 e il 2018 sono state 3.745, ma in media non hanno superato i 40 euro. Meno di un divieto di sosta.

Rob de Rijck, procuratore di Rotterdam tra i maggiori esperti europei in materia di pesticidi, sottolinea come il problema sia costantemente sottovalutato, sia dallo Stato, che applica pene poco severe, sia dai cittadini, che non percepiscono la gravità della situazione.

Alle dogane, un disperato colombiano può finire in carcere per un anno a causa di un chilogrammo di cocaina che ha in corpo, mentre uno che traffica sei container di pesticidi se la cava con una multa di 40 mila euro. Non lo capisco. Non ho una risposta, onestamente, sul perché accada.

De Rijck non ha torto: generalmente, se si viene scoperti si incappa solamente in poche centinaia di euro di ammenda. In Italia, l’introduzione di prodotti vietati è stata depenalizzata nel 1999, pertanto perché ci sia un reato e si vada a processo si deve configurare il pericolo per la salute pubblica, oppure il disastro ambientale. Nel nostro Paese, negli ultimi tre anni sono state sequestrate 1053 tonnellate di pesticidi, e sono state inflitte 668 multe. Una delle catastrofi italiane più recenti è stata la strage delle api friulane, nel 2018: migliaia di insetti impollinatori sono deceduti in seguito all’utilizzo improprio del Mesurol, fitofarmaco dell’azienda Bayer, da parte di numerosi agricoltori. Questo insetticida è fortemente dannoso se usato in quantità superiori rispetto a quanto previsto dalle normative; per tale ragione, dal 3 aprile 2020 è illegale in Italia.

A livello europeo, l’Europol ha guidato di recente un’operazione, denominata Silver Axe, nel corso della quale sono state sequestrate 1346 tonnellate di pesticidi illegali in 32 paesi. Tra questi, 16,9 tonnellate sono state scoperte all’interno di un deposito di Viterbo: il loro valore è di circa 300.000 euro. L’indagine è stata condotta in collaborazione con Olaf (Ufficio europeo per la lotta antifrode), Euipo (Ufficio Ue per la proprietà intellettuale) e vari enti nazionali e locali tra il 13 gennaio e il 25 aprile 2020. Complessivamente sono state avviate 260 inchieste, due persone hanno subito l’arresto, mentre otto indagini sono ancora in corso in Belgio, Francia, Germania, Polonia, Slovenia e Svizzera.

1346 tonnellate è davvero un quantitativo eccezionale: il valore di questi pesticidi in termini di denaro è di circa 94 milioni di euro, secondo l’Europol. Questa quantità di fitofarmaci basterebbe a disinfestare tutti i campi della Germania! Inoltre, i contrabbandieri spesso sono gli stessi che commerciano illegalmente sigarette contraffatte e che si occupano del traffico illecito dei farmaci. Non è facile individuare i responsabili anche perché in molti casi si tratta di criminali occasionali, che effettuano solo raramente trasporti di pesticidi poiché cercano denaro facile. In tal modo, diventano difficilmente tracciabili. In conclusione, è giunto il momento di rendersi conto che il traffico illegale di questi prodotti è un problema serio: non prediamolo troppo alla leggera.

FONTI

Rasit Elibol, De Groene Amsterdammer, in Internazionale, n°1366, anno 27

ansa.it

greenme.it

irpimedia.irpi.eu

ilsalvagente.it

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