Impara l’arte e mettila da parte recita un famoso proverbio. Significa che è bene acquisire una competenza, per poi farne uso in futuro quando si presenterà l’occasione perfetta. Quanta saggezza in quelle che Mina cantava come “Parole, parole, parole“. Soltanto parole, appunto. Dopotutto, come facciamo a imparare l’arte se sui banchi di scuola trova sempre meno spazio?

Mancata valorizzazione delle competenze, banalizzazione della cultura, marginalizzazione nei programmi scolastici dell’insegnamento della storia dell’arte. Chiamatela come volete. Cambiando l’ordine degli addendi, il risultato non cambia. Se c’è una disciplina da sacrificare nel vostro orario settimanale, potete già mettere in conto che il manuale con La Gioconda in copertina ha le ore contate.

Era il 1923 quando la riforma del ministro Gentile inseriva la storia dell’arte nei programmi dei licei classici. Peccato che da cent’anni a questa parte siano cambiate molte cose, in peggio. Nel corso dei decenni, quel provvedimento che all’epoca sembrava così visionario e lungimirante, è stato più volte svilito. Nel 2008, la riforma Gelmini  ha ridimensionato gli insegnamenti di Disegno e di Storia dell’Arte nei Licei Artistici e li ha soppressi negli istituti professionali, nei bienni dei Licei Linguistici-Scienze Umane e degli Istituti Tecnici con indirizzo in Turismo e Grafica. A ben poco è servito l’appello dell’ANISA – Associazione degli storici dell’arte – nel 2013.

Nel Paese dei Beni Culturali, impedire ai ragazzi di maturare un’adeguata conoscenza del proprio patrimonio storico-artistico significa ostacolare una formazione culturale degna di questo nome (…). Se non si impara la storia dei luoghi e dei monumenti che ci circondano, come si potrà capire chi siamo?.

La ricchezza artistica dell’Italia

L’Italia è considerata da tutti un museo a cielo aperto, è il paese più instagrammato di tutti e non è certo un caso che celebrità da ogni parte del mondo scelgano di sposarsi proprio qui. Secondo i dati dell’Istat del 2018, l’Italia vanta 4908 strutture tra musei, monumenti ed ecomusei aperti al pubblico. È un patrimonio diffuso a macchia d’olio in tutto il territorio. In un comune italiano su tre è presente almeno un impianto a carattere museale. Dunque vogliamo davvero che i nostri studenti non conoscano – e di conseguenza non apprezzino – questa ricchezza invidiabile?

La storia dell’arte dovrebbe avere un posto assicurato nella formazione delle generazioni future. Perché stimola la creatività, offre gli strumenti per comprendere meglio la realtà che ci circonda e aiuta a collegarla con la fantasia. Secondo Tomaso Montanari, l’arte allena al senso critico e al libero giudizio, perché come storia, tende a restituire il patrimonio al suo vero senso”. Ne esalta quindi la funzione civile e morale, a scapito della convenienza economica e commerciale alla quale è troppo spesso subordinato.

L’insegnamento dell’arte tra Storia e modernizzazione

Storia dell'ArteLa storia dell’arte ci permette poi di conoscere le nostre origini. La prima forma di comunicazione tra gli uomini è stata il disegno, un’attività che ci ha distinto dagli animali e che è nata molto prima della scrittura! D’altronde, chi da bambino non ha mai realizzato il disegno della propria mano? Sembra che fin dall’età della pietra, l’arte sia insita nella natura umana.

Fondamentale è anche modernizzare le strategie e le tecniche di insegnamento dell’arte. Non è un sapere che si acquisisce con uno sterile esercizio mnemonico. Non si tratta di un catalogo anonimo di correnti, opere e autori, ma di una forma di educazione indispensabile, che consente alle future generazioni di diventare consapevoli della bellezza culturale della propria nazione.

Sin da piccoli, gli studenti dovrebbero imparare non solo a studiare le opere sui libri di testo, ma a vederle dal vivo, a fare esperienza dei volumi di Michelangelo e della luce di Caravaggio e a scoprirne i segreti più reconditi. Trattare la storia dell’arte come una materia di scottante attualità, sfruttando anche le nuove frontiere digitali di Google Arts e dei social network, deve essere la scommessa del presente e del futuro. Vogliamo  un’educazione che ci aiuti a capire e a conoscere meglio l’identità del nostro Paese.