In questo articolo parleremo di uno dei più interessanti fenomeni che si sono affermati negli ultimi tempi: il crowdfunding.

Il termine crowdfunding deriva dalla lingua inglese e si compone di due parole: crowd (folla) e funding (finanziamento). Identifica una forma alternativa di finanziamento rispetto a quelle usuali e a noi conosciute, ed è indicata principalmente indicata per soggetti che si trovano in difficoltà nel reperimento di capitali.

Un innovativo modello di finanziamento collettivo

Solitamente, chi ha un progetto e intende realizzarlo fa innanzitutto riferimento ai propri parenti e amici nella ricerca di capitale, ma se potesse andare oltre e raggiungere più persone? Il crowdfunding è un innovativo modello di finanziamento collettivo: permette ad un ideatore o ad uno startupper di ottenere fondi per realizzare il proprio prodotto. I sostenitori, o meglio “la folla dei sostenitori” (Fiorelli, 2017) investono i propri capitali nel progetto attraverso piattaforme online, radunandosi intorno a un’idea.

Se il progetto ottiene i fondi con successo, il fundraiser paga una commissione alle piattaforme di crowdfunding per aver fornito un servizio sicuro e di facile uso. Inoltre, la maggior parte delle piattaforme funziona secondo un modello massimalista: se si raggiunge l’obiettivo si riceve il denaro, in caso contrario ognuno riceve indietro il proprio, senza perdite. Sono infatti i siti web che consentono l’incontro tra il cosiddetto fundraiser e la folla, cui unico obiettivo il successo della raccolta, definito dal numero dei sostenitori. Inoltre, le piattaforme web sono distinguibili a seconda del tipo di finanziamento raccolto: non profit oriented come i finanziamenti di natura sociale, o profit oriented, indicati per la realizzazione di un progetto aziendale.

Quanti tipi di crowdfunding esistono?

In merito la Commissione Europea si è impegnata nella definizione esaustiva della materia, partendo dalla distinzione dei diversi tipi. Tra i più comuni tipi di crowdfunding con fini di lucro ricorda:

  • Prestiti peer-to-peer (tra pari): il crowd presta denaro a un’impresa in base al presupposto che vi sia ritorno del capitale investito più i previsti interessi. È una fonte di finanziamento molto simile a quella bancaria, ma con un’unica differenza: la somma totale investita proviene da un gran numero di investitori;
  • Equity based Crowdfunding: vendita di quote di partecipazione dell’azienda finanziata in cambio dell’investimento da parte dei diversi sostenitori;
  • Rewards based Crowdfuning: sono vere e proprie donazioni da parte di istituzioni di natura privata, ma che in cambio si attendono di ottenere in futuro una ricompensa che non sia di natura monetaria o finanziaria, ma da un valore proporzionale a quanto effettivamente investito in termini di beni e servizi.

Ai modelli più noti, seguono altre quattro altrettanto fondamentali tipologie:

  • Charity Crowdfunding: piccole donazioni da parte di istituzioni di natura privata al fine di finanziare un determinato progetto caritativo. A differenza del Rewards based Crowdfunding non riceve alcuna compensazione finanziaria o materiale;
  • Royalty Crowdfunding: le imprese finanziate possono condividere con l’investitore parte dei profitti del progetto finanziato stesso;
  • Crowdfunding con titoli di debito: i privati investono in titoli di debito emessi dall’impresa finanziata (es. obbligazioni);
  • Modelli ibridi: le imprese predispongono un mix dei diversi tipi di crowdfunding elencati.
Ma quali sono i rischi?

Il crowdfunding presenta molteplici vantaggi, dal permettere la realizzazione di un progetto all’incontro tra l’ideatore e il suo futuro mercato. Tuttavia, i rischi non sono assenti. Il primo tra tutti è la mancanza di garanzie in merito al raggiungimento del proprio obiettivo. Il mancato raggiungimento del proprio goal, il più delle volte, impone la restituzione del denaro ai propri sostenitori. Ma fallire non è un limite, si può sempre ritentare.

La proprietà intellettuale diventa di dominio pubblico e questo vuol dire che il vostro stesso progetto possa essere soggetto a imitazioni. Tuttavia, non è un ostacolo insormontabile data la possibilità di poter fare riferimento a Camere di Commercio locale o alle stesse piattaforme per una maggior tutela.

Frequente è la sottostima dei costi e del tempo che il crowdfunding richiede. I costi amministrativi, e lo stesso impegno a fornire continui aggiornamenti agli investitori riguardo al progetto sono ignorati. A questo rischio segue l’interazione con gli investitori: un pubblico ampio con le proprie esigenze e aspettative. È a volte sottovalutata l’importanza di sapere gestire le questioni sollevate dalla propria folla.

Infine, rischio fondamentale è quello di imbattersi in piattaforme fraudolente. Soluzioni? Assicurarsi di scegliere piattaforme che siano affermate e rispettabili e che non presentino irregolarità.

Non perderti i prossimi articoli sull’evoluzione del crowdfunding!


 

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