Da quattro anni, la politica americana ci ha abituato alla costante presenza, quasi quotidiana, del loro presidente su tutti i giornali della penisola. Non passa infatti giorno senza che Trump faccia notizia, proponendo soluzioni innovative al conflitto coreano o postando tweets al veleno, rigorosamente in maiuscolo. Con l’inizio della campagna elettorale, che a onor del vero sembra proseguire dal 2016, i toni si sono arroventati. Tra accuse di socialismo a Biden (divertente, vero?) e insulti ai veterani di guerra, Trump pare abbia trovato la strategia vincente. Consiste nel tirarsi la zappa sui piedi con tale violenza da confondere persino i sondaggisti accaniti come Pagnoncelli.

Ma il tema di questo articolo non è affatto Trump, bensì le elezioni senatoriali del 2020. Sebbene passino in secondo piano rispetto a The Donald, hanno una rilevanza strategica. Con la vittoria del Senato infatti i Democratici otterrebbero il controllo di entrambe le Camere. Una eventuale vittoria del duo Biden-Harris darebbe, insieme alla conquista del Senato, il via libera ai Dem nel perseguire la loro agenda politica.

Se sul tema delle elezioni presidenziali è meglio non azzardarsi a fare previsioni, il Senato è invece in bilico. Allo stato attuale, i Democratici sembrerebbero avere una maggiore possibilità di vittoria ma la partita è aperta. Novembre 2020 si preannuncia quindi ricco di sorprese per gli statunitensi ma anche per il resto del mondo.

Elezioni del Senato 2020

Il 3 novembre del 2020, mentre tutti gli americani si recheranno alle urne per scegliere il presidente, un terzo del Senato americano sarà rinnovato. Negli Stati Uniti, infatti, i senatori sono divisi in tre gruppi che vengono rinnovati ogni sei anni, a distanza di due anni uno dall’altro. Quest’anno, oltre ai trentatré seggi disponibili, ci saranno due elezioni speciali. Verrà rinnovato il seggio del defunto senatore repubblicano John McCain in Arizona e quello di Johnny Isakson, dimessosi a fine 2019.

Le elezioni avvengono in maniera uniforme più o meno in tutti gli Stati. I due partiti, Repubblicano e Democratico, svolgono delle primarie e i due candidati si sfidano poi alle elezioni. Tuttavia, ci sono degli Stati dove si presentano più di due candidati, come accadrà quest’anno in uno dei due seggi della Georgia. In questo caso, ciascuno Stato ha le sue leggi per regolare il processo elettorale.

Come precedentemente detto, la corsa di quest’anno si preannuncia interessante, in quanto i Repubblicani lotteranno per mantenere la maggioranza in Senato. Attualmente, ci sono cinquantatré senatori repubblicani e quarantasette democratici (conteggiando anche i due indipendenti Sanders e King). Tuttavia, solo dodici seggi democratici sono messi in discussione contro i ventitré dei Repubblicani. A questo si aggiunge il fatto che solo due seggi dei Democratici sono davvero contesi, mentre non si può dire lo stesso di quelli Repubblicani.

Gli Stati in bilico

Se per i Democratici il grande pericolo è la sconfitta di Doug Jones in Alabama, i Repubblicani rischiano molto di più. Sperando di ottenere il seggio di Jones e forse anche quello di Peters in Michigan, i Repubblicani dovranno lottare per preservare i propri. Proprio in Alabama, i sondaggi danno il Repubblicano Tuberville in vantaggio di otto punti percentuali.

Il seggio repubblicano più a rischio è quello di Martha McSally in Arizona, già sconfitta nel 2018, che ha sostituito McCain alla sua morte. Altri sei senatori del GOP dovranno lottare aspramente per mantenere il loro posto. Tra questi ci sono Gardner (Colorado), Purdue (Georgia), Ernst (Iowa), Collins (Maine), Tillis (Nord Carolina) e Daines (Montana). A questi andrebbe aggiunto Roger Marshall (Kansas) che se la dovrà vedere con Barbara Bollier che lo segue a pochi punti percentuali.

È importante segnalare che lo sfidante di Daines in Montana è l’ex governatore Steve Bullock, molto apprezzato per la sua azione di governo. In Maine, invece, Susan Collins, apprezzata dai moderati perché aveva sempre cercato di distanziarsi dagli eccessi Trump, perde consenso sia tra i più conservatori sia tra i più liberali. A questo potrebbe anche aver contribuito l’avvicinamento tardivo al presidente Usa, forse per necessità elettorali.

Le sfide più interessanti:

Lindsay Graham – Jaime Harrison

Un altro seggio che potrebbe traballare è quello di Lindsay Graham in Sud Carolina. Chi ne trarrebbe vantaggio sarebbe l’afroamericano Jaime Harrison. Tuttavia, i sondaggi al momento sono largamente favorevoli a Graham, una figura importante nell’establishment repubblicano e a capo della potente Commissione Giustizia.

Entrambi i candidati si presentano sul proprio sito come persone venute da un ambiente umile e che hanno lavorato duro per ottenere ciò che possiedono. In Sud Carolina infatti l’evocazione dell’American Dream ha ancora un certo potenziale elettorale. Allo stesso modo è fondamentale il tema dei veterani che in quello Stato sono numerosissimi e spesso vivono in condizioni precarie.

Sugli altri temi, il programma elettorale non potrebbe essere più diverso e i due sfidanti non si risparmiano nelle critiche. Se da un lato Graham accusa Harrison di voler togliere fondi alla polizia e mettere a rischio il sistema di “law and order”, Harrison replica citando i commenti di Graham sul caso Blake. Il senatore repubblicano infatti ha affermato che la colpa è stata di Blake in quanto non ha obbedito alle indicazioni della polizia. Osservando anche gli altri punti del programma, vediamo perfettamente la polarizzazione dell’America moderna.

Si può anche capire molto dall’impostazione del sito dei due avversari. Graham parla solo di sé, della sua esperienza nell’esercito e dei suoi temi più cari come sicurezza e veterani, senza nemmeno menzionare l’avversario. Harrison, il cui scopo è quello di togliere il seggio a Graham, cita invece più volte il nome del senatore uscente e alla fine di ogni pagina campeggia la scritta “Defeat Graham”.

McConnell – McGrath 

Un’altra sfida emozionante è quella che avrà luogo in Kentucky tra l’espressivo Mitch McConnell e Amy McGrath. McConnell corre per il settimo mandato e rappresenta ancora più di Graham l’establishment repubblicano. Egli ricopre inoltre la carica di Leader della Maggioranza in Senato, ruolo di primaria importanza. Si deve a lui infatti la nomina di numerosissimi giudici, tra cui il controverso Brett Kavanaugh.

Nel sondaggio di Quinnipiac di fine luglio, McConnell conduce di circa cinque punti, lasciando quindi un buon margine tra sé e la sua avversaria. Tuttavia, molti altri sondaggi mostrano percentuali ben più favorevoli al candidato repubblicano.

Si tratta di una campagna elettorale millionaria, a colpi di spot e cartelloni. Entrambi i candidati sono riuscito a raccogliere cifre altissime e hanno ora a disposizione circa sedici milioni di dollari pronti ad essere spesi.

Osservando i siti dei due candidati, si nota come McConnell faccia completo affidamento alla sua esperienza. McGrath invece spinge molto sulla sua carriera di pilota militare e sull’immagine di donna forte, anche perché il Kentucky è uno Stato fortemente repubblicano. Così come Harrison, anche McGrath vuole convincere gli elettori che McConnell, a causa della lunga permamenza a Washington, ha dimenticato i veri bisogni della comunità che rappresenta.

McSally – Kelly

Il duello McSallyKelly è certamente uno dei più importanti per i democratici che ritengono questo seggio il più facile da ottenere. La senatrice uscente McSally è infatti talmente in cattive acque da aver chiesto all’avversario, un novellino della politica, di dibattere con lei. Forse spera che l’inesperienza del democratico le permetterà di recuperare qualche punto percentuale.

Al momento, i sondaggi danno McSally a undici punti di distanza da Kelly, in uno Stato che fino a qualche anno fa era profondamente repubblicano. Anche in questo caso gli sfidanti vengono dall’esercito, anche se Kelly ha lavorato a lungo per la NASA come astronauta. McSally invece è stata la prima donna a pilotare un jet in combattimento e ha ricoperto anche ruoli di comando.