L’affascinante capitale irlandese ha molto da offrire oltre agli storici edifici e all’ottima birra. Nonostante di giorno sia una città allegra e festosa, di notte Dublino si trasforma in un luogo oscuro, a volte addirittura spaventoso. Non a caso è la città che ha ispirato numerosi scrittori gotici, come Bram Stoker (autore di Dracula), ma anche il James Joyce di Gente di Dublino, romanzo i cui racconti sono spesso ambientati nelle tetre vie notturne della capitale irlandese.

Trinity College

Numerose sono le leggende ambientate a Dublino, molte delle quali riguardano fantasmi. Eccone dunque alcune.

Pare che al Trinity College siano molti gli spettri che vagano inquieti tra i libri universitari. Il motivo è semplice: i loro corpi (spesso appartenenti a criminali o senzatetto) non vennero sepolti, bensì studiati e sezionati dagli studenti di medicina. Questo, secondo la leggenda, avrebbe impedito loro l’eterno riposo. Tuttavia, tra questi fantasmi senza identità ve n’è uno particolare: si tratta di Edward Ford, professore universitario. Una sera l’uomo, in uno scatto d’ira, avrebbe sparato alla cieca su un gruppo di studenti che, festeggiando, disturbavano il suo sonno. Di conseguenza, gli studenti sarebbero tornati armati e, nel litigio, lo avrebbero ucciso. La notizia è riportata anche su un numero del <<Trinity News>>, giornale universitario che riporta come data di morte di Ford il 7 marzo 1734.

L’arcivescovo Narciussus Marsh

Un altro spirito vagherebbe invece nella più antica biblioteca pubblica di Dublino: si tratterebbe proprio del suo fondatore, l’arcivescovo Narcissus Marsh. La leggenda è legata a una storia d’amore tra Grace, la nipote dell’arcivescovo, e un giovane capitano della marina. Poiché l’arcivescovo non approvava la loro relazione, Grace decise di scappare, lasciando però allo zio, che l’aveva cresciuta fin da bambina, una lettera in cui spiegava le proprie ragioni e lo pregava di perdonarla. Per evitare che l’arcivescovo trovasse immediatamente lo scritto, Grace lo nascose piuttosto bene all’interno della libreria…talmente bene che lo zio non lo trovò mai! Sembra infatti che tuttora il fantasma si aggiri nelle ore notturne tra i corridoi della Marsh’s library alla ricerca della lettera dell’amata nipote.

Parlando di leggende dublinesi non si può non nominare la famosissima leggenda di Molly Malone, la cui canzone è considerata un vero e proprio “inno non ufficiale” della città. Ogni turista che giunge a Dublino non manca di canticchiarla mentre si dirige verso Suffolk Street per scattare una foto alla statua della giovane. Ma che cosa c’è di vero in tutto ciò?

Secondo le dicerie, Molly sarebbe stata una fanciulla vivente nel XVII secolo, tragicamente deceduta a causa di una tubercolosi. La gentile Molly si sarebbe dunque spenta nel fiore della giovinezza, anche se la sua quotidianità era più difficile di quanto si potesse immaginare. Infatti, oltre a vendere Cockles and mussels (vongole e cozze) durante il giorno, pare che la ragazza, per mantenersi, svolgesse il lavoro di prostituta di notte. La tragica morte non le avrebbe purtroppo concesso il riposo eterno, bensì la costrizione a girovagare in forma di fantasma per sempre.

 


She died of 
a fever,
And no one could save her,
And that was the end of sweet Molly Malone.
Now her ghost wheels her barrow,
Through streets broad and narrow,
Crying, “Cockles and mussels, alive, alive oh!”

Morì a causa della febbre,
e nessuno fu capace di salvarla
quella fu la fine della dolce Molly Malone
ma il suo fantasma spinge ancora il carretto
per strade strette e larghe
gridando “vongole e cozze vive!”

È proprio tramite questa canzonetta popolare che la storia di Molly ci è stata trasmessa. Tuttavia, alcuni ritengono che si tratti di una pura invenzione e che la fanciulla non sia mai esistita. Si tratterebbe infatti di una storiella popolana, codificata nella storia tramite il grazioso motivetto che qualcuno avrebbe inventato. Tuttavia, rimane ignota anche la data di composizione del brano.

Nel 1988 fu commissionata allo scultore Jeanne Rynhart la statua che la ritrae. Essa rappresenta la pescivendola che trascina un carretto, con il seno ben visibile, quasi a dare un indizio del suo secondo lavoro. La statua venne inizialmente posizionata di fianco all’edificio che anticamente era la chiesa di Sant’Andrea (in cui la donna sarebbe stata battezzata), alla fine di Grafton Street. Il monumento, che attrae quotidianamente decine di turisti, fu successivamente spostato a Suffolk Street, dove si trova oggi.

Molte sono le discussioni riguardo la reale esistenza storica della pescivendola, da chi ritiene che “Molly” sia un diminutivo da identificare con “Mary”, a chi ha stabilito la data di morte il 13 giugno 1699, giorno poi scelto per celebrare l’annuale ricorrenza a lei dedicata, nota come Molly Malone Day. Per quanto riguarda l’esistenza del suo fantasma, invece, la verità rimane uno dei tanti misteri irrisolti che arricchiscono il folklore della capitale irlandese.