L’emergenza Coronavirus ha costretto a una profonda modifica della concezione del teatro e dell’arte, in modo particolare di quella di strada. L’abitudine a incontrare saltuariamente una folla di persone che nelle piazze si avvicina volontariamente per assistere all’esibizione resta un lontano ricordo. Evitare il rischio di assembramento è infatti un concetto ontologicamente contrario all’idea che costituisce il fondamento dello spettacolo di strada. In effetti la strada, da sempre simbolo di incontro e di passaggio, deve attualmente ospitare uomini alla distanza minima di un metro e non accoglie assembramenti disordinati di individui che assistono alla performance. Tuttavia l’idea che sussiste a uno spettacolo di strada è proprio questa: l’artista deve essere in grado di catturare l’attenzione della folla, guadagnando “a cappello”. Uno spettacolo di strada organizzato, con una distribuzione dei posti a sedere preordinato, sembra dunque uccidere la magia di questa arte millenaria.

L’arte di strada ha in effetti un’origine millenaria. Osservando la storia, si possono ricordare le “sacre rappresentazioni” medievali, spettacoli itineranti che si svolgevano nelle piazze e invogliavano l’intera popolazione alla partecipazione. L’idea era quella di sfruttare lo spazio aperto a livello longitudinale. Le scene dello spettacolo avvenivano infatti su piccoli palchetti sparsi nella strada e il pubblico si spostava volontariamente per assistervi. Si ricordano inoltre i menestrelli, artisti a tutto tondo (erano cantastorie, acrobati, giocolieri) che si spostavano per offrire intrattenimento, soprattutto a corte. Nel 1500 fu invece la volta dei comici dell’arte, teatranti che offrivano spettacoli nelle strade, con l’unico obiettivo di “fare cassa”. Questi recitavano su palcoscenici improvvisati e spesso itineranti, oppure nelle piazze. L’idea alla base di tutti gli spettacoli restava quella di radunare una folla interessata per assistere allo spettacolo.

Se il periodo di chiusura forzata ha costretto all’isolamento milioni di artisti, impedendo di praticare la loro professione in comunità, l’arte di strada non si è tuttavia fermata. Gli artisti hanno infatti continuato ad allenarsi nelle case, riadattandosi agli spazi domestici. Il dato più interessante risulta però l’interessamento spontaneo a discipline come la giocoleria e il circo, da parte di utenti non avvezzi al mestiere. Molte famiglie infatti hanno preferito intrattenere i figli durante il lockdown con un semplice attrezzo per “giocolare”. Allo stesso modo molti giovani hanno riscoperto quella passione che sta alla base dell’arte di strada e ne hanno fatto tesoro in quarantena. Così si nota un interessante paradosso. Proprio nel momento in cui il mondo dell’arte è stato avvolto dal buio delle tenebre, impedendo ai professionisti di praticare, a livello amatoriale migliaia di persone si sono improvvisate giocolieri o burattinai.

Ora, durante un’estate alquanto particolare, di ripresa in punta di piedi e inquietudine per il futuro, anche l’arte di strada prova a ripartire. Nonostante molti festival siano stati annullati o rinviati e i tradizionali spettacoli di strada non possano essere realizzati per evitare il rischio di assembramento, numerose sono le proposte di ripresa, soprattutto in vista della nuova stagione.

Interessante è prima di tutto la riapertura dello storico Teatrino del Gianicolo, un vero e proprio monumento storico della capitale. Fondato 60 anni fa da due coniugi e da qualche tempo inattivo, il teatrino è stato riaperto dalla coppia di comici dell’arte parte della compagnia Pulcinellarte. Attraverso una fruizione contingentata e in sicurezza, il progetto offre intrattenimento a turisti e abitanti che passeggiano per Roma. La riscoperta di un’arte da tempo abbandonata è una responsabilità e opportunità per la giovane coppia, un segno di rinascita dopo il periodo di chiusura.

Alcuni artisti di strada tornano allora nelle piazze. Sono pochi, la paura è ancora molta e le norme per il distanziamento sono difficili da rispettare. I pochi festival in corso durante l’estate sono limitanti per il pubblico e gli stessi artisti. Allora sono molti i progetti di rinascita attraverso i social e i canali di trasmissione mediale. Nella consapevolezza di una non sostituzione definitiva e dell’impossibilità del raggiungimento di un risultato equivalente, i nuovi media sono utili per arrivare là dove il corpo attualmente non può. I Rencontres du Jeune Théâtre Européen di Grenoble si sono per esempio svolti a luglio in forma virtuale. Non si può parlare davvero di “festival teatrale”, ma si tenta di conservare una normalità nella completa anormalità. Allo stesso modo molti insegnanti di circo e giocoleria hanno realizzato in quarantena (e continuano in estate) video tutorial per imparare semplici trucchi del mestiere.

Nel triste destino del teatro e dell’arte di strada si apre allora uno spiraglio di speranza. È un percorso in salita che costringe gli artisti a una riformulazione del concetto di fare spettacolo. Ma l’inventività che ha da sempre contraddistinto questi indefessi lavoratori non mollerà la presa nemmeno questa volta. Il teatro si rialzerà di nuovo.

FONTI

Roma.repubblica.it

Juggling Magazine, giugno 2020

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