Il 20 Aprile 2019 è stato commemorato il secondo anniversario della morte del DJ e producer Avicii, scomparso tragicamente alla giovane età di 28 anni presso lo stato dell’Oman. La tragica notizia venne diffusa il giorno seguente dalla sua agente, Diana Baron. Dopo un breve periodo di confusione e incertezze, le cause vennero ricollegate probabilmente ad un suicidio. Un anno dopo, la famiglia ha deciso di creare un’associazione in rappresentanza del figlio. Lo scopo era che il nome dell’artista non fosse dimenticato ma che, al contrario, venisse ricollegato a qualcosa di positivo e gioioso.

Una nobile causa

L’associazione prende il nome di Tim Bergling Foundation. A riguardo, è stato dichiarato che:

Ha come scopo combattere per una serie di cause, a partire da quelle relative alla malattia mentale e alla prevenzione del suicidio. Nel programma si trova spazio anche per la sensibilizzazione nei confronti di questioni più ampie come il cambiamento climatico, la conservazione della natura e delle specie in via di estinzione, sia in Svezia che all’estero.

I familiari hanno scelto di dare origine a questo progetto per continuare a lavorare nello spirito di Avicii; per realizzare i suoi sogni e per diffondere i suoi messaggi come la lotta contro l’AIDS o contro la fame nei paesi più poveri. Oltre a ciò, un ulteriore obiettivo è l’aiuto a tutte quelle famiglie o ragazzi con delle problematiche simili a quelle dell’artista. Si ipotizza, infatti, che il suicidio sia stato provocato da un abuso troppo elevato di droghe e alcool. Ciò aveva già portato il DJ a soffrire di pancreatite acuta e alla decisione di ritirarsi dalle scene a causa di motivi di salute non specificati.

SOS

Un’ulteriore notizia positiva è stata la pubblicazione di un nuovo CD postumo intitolato TIM. L’album è stato reso noto al pubblico il 6 giugno 2019, ma è stato anticipato dal singolo SOS, disponibile già dal scorso 10 aprile dello stesso anno. Al brano collabora Aloe Blacc, cantante statunitense con una predisposizione per il soul e il jazz. Probabilmente lo ricorderete per la collaborazione nella canzone che maggiormente ha reso celebre Avicii, ossia Wake me up. La produzione è affidata a Tim Bergling, Albin Nedler e Kristoffer Fogelmark.

Fanno ancora male le parole del brano, come un colpo al cuore:

I get robbed of all my sleep
As my thoughts begin to bleed
I’d let go, but I don’t know how
Yeah, I don’t know how, but I need to now […]

Can you hear me? S.O.S.
Help me put my mind to rest.

Nel video, inoltre, sono presenti vari pensieri dei fan, che rappresentano l’immenso amore da cui Tim è tuttora circondato: “Can’t explain how many positive vibes your music was giving to everybody. Thank you” scrive ad esempio Alex. O ancora, Chris scrive che anche se ormai Avicii ci ha lasciato, la sua musica “ha lasciato dietro di sé una scintilla che ispira e tira fuori il meglio di noi”.

Il singolo viene accompagnato da altre iniziative speciali: viene infatti diffuso un video che racconta di come è nato e cresciuto il progetto. Lo stesso producer Albin Nedler racconta le emozioni che lo hanno travolto durante l’ideazione di questa canzone:

Subito dopo la morte di Avicii, parlare di quello che era accaduto mi paralizzava, ma tutto quello che c’era da fare era completare la “visione” di Tim”, L’impronta di Tim è letteralmente presente in tutta “Sos”.

Un album intimo quanto speciale

Per i testi molto profondi e per i temi trattati, in molti non erano d’accordo con il rilascio dell’album tanto intimo e rivelatore. Al contrario, si era opposto Klas Bergling, padre di Avicii, che in un’intervista al New York Times aveva confermato “Deve essere diffuso, nulla da ridire”.

Prima della scomparsa, Tim stava già lavorando alla nuova compilation, e i suoi cari dichiarano che l’album era quasi concluso:

C’erano canzoni quasi finite, con note, e-mail e messaggi sulla sua musica. Gli autori che stavano collaborando con Tim hanno continuato il lavoro iniziato nella maniera più aderente possibile alla visione del nuovo album.

Ovviamente tutti i ricavati dell’album sono andati – e continueranno ad andare – in aiuto dell’associazione precedentemente citata. Ancora oggi, ti diciamo grazie per tutto, Tim.