Agorafobia deriva dall’unione delle parole greche “agorà“, che significa piazza, e “phobos“, che significa paura. I primi utilizzi di tale parola, sia in ambito psicologico che psichiatrico, si rivolgevano principalmente a persone che avevano paura di recarsi in posti affollati. Più nello specifico, non si parla solo di luoghi, bensì anche di situazioni. Ma quali tipologie di situazioni? Quelle in cui risulta difficile scappare e ricevere soccorso.

agorafobia Quante volte magari ci si imbatte in tali pensieri o situazioni di malessere, senza essere in grado di definirli, preferendo magari l’utilizzo della classica perifrasi: “mi è venuta l’ansia in mezzo a tutta quella gente“. In realtà, l’agorafobia è solo una piccola sotto categoria delle fobie psicologiche esaminate nel loro insieme. La risposta pratica all’agorafobia è semplice e immediata: un chiaro allontanamento volontario dai luoghi considerati scomodi, al fine di controllare in modo più sicuro l’ansia e il conseguente e possibile attacco di panico.

I tre grandi gruppi della fobia: sociale, agorafobia, specifica

In linea generale, non esiste un solo tipo di fobia. Le fobie vengono classificate in base alla tipologia di contenuto. Per questo motivo possiamo dividerle in tre categorie: fobia sociale, agorafobia e fobia specifica. Nello specifico, che cosa caratterizza una fobia? L’associazione più immediata è con l’idea di una paura marcata e intensa, irragionevole e persistente. Spesso può colpire luoghi, situazioni, oggetti o attività.

Nel quadro generale dell’argomentazione, la fobia si associa sempre a un comportamento di evitamento, che spesso però non può risultare possibile. Ci sono, anche nella vita quotidiana, molti stimoli verso i quali è difficile attuare una pratica di distanziamento o evitamento. Nonostante si tenti di mettere in atto delle strategie, ci saranno infatti sempre delle situazioni in cui è necessario un confronto.

Nel momento in cui l’evitamento è quindi impossibile, come si reagisce? In svariate modalità. Forse la più comune è la manifestazione di un elevato e intenso picco di ansia, che può sfociare in un attacco di panico, denominato in questo caso di tipo situazionale.

Le caratteristiche della fobia

Ragionando in termini più definitori, possiamo riscontrare alcune caratteristiche intrinseche al termine fobia:

1. La sproporzione della paura nei confronti della situazione da affrontare. La stessa paura viene infatti ritenuta eccessiva o irragionevole. La persona in causa sa benissimo che lo stimolo non lo mette in pericolo di vita.

2. La natura invasiva di queste paureSpesso infatti si possono adottare delle risposte fuori controllo e troppo massive di evitamento e distanziamento.

3. L’ineliminabilità con argomentazioni razionali. La persona, essendo consapevole della mancanza reale di pericolo, deve essere trattata e persuasa sul piano comportamentale.

4. La consapevolezza dell’esagerazione.

5. La constatazione dell’intensa reazione ansiosa indotta dall’esposizione allo stimolo fobico.

6- La tendenza all’instaurarsi di comportamenti di evitamento.

L’agorafobia più da vicino

Appreso che l’agorafobia si manifesta nell’individuo nel momento in cui avverte il pericolo, è bene comprendere quali sono nel concreto le situazioni più frequenti. Sintomi di agorafobia si possono riscontrare in variegate situazioni: quando  si esce o si sta in casa da soli, quando si guida o si viaggia in treno, aereo o autobus, quando si frequentano luoghi come mercati, fiere o concerti e quando ci si trova su un ponte o su un ascensore.

Tutte attività con cui è irrinunciabile entrare in contatto nella semplicità della vita quotidiana. Il problema emerge infatti nel momento in cui l’individuo non è più in grado di affrontarle. Compromettendo tali attività, compromette anche la sua prestazione socio-lavorativa, il suo stare in comunione con l’altro. Talvolta si parla in definitiva di evitamento forzato, altre di incapacità concreta nel reagire.

Esiste una soluzione possibile?

C’è quindi un modo per contrastare tale tipo di paura? All’interno della psicoterapia cognitivo-comportamentale, per esempio, le tecniche di esposizione si sono dimostrate utili, poiché hanno reso possibile una diminuzione di tutti i comportamenti che alimentano l’ansia da agorafobia.

Più recentemente, invece, sono state usate delle strategie diverse per favorire un maggior controllo dell’attivazione ansiosa. Si è cercato di incrementare la capacità nel soggetto di evitare e temere le conseguenze catastrofiche legate all’ansia. La chiave quindi è stata l’accettazione e la diminuzione del bisogno di controllo.

La psicoterapia è quindi in generale essenziale per la cura dell’agorafobia. Se affrontata in modo sistematico, permette di raggiungere risultati solidi e duraturi, mentre l’utilizzo degli psicofarmaci può risultare utile nel breve periodo, ma non nel lungo. La dipendenza psicologica che si genera in questo caso è infatti talmente forte che è quasi sistematico che si ripresenteranno i sintomi legati all’agorafobia.