La creatività è il modo in cui facciamo i conti con la creazione. Ma, mentre la creazione a volte sembra un po’ inafferrabile, la creatività ha sempre un significato. Vik Muniz lo sa bene, ed è infatti riuscito a creare opere con qualsiasi oggetto lo circondasse. Scopriamo insieme questo artista originale e non convenzionale.

L’arte del riciclo

Vik Muniz nasce e cresce in Brasile negli anni Settanta, in un clima politicamente caldo. Non si poteva davvero dire ciò che si voleva, bisognava inventarsi altri modi per poterlo fare. Inizia a realizzare le sue opere con ogni genere di materiale di riciclo. Che sia carta, terreno, filo, spille, polvere, fumo, ma anche cioccolato, zucchero, marmellata, burro di arachidi, caramello. Qualunque oggetto può sprigionare forza creativa.

Con l’immondizia e i rifiuti tecnologici realizza gigantesche opere visibili nella loro totalità solo dall’alto. Queste vivranno solamente attraverso documentazioni fotografiche o video. Lo contraddistingue la fantasia. Ha un modo esclusivo di rappresentare i soggetti delle sue creazioni, talvolta ripresi da opere di altri artisti e dipinti in maniera alternativa. Si ricordano, ad esempio, la Gioconda di Leonardo, la Venere di Botticelli, ma anche L’origine du monde di Courbet.

Immagini di filo

Nel 1994, Vik compie un viaggio a Firenze dove vede La Porta del Paradiso di Lorenzo Ghiberti. Il celebre scultore aveva fatto una cosa davvero ingegnosa: mettere insieme due media differenti da periodi diversi di tempo, lavorando poi con la prospettiva a tre punti.

L’occhio dello spettatore non sa quale livello leggere, finendo così intrappolato in questo tipo di rappresentazione. Seguendo quest’ispirazione, Vik decide di fare delle rappresentazioni molto semplici, ma allo stesso tempo ingannevoli. Guardandole da lontano, infatti, appaiono come disegni a mano libera, ma in realtà vengono rifatte coi fili.

Col tempo, la storia della rappresentazione passa dalle linee ai disegni ombreggiati. Vik, infatti, vuole trattare altri soggetti, così inizia ad occuparsi dei paesaggi, che sono quasi un’immagine di nulla. Tali composizioni vengono chiamate Immagini di Filo per la quantità di iarde che Vik è solito rappresentare in ognuna di esse. A lavoro terminato, il disegno finisce sempre col somigliare ad una fotografia, o a un’incisione.

Immagini di cioccolato

Vik MunizDopo le linee, Vik Muniz si interessa ai punti, arrivando ad un tipo di rappresentazione più simile a quella delle fotografie stesse. Nasce tutto dall’incontro con un gruppo di bambini nell’isola caraibica di Saint Kitts, coi quali lavora e gioca. Questi sono operai nelle piantagioni, piccoli corpi con una storia da raccontare. Una volta tornato a New York, mentre Vik sta lavorando lo zucchero su carta nera, decide di farne dei ritratti.

Ma, realizzando queste immagini, Vik si rende conto che può aggiungere ancora una cosa. L’ingrediente segreto è il cioccolato: indubbiamente molto buono, è inoltre un’incentivante fonte creativa poiché porta alla mente idee che vanno dalla scatologia (scritto scherzoso a tema sterco) all’avventura. L’artista decide così di crearne immagini molto larghe, per cui bisogna allontanarsi per ammirarle. Non a caso si chiamano Immagini di Cioccolato.

Immagini nella terra

Il genio è sempre folle e mai fermo e Vik sente questa spinta interna. Decide così di andare a fare qualche lavoro con la terra. Sceglie di creare disegni a linea molto semplici, quasi infantili in un certo senso.  Ma allo stesso momento, lavora su composizioni di 150 m di larghezza. Vik però non è né interessato alle cose molto grandi, né a quelle troppo piccole. La sua misura di lavorazione è quella intermedia, perché lascia molto spazio all’ambiguità prospettica.

Immagini in cielo

Vik MunizDopo la terra, Vik sceglie come tela il cielo. A tutti piace vedere qualcuno disegnare, ma non molte persone hanno la possibilità di contemplare un disegno nel cielo. O, ancora meglio, di far parte di un gruppo di persone che nello stesso momento notano lo stesso disegno.

Per due mesi, Vik ha fatto nuvole da cartoon sopra Manhattan. In che modo? L’artista è salito ogni volta su un aeroplano, lasciando, come le Frecce Tricolori, la sua scia artistica. L’idea  viene dal mondo del teatro, una delle sue tante passioni. A teatro si osservano contemporaneamente il personaggio e l’attore i quali cercano di bilanciarsi l’un l’altro davanti al pubblico. Un po’ come i suoi disegni illusori, in bilico tra significante e significato. Così il disegno di una nuvola occupa la posizione e riveste l’esistenza di una nuvola.

Il punto nell’arte non è tanto impressionare, o il far cadere le persone in un’illusione davvero perfetta. Nell’arte non si tratta di ingannare qualcuno, ma di dare agli altri una misura delle loro convinzioni su quanto vogliono essere ingannati. Ecco perché si paga tanto per andare agli spettacoli di magia.


FONTI:

ted